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Un legame fra il nuovo porto e la richiesta di trivellazioni in Adriatico? Trama di un film non tanto fantasioso
15 luglio 2014

La storia dei lavori del nuovo porto e la fretta con cui si chiede di portarlo a termine, potrebbe essere legata alla richiesta di trivellazioni nel mare Adriatico antistante Molfetta? Un’artista, Daniela Calfapietro ha immaginato su Facebook la trama, non tanto fantasiosa di un film dal titolo: “una città, il suo porto e il petrolio”, ricevendo numero consensi anche preoccupati. La signora mostra anche le mappe del nuovo porto di Molfetta e di quello di Gaeta, riscontrando molte somiglianze. E la storia si tinge di giallo. Riportiamo per i lettori di “Quindici” questa trama, così come la Calfapietro la immagina: «Può essere che io stia preparando un film, di quei polpettoni parafantaiperbolici, che più non se ne può, però… Nel mio film, c’è una città, che chiameremo per esempio Molfetta, e c’è un progetto, che casualmente si occupa del porto della città in questione, e purtroppo la sua più fiorente attività, la pesca, sta finendo, colpa delle politiche comunitarie, che non torneranno certo indietro, e quindi i pescherecci hanno il premio demolizione dall’Europa, un incentivo a smettere troppo ghiotto, e i più lo fanno, e il porto è sempre più vuoto. Finché un fantastico progetto arriva: per salvare la marineria molfettese, la cui fine però è già stata decretata a Bruxelles, come si può capire, si decide invece di ingrandire il porto, aggiungendo un molo foraneo degno del Ciclope Polifemo, dragando abbondantemente il fondale del porto, operando sminamenti a tappeto (nel mio film non manca l’azione eroica, ovviamente) per poter ospitare navi con un carenaggio, ovvero soprattutto un pescaggio, cioè una capacità di galleggiare nonostante un enorme carico, assai maggiore di altre prima. Ma non si parla più di pescherecci, a questo punto, eh no, flotte atlantiche? No, navi cargo, container, per... il grano, ecco, si dice il grano. Ma... e la marineria? E i pescherecci? Mah, navi cargo... ecco, qui il mio film si tinge, di giallo, di nero, come il petrolio... Macché marineria e pifferi, una mente esperta e in materia sa bene che prima di trovare il petrolio, o ammesso che tu sappia dove cercarlo, ti servono le infrastrutture, per portarlo via, e quelle non le fai di botto, ci vuole tempo, e la popolazione non deve saperlo, sennò ti mette i bastoni tra le ruote, e allora bisogna dare la carota, che sia digeribile, accettabile, verosimile, anche se, poi striderà la realtà contro il faraonico porto, sproporzionato per dei pescherecci, che comunque non ci saranno, perché l’uomo di Bruxelles ha detto no, ma non ha detto no al petrolio, e allora... ecco la convergenza dei tempi, dei luoghi e degli eventi: Molfetta, il porto faraonico, pronto ad accogliere navi cargo, le strutture e i silos di stoccaggio, e... thá thá!: le trivellazioni a partire da Molfetta! Un teorema che è un concerto! Studiato a tavolino e nei dettagli. Ah, e ci potrebbe stare benissimo anche un’altra faraonica e “inutile” struttura portuale di questo genere, ad esempio nel Salento, sapete? Eh, io, se mi faccio i film, li faccio in grande... Beh, se lo trovate un film comico, fatevi una bella risata, se non vi fa ridere... non posso farci molto». Un film di fantascienza? Ma quante volte i film hanno anticipato una realtà che sembrava impossibile?

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