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Questa sera assemblea del Pd di Molfetta: la contestazione degli iscritti al segretario D’Amato, che rischia la sfiducia o le dimissioni, per un presunto accordo con l’ex centrodestra. Un iscritto scrive a “Quindici”
Alberto DAmato
15 gennaio 2026

 MOLFETTA – Ancora in fermento il Partito Democratico di Molfetta a causa delle voci che parlano di un accordo tra il segretario Alberto D’Amato che, ha come riferimento Piero De Nicolo, con una parte di ex esponenti del centrodestra ed altri personaggi trasformisti della vecchia coalizione “ciambotto” di Tommaso Minervini.
Un iscritto al Pd scrive a “Quindici”: «Gentile Direttore, questa sera si terrà l’assemblea cittadina del Partito Democratico di Molfetta, un appuntamento che arriva dopo settimane di tensioni evidenti e di una distanza ormai conclamata tra la segreteria guidata da Alberto D’Amato e una parte significativa del circolo. Una distanza non solo politica, ma anche di metodo e di rappresentanza.

Non è un caso che all’assemblea interverrà anche il segretario provinciale Giulitto. La sua presenza certifica che quanto sta accadendo a Molfetta non è una normale dialettica interna, ma una questione politica che ha superato il livello locale e che richiede chiarezza e responsabilità da parte di tutti.

In queste settimane sono emerse contestazioni e segnalazioni interne – che spetterà agli organismi competenti approfondire – sulla gestione del partito e sul ruolo del segretario cittadino D’Amato (alias De Nichilo).

Ciò che è politicamente chiaro è la linea che solo loro tentano di perseguire: portare il Partito Democratico dentro un’operazione che guarda al centrodestra, individuando come possibile riferimento Pietro Mastropasqua, già candidato tre anni fa con Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Una prospettiva scellerata e senza senso, che molti iscritti e dirigenti non considerano compatibile con l’identità, la storia e il perimetro politico del PD.

Per questo non sorprende che si parli apertamente di una possibile mozione di sfiducia nei confronti di Alberto D’Amato, il burattino di turno (come tutti gli ultimi segretari di sezione) governato dal burattinaio esperto. Quando una linea politica non è condivisa, quando viene percepita come una forzatura e quando rompe il rapporto con la base, la messa in discussione non è un tabù: è un atto di responsabilità politica. Ma attenzione. Ci sono le “tessere”… senza volto!

Ma chissà. Magari anche il segretario D’Amato, come i suoi predecessori ad un certo punto, scopre di avere una dignità e stupisce tutti.

Oggi il PD di Molfetta è chiamato a scegliere se continuare a inseguire alleanze innaturali o se tornare a una proposta coerente, riconoscibile e credibile per il centrosinistra. Senza ambiguità. Perché senza chiarezza non c’è unità, e senza unità non c’è futuro.

Con stima e rispetto,

Gianni

iscritto del Partito Democratico».

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La sinistra occidentale, è ormai decadente perché non è capace di rinnovarsi con contenuti ideologici e sociali del mondo reale contemporaneo. Essa è basata sull''odio sociale, cuore ideologico marksista fallito da un pezzo . Come sull''odio sono basate tutte le sue alleanze . Giuseppe Conte che riceve 3 miliardi e mezzo di dollari dal dittatore sanguinario narcotrafficante venezuelano Maduro, come pure il socialista spagnolo Sancez altrettanti denari accomunati da spiccato odio antisemita con menzogne e calunnie sulla Guerra che Gaza ha dichiarato a Israele . Si appoggia la nostra sinistra, al peggiore dei peggiori . l''arcaica paleo dittatura teocratica islamica, retta da leggi antecedenti al medioevo da cui riceve anche altri denari per tradire la sua base europea e la sua cultura di sinistra . Nessuna condanna dei crimini delle dittature di sinistra , nessun appoggio alla Ucraina pur di distruggere la civiltà giudaico cristiana libera democratica prospera civile progredita. Di che cosa ci meravigliamo quindi, se a livello locale, tutto fa brodo pur di sopravvivere ? Ieri Antonio Polito, nell’editoriale del Corriere della sera, ( giornale scivolato a sinistra) ha ricordato che «il regime degli ayatollah fu il primo nell’Islam, in tempi moderni, a sollevarsi contro l’Occidente e il Satana americano: quando nel 1979 il popolo iraniano cacciò lo Scià, alle forze progressiste d’Europa (... ) parve una nuova “rivoluzione d’ottobre”». È vero (Polito in quegli anni lavorava all’Unità). Anche per la rivoluzione khomeinista – come perla rivoluzione bolscevica – le “forze progressiste” hanno fatto la cosa sbagliata. Ora quella tirannia sta finendo, come il comunismo, nell’orrore, un esito fallimentare che conferma il parallelismo con i regimi rossi. Dunque la “novità” che il khomeinismo rappresentò, come il suo attuale naufragio, riguarda non solo il mondo musulmano, ma anche la nostra sinistra. Qui si trova la spiegazione della situazione odierna, ovvero dell’improvviso imbarazzo delle piazze progressiste, fino a ieri affollate per Gaza e oggi vuote e mute di fronte al massacro del popolo iraniano da parte di quel regime. Ma qui si trova anche la ragione del ruolo geopolitico dell’Iran. Infatti che sia un pilastro fondamentale dell’asse delle tirannie che comprende Cina comunista e Russia post-comunista, come il regime di Maduro in Venezuela, non è dovuto solo a ragioni tattiche, secondo la solita dinamica per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”. Ci sono motivi ideologici più profondi, perché Khomeini fin dall’inizio fa un’operazione politica decisiva: assorbe all’interno del suo messianismo politico le parole d’ordine della sinistra marxista e terzomondista. «Nei suoi scritti post-1970 – osserva Robert S. Wistrich – Khomeini divideva il mondo in due classi in lotta tra di loro, i mostazafin (oppressi) e i mostakaberin (gli oppressori). Diede un nuovo slancio religioso alla lotta di classe promossa dai marxisti secolaristi e dal partito comunista Tudeh che era stato severamente perseguitato dallo Scià». Niram Ferretti, che nel libro Il capro espiatorio (Israele e la crisi dell’Europa) ricostruisce questo sorprendente incontro fra marxismo e Islam (ricaviamo da qui molte notizie), scrive: «Questa suddivisione basata su categorie politiche estranee al discorso religioso in quanto tale e derivate dalla “reinterpretazione dell’islam sciita con il marxismo cheguevarista” secondo la vulgata di Ali Shariati, avrebbe trovato pronta accoglienza negli ambienti della sinistra europea anti-occidentale». Effettivamente Ali Shariati (1933-1977) preparò il terreno all’avvento di Khomeini. Oppositore dello Scià in nome dell’Islam, espatriò in Francia e a Parigi conobbe il pensiero di intellettuali come Frantz Fanon e Jean-Paul Sartre, elaborando poi un’ideologia terzomondista definita “islamo-marxista” che divenne molto popolare. Morì alla vigilia del ritorno vittorioso in Iran di Khomeini la cui ideologia fu influenzata dal suo pensiero. Per questo la “rivoluzione khomeinista” si guadagnò le simpatie di grandi intellettuali progressisti. Ma Khomeini affascinò diverse aree ideologiche. «Le convergenze nero-rosso-verdi», nota Ferretti, «sono, al di là delle differenze specifiche, assai nette, motivate dallo stesso odio per la civiltà occidentale e il liberalismo, grandi mali da debellare». Khomeini è il grande accusatore dell’Occidente e la sua pretesa di diventare anzitutto egemone del mondo musulmano (rimpiazzando i sunniti dell’Arabia Saudita) e poi di raccogliere la bandiera lacerata del comunismo realizzato, è esplicita. Luciano Pellicani ricorda che egli «elaborò l’ambizioso disegno di porre l’islam alla testa di tutti i popoli diseredati della Terra, sostituendo in tale ruolo rivoluzionario comunismo marxista-leninista. Questo grandioso programma fu espresso con la massima chiarezza nella lettera che egli, poco prima di morire, inviò a Gorbacev. In essa (...) chiese al Segretario del Pcus di riconoscere pubblicamente che il comunismo era ridotto a un fossile storico (...) e di riconoscere altresì che ormai sulla scena mondiale non restava che una sola forza in grado di perseguire l’obiettivo di liberare i popoli che si trovavano nella “prigione dell’Occidente e del Grande Satana”: l’islam». Oggi si discute di “islamo-gauchisme” (termine coniato da Pierre-André Taguieff per il fenomeno innescato dall’antisionismo). Ma non si tratta solo di ideologia. Le sinistre europee hanno individuato nell’immigrazione di massa islamica un possibile sostituto del perduto proletariato occidentale e l’immigrazione islamica vede nell’appoggio delle sinistre il mezzo per rafforzarsi in vista di una desiderata islamizzazione dell’Europa e dell’Occidente. Il Cavallo di Troia che può servire alla progressiva dissoluzione dell’identità occidentale (sia giudaico-cristiana che laico-liberale che democratica) è il multiculturalismo. Paul Gottfried, nel libro The Strange Death of Marxism, ha scritto che la sinistra ha conservato l’egemonia culturale in Occidente, dopo il crollo del comunismo nell’est europeo, perché è passata dal marxismo al multiculturalismo. Dunque non è più sull’economia che il capitalismo occidentale viene attaccato: «l’aggressione», ha notato Gugliemo Piombini «colpisce invece le sue sovrastrutture culturali, secondo la lezione di Antonio Gramsci e della Scuola di Francoforte. Dietro una facciata relativista, il multiculturalismo rivela un odio profondo per la civiltà occidentale e una esaltazione acritica di qualsiasi cosa non occidentale». Del resto, come ha scritto Polito, rimasero affascinati dal khomeinismo. Ma oggi è davvero tragicomico vedere i regimi comunisti, che hanno combattuto in tutti i modi il cristianesimo (e le religioni), coalizzati con la più cupa e orrenda casta teocratica. Comunisti e khomeinisti uniti nella lotta che distrugge prima di tutto se stessi.
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