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Terminal ferroviario la strada è in salita
15 aprile 2021

Un terminal ferroviario, nel cuore dell’agro di Ponente, a valle della zona ASI: 12,5 ettari di cemento, in una zona di aperta campagna. È dallo scorso 10 agosto che l’ipotesi di una nuova grande opera agita la cittadinanza. Senza preavviso, senza essere passata dal DUP (Documento Unico di Programmazione, il “libro mastro” che ogni anno l’Amministrazione approva per pianificare opere pubbliche e interventi strategici in città), men che mai da alcun processo di partecipazione o anche solo di consultazione dei cittadini, delle associazioni, delle forze politiche, né dal vaglio delle commissione Lavori Pubblici, Ambiente e Attività Produttive. Cosa sta succedendo davvero? E l’opera, alla fine, si farà? LA PROPOSTA DELLA DITTA, LA RISPOSTA DEL COMUNE L’ombra del terminal si è allungata all’improvviso, nel cuore della scorsa estate: quella della campagna elettorale per le regionali, con cui il king maker e master chef del ciambotto, Saverio Tammacco, è riuscito ad arrivare al suo obiettivo di sempre, ovvero accedere al Consiglio regionale pugliese. Nell’estate del post Covid, con la cittadinanza distratta dal bisogno collettivo di sollievo e recupero della socialità, nella disorganizzazione più totale delle forze politiche di opposizione, con il consiglio comunale quasi dormiente, l’imprenditore Vito Totorizzo, tra i grandi manovratori dell’operazione Nuovo Porto Commerciale, ha protocollato una nota al Comune, a nome della Società ISTOP SPAMAT, presentando un progetto monster per la realizzazione di un terminal ferroviario a servizio dell’agglomerato industriale, produttivo e commerciale di Molfetta. Un’opera considerata “complementare” rispetto al Nuovo Porto Commerciale. Nella sostanza, un primo passo per avviare il business dell’Interporto. Passano 30 giorni e il 10 settembre il sindaco Tommaso Minervini, nelle vesti di monarca assoluto, firma su carta intestata del Comune un accordo con la ditta, che Totorizzo controfirma. Una vera e propria “presa d’atto” della proposta d’intervento e di riconoscimento (monocratico e d’imperio) dell’interesse pubblico. Dieci giorni dopo si vota per le elezioni Regionali. Poche ore dopo il voto, finalmente, viene convocata almeno la Giunta Comunale, per approvare una “delibera-sanatoria” di quanto già stabilito dall’incredibile accordo bilaterale Totorizzo-Minervini. In delibera (assente l’assessora PD Gabriella Azzollini: volutamente?) si stabilisce che l’opera s’ha da fare, magnificandone le ricadute occupazionali, l’impatto ambientale positivo (con plauso all’importanza del trasporto su ferro) e, ancora, l’interesse pubblico indiscusso. Un procedimento sbilenco, chiaramente frutto di un accordo col privato, che però divampa in poche settimane e che genera subito una reazione da parte dei cittadini. LA REAZIONE DEI CITTADINI E LA NASCITA DEL COMITATO NO TERMINAL Si accumulano paure e preoccupazioni. Domande, moltissime. È tollerabile una nuova operazione di consumo di suolo, a danno di quel che resta della campagna di Ponente? È giusto dare il via a una catena di espropri, a danno di proprietari, tra cui piccoli e medi produttori agricoli? È accettabile il pericolo legato a un intervento così impattante in zona ad alto rischio idrogeologico? È sostenibile intervenire in un’area dall’alto valore speleologico? È davvero immaginabile un nuovo stravolgimento paesaggistico, a pochi passi dalla zona ad alto pregio storico-artistico della Madonna dei Martiri e dell’Ospedaletto dei Crociati, nonché dalla zona di Torre Calderina e degli ultimi orti costieri della fascia di Ponente? Infine, è mai possibile dare carattere di urgenza a un’opera complementare al Nuovo Porto Commerciale, quando i lavori del Porto procedono a rilento, con la sola messa in sicurezza che non sarà ultimata prima dell’estate 2022 e che non sarà certo sufficiente ad avviare la messa in funzione dell’opera? È a queste domande che i cittadini, legittimamente, hanno risposto No, organizzandosi in un Comitato. No al terminal per dire sì a un’idea diversa di sviluppo del territorio, che interrompa il consumo di suolo e la minaccia dell’equilibrio idrogeologico del territorio e che valorizzi uno sviluppo economico in armonia con il paesaggio e con la tutela del patrimonio naturalistico e storico- artistico cittadino. LA CONFERENZA DI SERVIZI DEL 25 FEBBRAIO Il Comitato No terminal si è presto organizzato, lanciando un’assemblea pubblica su Zoom, lo scorso 30 gennaio, molto partecipata. Intanto, però, l’impresa privata promotrice del Terminal e l’Amministrazione sono andate avanti. E lo scorso 25 febbraio si è svolta la Conferenza di Servizi preliminare, presieduta dall’ingegner Enzo Balducci, Responsabile Unico del Procedimento. Una conferenza chiesta il 9 dicembre 2020 dalla società ISTOP SPAMAT, che dovrà esprimersi sulla fattibilità tecnica ed economica della proposta progettuale. Dalla Regione alla RFI (Ferrovie), dall’Autorità di Bacino all’Anas, dall’Acquedotto Pugliese al Consorzio Asi. La consigliera comunale Silvia Rana ha chiesto al Comune con una PEC di poter acquisire il verbale della Conferenza e i relativi pareri allegati. Intanto, trapelano alcune informazioni dagli uffici comunali, secondo cui il no al progetto presentato sarebbe stato quasi corale, con la gran parte dei pareri fortemente critici verso la realizzazione dell’opera. Primo fra tutti, quello della Regione, che avrebbe contestato integralmente l’intervento, considerandolo palesemente in contrasto con le norme di tutela paesaggistica, nonché urbanistica, ed evidenziando che l’opera non è classificabile come “di interesse pubblico”. Anche dalla Soprintendenza Archeologica sarebbe arrivato un invito alla delocalizzazione in aree non vincolate paesaggisticamente, così come perplessità ulteriori sarebbero state sollevate dal Corsorzio Asi, chiamato in causa perché una parte dell’opera insisterebbe sui territori del Consorzio, tuttavia destinati a “verde attrezzato”. AQP avrebbe rilevato problemi di carico assai rilevanti che riguarderebbero il passaggio di un collettore emissario legato al depuratore, mentre il Commissario di Governo delegato alla mitigazione del rischio idrogeologico in Puglia avrebbe evidenziato la presenza del progetto già approvato di mitigazione, sostanzialmente insistente in parte nella stessa area. Come si farà, quindi, ad andare avanti, se la gran parte degli enti che sarebbero chiamati ad esprimere pareri e autorizzazioni evidenziano, come sembrerebbe, fin dalla conferenza preliminare, consistenti perplessità sulla fattibilità stessa del progetto? IL COMITATO SI ALLARGA E SI ORGANIZZA Intanto il Comitato No Terminal ha deciso, a fine marzo, di attivare un Coordinamento. Dello stesso, fanno parte alcuni cittadini particolarmente attivi sulle questioni ambientali e di tutela del paesaggio: Annamaria Gagliardi, Giacomo Amato, Antonella Puddu, Nicola Altamura, Nicola Fortunato Poli, Teresa Racanati, Gabriele Vilardi, Betta Mongelli e Vito Copertino. Insieme a un gruppo di speleologi che si stanno rendendo attivi protagonisti di sopralluoghi e ricognizioni nell’intera area. Nicola Fortunato Poli e Teresa Racanati saranno i portavoce del gruppo. Resta attiva la mail comitatonoterminal@gmail.com per contattare il comitato per adesioni, richiesta di informazioni o segnalazioni. Gli attivisti attendono di ricevere ufficialmente il verbale della Conferenza di Servizi e di prendere visione dei vari pareri, per poi convocare una nuova assemblea su Zoom in cui coinvolgere la cittadinanza, ma anche chiedere a forze politiche e associazioni di prendere posizione e affiancare la battaglia. Se Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Sinistra Italiana, Cinque Stelle, Area Pubblica, Rinascere e Legambiente hanno già mostrato vicinanza e aderenza alle ragioni di fondo del Comitato, non è chiara la posizione del Pd. L’assessora Azzollini non era presente alla giunta in cui si è votato l’ok al progetto. E una delegazione del partito ha incontrato il Comitato, su iniziativa dei Giovani Democratici, senza che però il partito, che fa parte della maggioranza del sindaco Minervini, prendesse mai l’iniziativa per fermare l’opera. Tornando ai programmi del Comitato, non appena le restrizioni legate all’emergenza Covid lo consentiranno, è intenzione del gruppo di attivisti organizzare visite e passeggiate nei sentieri di campagna che sarebbero impattati dall’intervento. Il fotografo Davide Pischettola ha intanto iniziato a documentare alcune delle pregiate bellezze artistiche e paesaggistiche della zona, condividendo una parte del suo lavoro sui social. Oltre alle numerose grotte, che gli speleologi stanno mappando e censendo, visita dopo visita, l’area era anche interessata ai tempi dei pellegrinaggi dal passaggio di alcuni itinerari del sacro, come testimoniano chiesette ed edicole votive. Possiamo davvero consentire una nuova cementificazione inutile della nostra storia e della nostra campagna? © Riproduzione riservata

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