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Questa sera a Molfetta prima scuola della speranza in Italia, promossa dalle edizioni “la meridiana”
17 giugno 2015

MOLFETTA  - Hopeschool prima Scuola di Speranza in Italia promossa dalle edizioni la meridiana, scende in piazza con l’evento conclusivo che si terrà questa sera mercoledì 17 giugno alle ore 19 in piazza Principe di Napoli a Molfetta. L’appuntamento si avvale della collaborazione del Festival della Complessità e di AIEMS - Associazione italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche – che hanno scelto questa occasione per raccontare interstizi tra neuroscienza, creatività e jazz.

"CI VUOLE AUDACIA" è il titolo della serata - dall’omonimo libro di don Tonino Bello edizioni la meridiana – che proporrà una versione “musical-poetica” dell’approccio sistemico centrato sulla promozione della “speranza scientificamente fondata” e di quei livelli di “aspirazione” che, secondo il sociologo Appaduraj, costituiscono il “capitale di comunità”.

Al centro dell’evento ci sarà l’intervento di Edoardo Altomare - medico oncologo, giornalista scientifico, scrittore, responsabile della formazione per la ASL Bari –dedicato alle connessioni tra neuroscienze ed improvvisazione jazz.

Il raccordo sui temi della speranza e della complessità sarà curato da Antonia Chiara Scardicchio ricercatrice e docente universitaria, ideatrice e formatrice della HopeSchool.

Ospite d'eccezione il maestro Andrea Gargiulo, che racconterà l'esperienza dell'applicazione in Italia del Metodo Abreu - concreto esempio di "speranza applicata" - e poi concluderà la serata con una performance di musica, body percussion e improvvisazione jazz che coinvolgerà l'intera piazza.

Questo evento sarà un momento di riflessione e di festa aperto alla comunità per concludere l’esperienza della HOPESCHOOL, innovativo percorso di formazione per giovani ed adulti partito lo scorso mese di febbraio sempre a Molfetta su iniziativa di un gruppo di donne professioniste della cultura e si terrà in uno spazio pubblico con il patrocinio del Comune di Molfetta perché l’idea è rilanciare in avanti la possibilità di tessere le trame di un futuro lavoro sulle comunità generatrici di speranza, L'intenzione è promuovere la nascita di una identità collettiva attorno ad una possibile risposta “creativa” alla crisi ed allo scoramento che pervadono il nostro tempo.

Intervengono Monica Filograno ed Elvira Zaccagnino, cofondatrici della Hopeschool.

Ulisse è legato… Ulisse è libero: in molte sue opere, ispirandosi alla vicenda di Ulisse, il filosofo e sociologo Jon Elster ha elaborato la teoria della razionalità imperfetta: l’autore sostiene che come esseri umani siamo sempre dentro i lacci della imperfezione e soprattutto dentro dei LIMITI…e che la CREATIVITA’ è il talento di chi sa LAVORARE ALL’INTERNO DEI VINCOLI.

In uno dei suoi saggi, Elster ha analizzato il peso dei vincoli e delle costrizioni in campo artistico, scegliendo la musica jazz, ma anche l’arte figurativa, la poesia, la cinematografia, per dimostrare il principio per cui less is more: ovvero, paradossalmente….l’essere umano ha bisogno di vincoli, essi favoriscono la creatività piuttosto che soffocarla.

Nel jazz, i vincoli assumono un gradiente variabile di intensità: si va dalla variazione sul tema, al bebop, fino al free jazz, in cui le limitazioni sono minori benché mai assenti. Le stesse contraintes (intese come obbligo e punto di appoggio), sono utilizzate nei processi creativi della scrittura. Nelle Scuole di scrittura creativa, come la Holden di Torino e la Omero a Roma, ogni  esercizio è volto a sviluppare la creatività, ma sono poste sempre delle condizioni: il numero delle battute, il soggetto da sviluppare, il registro narrativo. Lo stesso vale per l’improvvisazione cantata in Ottava rima, dove è il pubblico a suggerire il tema. Ancora un esempio, preso dal campo dell’arte figurativa: nell’action painting, Pollock teorizza il principio della casualità, versando la pittura direttamente sulla tela, mediante la tecnica dello sgocciolo. Questo è l’elemento incontrollabile. Ma, anche qui, esistono sempre dei limiti, forniti dalle misure e dai limiti spaziali della tela, dalla inclinazione particolare e all’intervento successivo di elementi come spazzole, bastoncini, dita.

Invero, entriamo a contatto fin da piccoli con la dinamica dei limiti alla creatività, che sono alla base anche del gioco inteso come game, il gioco con le regole… e questa è la metafora più efficace per descrivere la vita[1].

Queste riflessioni assumono un senso potente all’interno della HopeSchool e del Festival della Complessità: i “limiti” sono il punto fermo attorno a cui tutti i lettori del nostro tempo si trovano in accordo. Quello che cambia è il modo di guardarli.

I cultori della lamentazione, quelli per cui la crisi è tragedia senza scampo, metaforicamente non “sanno improvvisare una jam session”: senza spartito non producono musica. Paradossalmente, dunque, la condizione di “ordine”, di sicurezza, di felicità a cui aspirano… coincide con la fine della creatività.

Gli studenti della HopeSchool – come gli studiosi della complessità – sanno bene che la crisi è l’interstizio dove può nascere l’inedito: metaforicamente dunque, sviluppare “competenze di improvvisazione jazz” nella vita reale corrisponde ad una vera e propria razionalità. Una razionalità che non coincide con l’assenza di immaginazione e che non esclude ma incorpora la creatività.

L’intervento del dott. Altomare fornirà ulteriori elementi a queste riflessioni: egli illustrerà recenti scoperte neuroscientifiche che hanno svelato come nel corso delle jam sessions si attivano aree cerebrali che SONO DIVERSE da quelle che si attivano nel corso della esecuzione di un brano musicale già noto al musicista: il che dimostra che specifiche aree del cervello sono deputate a gestire la complessità, il rapporto con l’ignoto, la messa in campo di forze necessarie a creare, proprio nel momento in cui il vincolo si esprime al massimo (quando non c’è uno spartito da suonare).

Le connessioni tra musica e vita quotidiana, la riflessione intorno al legame tra vincoli e creatività, le possibilità umane di creazione e l’ESTETICA DELLA IMPERFEZIONE sono temi cruciali per la HopeSchool che dall’inizio del 2015 ha lavorato intorno allo sviluppo delle “competenze di futuro”, promuovendo un modello di cittadinanza attiva che coniuga soggettività e comunità, utopia e partecipazione, arte e resilienza.

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