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Presidio del libro, si parla del commercio dell'acqua  
15 maggio 2007

Prosegue l'attività del Presidio del libro di Molfetta che, alla sua terza edizione, continua nel progetto di dar voce a percorsi di letture tematiche che nascono dal basso, da esigenze di piccole associazioni e gruppi di lettura locali interessati all'approfondimento di problematiche di varia natura attraverso i libri. L'associazione nazionale del Presidio del libro nasce, per la prima volta, nel 2001 grazie all'idea di otto editori pugliesi (Dedalo, Laterza, Adda, Besa, B. Graphis, Cacucci, Manni, Progedit) di dar vita ad una rete territoriale di associazioni che , partendo da esigenze di approfondimento locali, promuovessero l'incontro e il confronto tra cittadini attenti a tematiche a loro vicine utilizzando come canale di comunicazione il libro. Partendo da questo obiettivo l'iniziativa ha dato vita solo in Puglia a più di 40 presidi che, negli ultimi tre anni, si sono impegnati nell'organizzazione di incontri letterari con autori e nella presentazione dei loro libri, eventi affiancati spesso da mostre, concerti, e giornate a tema. A Molfetta, in particolare, il Presidio del libro ha visto il coinvolgimento diretto di Legambiente che con questo collabora organizzando una serie di incontri su problematiche di natura ambientale e che, in questo contesto, ha partecipato, alla Festa letteraria tenuta a Molfetta e dedicata al tema del paesaggio. È questo, infatti, l'itinerario tematico della terza edizione molfettese del Presidio che ha visto, presso la Fabbrica di San Domenico, un altro dei suoi incontri. Il tema principale della discussione è stato quello dell'acqua, risorsa energetica e bene comune che, sempre di più negli ultimi anni, si sta trasformando in un prodotto commerciale a causa degli interessi che girano attorno al mercato delle acque minerali. A svelare gli intrighi e gli scandali di un commercio, sconosciuto ai più, l'interlocutore Giuseppe Altamore, scrittore e vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana”, il quale ha presentato il suo nuovo libro sull'argomento “Acqua S.p.a. Dall'oro nero all'oro blu”. Secondo l'indagine dello scrittore il consumo italiano pro-capite di acqua minerale negli anni Ottanta era di circa 80 l mentre oggi è salito a circa 150. Una crescita esponenziale che ha portato l'Italia ad essere la prima nazione in Europa, la terza nel mondo, per il consumo di acqua minerale e la cui motivazione sta – spiega a Quindici il giornalista – nell'incredibile fatturato prodotto dal mercato delle acque minerali pari a 3 miliardi di euro all'anno, una cifra enorme se si pensa che il bilancio relativo alla fruizione di acqua potabile ammonta ad un guadagno di 5 miliardi di euro annui. Ma quello delle acque minerali è solo uno degli aspetti del problema, ritornando alla questione del sistema di gestione delle acque potabili, Giuseppe Altamore si è soffermato sulle nuova ondata di privatizzazione degli acquedotti italiani aperta dalla legge Galli del 1994 che, legittimando la possibilità di cedere a privati la gestione delle acque pubbliche, ha incentivato un atteggiamento politico che guarda all'acqua, non più come ad una risorsa da mettere a disposizione del pubblico a seconda delle esigenze, ma come ad un prodotto di mercato soggetto, come tutti gli altri, alle leggi del profitto. Basti pensare che dal 1997 al 2003 gli acquedotti trasformati in S.p.a. sono passati da 57 a 70. A questo proposito in Italia è in corso, negli ultimi anni, un dibattito che ruota intorno alla questione: cosa fare dell'acqua? Lasciarla nelle mani dei privati, che per i loro finanziamenti otterrebbero il 7% dei profitti, continua Altamore, significherebbe abbandonarla alle dinamiche di mercato; renderla definitivamente bene pubblico permetterebbe una possibilità di decisione e intervento più ampia da parte dei cittadini. “Il problema dell'acqua – conclude lo scrittore – è prima di tutto un problema politico, e un modo per riproporre un dibattito comune sui mezzi di gestione e sfruttamento di tutte le nostre risorse energetiche che sempre di più, anziché essere messe a disposizione dei bisogni del paese, diventano merci del mercato moderno con tutto ciò che dopo ne consegue”.
Autore: Giovanna Bellifemine
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