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Un impegno lungo 35 anni
15 ottobre 2019

Trentacinque anni di giornalismo non sono uno scherzo. Una generazione e passa al servizio del mondo dell’informazione. Soprattutto per i lettori della Gazzetta del Mezzogiorno. Forte di questo solido bagaglio di esperienze, Felice de Sanctis con il volume Prima pagina & dintorni. Storia di un Paese che non cambia mentre il mondo va avanti (Edizione “Quindici”, Molfetta 2019), con l’avallo di un’agile e a tratti arguta presentazione di Lino Patruno (Il civismo del giornalista che non gira la testa), offre un bilancio della sua attività professionistica scegliendo copiosamente fior da fiore tra i suoi articoli pubblicati dalla fine del “Secolo breve” (the short twentieth Century di Hobsbawm) ai primi due decenni del terzo millennio, dal 1984 al 2018. Felice de Sanctis è un figlio d’arte (suo padre Michele era un apprezzato pubblicista di corrispondenze locali) e il primo articolo salvato dalla dispersione è un pezzo di terza pagina, un’intervista a un cowboy di Molfetta, Gregorio Minervini, che nel 1984 ha cavalcato per 99 giorni dal Messico al Canada per lanciare un messaggio ai giovani: si può essere felici anche in sella a un cavallo, senza naufragare nell’alcool e nella droga. Da lì in poi si snodano ben 150 articoli e un’appendice lungo trecento pagine fitte di osservazioni e di dati. Per ragioni di spazio non si può dar conto di tutto, ma vanno segnalati almeno alcuni pezzi emblematici, come quello dedicato al maestro Riccardo Muti nel suo percorso dalla formazione molfettese ai trionfi della Scala, oppure il reportage in cinque puntate come inviato speciale in Cina nel 1992, a ridosso della strage di Tienanmen dell’89, autorizzata dal vecchio Deng Xiaoping, promotore d’altro canto dell’apertura nei confronti dei paesi occidentali. O ancora va additata la corrispondenza da San Pietroburgo, la «Venezia» dell’Est «inventata» da Pietro il Grande. E non si può non menzionare il ricordo di don Tonino Bello, «profeta del nostro tempo», a 14 anni dalla morte. La grande attenzione riservata alla cultura, alla società e alla politica dimostra in abbondanza quanto gli articoli di de Sanctis oltrepassino l’abc del giornalismo basato sulla tanto decantata regola anglosassone delle 5 W (Who? What? When? Where? Why?), che in realtà non è altro che una semplificazione di un eptalogo retorico medievale. Insomma cinque domande invece di sette. Andando ben oltre le informazioni basilari, sempre avvalendosi di uno stile chiaro, duttile ed efficace, veleggiando col vento dell’impegno, spesso de Sanctis lancia le sue ricognizioni dall’osservatorio privilegiato dell’economia, avendo fatto parte non a caso per un trentennio della redazione economica della Gazzetta del Mezzogiorno. Esemplare, fra i tanti, è il pezzo La pesca muore, Ue sotto accusa, dove si contesta l’assurdità di certe leggi comunitarie come la rottamazione dei natanti voluta dall’Unione Europea per ridurre drasticamente la flotta peschereccia, che ha prodotto la lenta morte della pesca in molte città marittime, come a Molfetta, dove i pescherecci sono crollati dai circa 190 del 1995 agli 86 del 2005 (e le perdite sono continuate, riducendo al lumicino la flottiglia locale). Significativa è pure l’incisiva rassegna di protagonisti dell’imprenditoria, come Pasquale Natuzzi, Gianfranco Dioguardi, Renato Soru, Lorenzo Pelliccioli, Sergio Marchionne e Giorgio Squinzi, o di pezzi da novanta dei mercati finanziari internazionali, come George Soros, o nazionali, come Vincenzo Maranghi, Luigi Giribaldi e Antonio Fazio. Oppure divi del cinema, come Alberto Sordi. O figure della politica, quali Beniamino Finocchiaro, Beppe Grillo e Antonio Azzollini. Rimarchevoli sono pure gli articoli Tranquilli evasori: c’è sempre un condono in vista, col dito puntato su un iniquo andazzo divenuto inveterato in Italia, o I leghisti hanno le gambe corte, corte come le bugie propalate contro il Sud per coprire la realtà dei maggiori finanziamenti statali andati alla Lombardia e al Lazio. Oppure Postino del Sud va’ dove ti porta il posto di lavoro, specchio di un flusso migratorio dal Mezzogiorno al Settentrione incrementato anziché ridotto. O ancora Il futuro del Sud, paradiso fiscale per i nonni, critica serrata di una norma non concorrenziale, esemplata sul «modello Portogallo », proposta da Salvini e dalla Lega «per prendere in giro il Sud». In tal modo Felice de Sanctis sbatte in prima pagina o giù di lì la fotografia di una classe politica parolaia, rissosa e inadeguata, incapace di varare grandi riforme e colpevolmente disattenta verso la ricerca, l’innovazione, le giovani generazioni, la cultura, l’arte e una scuola pubblica più seria e formativa. In altre parole, ci presenta la radiografia di un’Italia terribilmente statica di fronte a un’economia in continuo movimento e a un mondo in dinamico e inarrestabile mutamento. Risulta chiaro, allora, che Prima pagina & dintorni è un repêchage tutto da meditare, un corposo recupero di interventi giornalistici rapidi o pregnanti, che si offre saldamente come testimonianza cronachistica tutta aperta alla memoria storica. © Riproduzione riservata

Autore: Marco Ignazio de Santis
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