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Segreto di Pulcinella? Il ruolo del Pd di Molfetta per il futuro della città. Interrogativi inquietanti
13 gennaio 2026

MOLFETTA - Cosa accade nel Pd di Molfetta? Trattative poco trasparenti e senza discontinuità con il passato e con personaggi trasformisti sempre sulla breccia e pronti a saltare sul carro del vincitore? Uomini per tutte le stagioni pur di restare al potere?
Il segretario Schlein è al corrente di questi pasticci?
Sono queste le domande che ci vengono spontanee dopo la lettura di un post su Facebook di un militante storico e autentico del Pd, fin dai tempi del Pci di Sandro Fiore.

Parliamo di Pietro Capurso. Questo il suo post: “Un segreto di Pulcinella è, per definizione, una verità talmente evidente che tutti la vedono, tutti la commentano sottovoce, ma nessuno ha il coraggio – o l’interesse – di dirla ad alta voce. Non perché sia sconosciuta, ma perché è imbarazzante.

Ecco, l’accordo tra Pietro e Piero sta esattamente lì.

È palese, lampante, persino didascalico. Lo sanno i muri, lo intuiscono gli iscritti, lo capiscono perfino quelli che fanno finta di non capire. Ma non può essere dichiarato ufficialmente, perché – diciamolo senza giri di parole – è un accordo impresentabile.

Non è uno di quegli accordi che si rivendicano con orgoglio in una conferenza stampa. È uno di quelli che si praticano di notte e si negano di giorno. Uno di quelli che vivono di mezze frasi, di ammiccamenti, di “non ho detto questo, però…”. Perché se fosse reso pubblico per quello che è davvero, mostrerebbe tutta la sua natura: non un progetto politico, ma un incastro di convenienze personali; non una visione per la città, ma un patto di sopravvivenza.

E allora meglio il silenzio. Meglio far finta che non esista.

Meglio trattarlo, appunto, come un segreto di Pulcinella: tutti lo sanno, nessuno lo dice, e intanto si spera che passi inosservato.

Peccato solo che Pulcinella, almeno, faceva ridere. Qui, invece, c’è ben poco da ridere”.

Insomma, cosa c’è di vero? Il Pd è disposto a vendersi per una manciata di voti o sotto c’è altro?

Alcuni personaggi che hanno fatto più danni che utili, alla politica a Molfetta, badando solo al loro potere politico, pronti a cambiare casacca pur di restare in sella, continueranno ancora a ostacolare la possibile alternativa, dopo i fallimenti e gli scandali?

Il trasformismo è una regola della peggiore politica molfettese e i personaggi sono sempre gli stessi, con i pacchetti di tessere o di voti che permettono la mutazione opportunistica di posizioni, alleanze e principi in funzione del potere del momento. E’ l’arte di stare sempre dalla parte giusta non della storia, ma del vincitore o del probabile vincitore, soprattutto se gli si dà una mano, per riceve poi il proprio tornaconto politico.

E poi non chiediamoci come mai cresca il numero degli astensionisti, disillusi da uno spettacolo che appare sempre più autoreferenziale. Contrastare trasformismo e servilismo significa ricostruire un’etica pubblica fondata sulla responsabilità e sulla trasparenza. Di questo al momento non c’è traccia a Molfetta, né si intravvedono scenari migliori. Purtroppo.

Occorre ricordare che la politica non è una carriera personale, soprattutto per una classe dirigente di basso livello, che non ottenendo risultati positivi nella vita sociale, si butta in politica, dove, vantaggi e premialità al servilismo, pagano sempre.

La politica deve tornare ad essere servizio TEMPORANEO alla collettività, non un mestiere per stipendi facili e comodi senza merito e senza fatica. Così si ripropongono gli stessi volti con altre maschere e qualche volto nuovo ipocrita e senza qualità che punta a “sistemarsi” attraverso la politica. In questo scenario disarmante, ci chiediamo: dove sono i giovani che possono rappresentare il cambiamento? Assenti in tutti i campi: dalla politica al giornalismo, chiusi in una rassegnata scelta a favore del personale e non del sociale, soprattutto scomodo. Eppure in passato i giovani, oggi nella terza età, sono stati protagonisti del cambiamento e ancora oggi, rimasti in pochi, cercano di ribellarsi con la loro ormai voce debole, ma mai rassegnata (Pietro Capurso è uno di questi). 

Sul prossimo numero della rivista mensile “Quindici” in edicola a fine settimana, l’atteso editoriale del direttore Felice de Sanctis dal titolo “Trasformismo, servilismo e silenzi inquietanti” parlerà proprio di questi fenomeni che si ripetono, con un abile gattopardismo fingendo cambiamenti, che in realtà non cambiano nulla.
Povera Molfetta!

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