Questa sera assemblea del Pd di Molfetta: la contestazione degli iscritti al segretario D’Amato, che rischia la sfiducia o le dimissioni, per un presunto accordo con l’ex centrodestra. Un iscritto scrive a “Quindici”
Alberto DAmato
MOLFETTA – Ancora in fermento il Partito Democratico di Molfetta a causa delle voci che parlano di un accordo tra il segretario Alberto D’Amato che, ha come riferimento Piero De Nicolo, con una parte di ex esponenti del centrodestra ed altri personaggi trasformisti della vecchia coalizione “ciambotto” di Tommaso Minervini.
Un iscritto al Pd scrive a “Quindici”: «Gentile Direttore, questa sera si terrà l’assemblea cittadina del Partito Democratico di Molfetta, un appuntamento che arriva dopo settimane di tensioni evidenti e di una distanza ormai conclamata tra la segreteria guidata da Alberto D’Amato e una parte significativa del circolo. Una distanza non solo politica, ma anche di metodo e di rappresentanza.
Non è un caso che all’assemblea interverrà anche il segretario provinciale Giulitto. La sua presenza certifica che quanto sta accadendo a Molfetta non è una normale dialettica interna, ma una questione politica che ha superato il livello locale e che richiede chiarezza e responsabilità da parte di tutti.
In queste settimane sono emerse contestazioni e segnalazioni interne – che spetterà agli organismi competenti approfondire – sulla gestione del partito e sul ruolo del segretario cittadino D’Amato (alias De Nichilo).
Ciò che è politicamente chiaro è la linea che solo loro tentano di perseguire: portare il Partito Democratico dentro un’operazione che guarda al centrodestra, individuando come possibile riferimento Pietro Mastropasqua, già candidato tre anni fa con Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Una prospettiva scellerata e senza senso, che molti iscritti e dirigenti non considerano compatibile con l’identità, la storia e il perimetro politico del PD.
Per questo non sorprende che si parli apertamente di una possibile mozione di sfiducia nei confronti di Alberto D’Amato, il burattino di turno (come tutti gli ultimi segretari di sezione) governato dal burattinaio esperto. Quando una linea politica non è condivisa, quando viene percepita come una forzatura e quando rompe il rapporto con la base, la messa in discussione non è un tabù: è un atto di responsabilità politica. Ma attenzione. Ci sono le “tessere”… senza volto!
Ma chissà. Magari anche il segretario D’Amato, come i suoi predecessori ad un certo punto, scopre di avere una dignità e stupisce tutti.
Oggi il PD di Molfetta è chiamato a scegliere se continuare a inseguire alleanze innaturali o se tornare a una proposta coerente, riconoscibile e credibile per il centrosinistra. Senza ambiguità. Perché senza chiarezza non c’è unità, e senza unità non c’è futuro.
Con stima e rispetto,
Gianni
iscritto del Partito Democratico».
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