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Pesca, il prezzo del gasolio è solo la punta di iceberg di una lunga crisi Un lettore racconta a Quindici quali sono i problemi del settore. Sul numero della rivista in edicola un'inchiesta sulla crisi
19 giugno 2008

MOLFETTA - Mentre è ripresa l'attività di pesca dopo il lungo sciopero dei giorni scorsi, un lettore scrive a “Quindici” una lettera sul problema della crisi della pesca che affronta un tema molto sentito, soprattutto in questi giorni in cui lo sciopero dei pescatori ha catalizzato l'attenzione dell'opinione pubblica su una situazione che si è incancrenita nel tempo. Sul numero di Quindici in edicola è possibile leggere un'inchiesta di Sergio Spezzacatena su questo problema dal titolo significativo: “La goccia di gasolio fa traboccare il vaso”. Ecco la lettera del nostro lettore: «Stimatissimo Direttore, Mi è difficile restare in silenzio dopo aver letto quello che si è scritto sulla stampa nazionale e locale con riferimento al problema della “pesca”. Prima di tutto esprimo, come tutti, piena solidarietà ai pescatori, in agitazione contro le pesanti difficoltà create al settore dai fortissimi rincari del prezzo del gasolio per le imbarcazioni. Il problema che sta vivendo moltissime famiglie è molto grave e se non affrontato rischia di compromettere l'intero settore e parte della Città. Purtroppo di questa categoria di persone, e mi riferisco alla Gente di Mare, da anni se ne parla solo in occasione d'incidenti, spesso con perdite di vite umane, e in casi gravi come questo. Il prezzo del gasolio è la punta dell'iceberg di tutta la problematica concernente, la pesca e ai marittimi, nell'insieme vanno risolti i problemi di persone che lavorano 12-13 ore al giorno e hanno stipendi troppo bassi per far fronte ai prezzi aumentati a dismisura negli ultimi anni. Nel tempo trascorso, è mancata una pianificazione e una programmazione relativa a tutto il comparto. Accettando imposizioni a livello d'EU, senza capire bene le conseguenze che avrebbero portato a lungo andare. Chi conosce però bene i problemi dei pescatori, perché questo lavoro lo esercita per mestiere, sa che si opera in un mare sempre più meno pescoso, in parte anche per poca attenzione dei pescatori, ma sempre di più per un complessivo aumento dell'inquinamento del mare e dei corsi d'acqua che vi sfociano. La lotta e il malessere dei pescatori non sono dovuti solo all'aumento esorbitante del gasolio, ma vanno analizzati altri fattori che condizionano negativamente la pesca, in particolare quella a strascico, che si può effettuare solo quando le condizioni del mare lo permettono. Le giornate lavorative di un pescatore sono mediamente 180 l'anno e l'Unione Europea ha condizionato ulteriormente questa possibilità vietando l'uscita di sabato e di domenica dei pescherecci che, invece, potrebbero nel fine settimana recuperare altre giornate di maltempo. Aggiungo che le condizioni di lavoro sono sempre più svolte senza seguire le più elementari norme della sicurezza con conseguente aumento del rischio d'incidente. In ultimo non posso tralasciare i problemi del comparto che, nell'offerta del mercato ittico locale ha risentito anche effetti negativi della globalizzazione a tutto campo. Ricette miracolose per uscire dalla crisi non esistono, anche se la defiscalizzazione del gasolio per le barche, promessa, aiuta a tirare avanti il settore ancora per qualche annetto. Poi dopo cosa si farà? Adesso è necessario mettersi nelle mani giuste, pensare a programmare guardando in avanti, affidarsi a gente competente proveniente dalla prima linea. Mi riferisco a persone che effettivamente lavorano e operano attivamente sul mare, non mi riferisco certamente a persone che il mare lo vedono dal poggiolo di casa, dalla spiaggia durante l'estate, oppure come ho sentito dire da qualcuno, diventato esperto del settore marittimo avendo espletato il servizio militare in Marina. Vorrei rivolgermi ai nostri cari Amministratori per chiedergli di fare un atto di riflessione, sia ben chiaro sia nessuno vuole sostituirsi a loro. Ma com'è possibile che in una Città come la nostra che vede oltre 6000 marittimi, non siamo mai stati capaci di esprimere una rappresentanza di tecniche si rapportasse alle Istituzioni solo a livello consultivo. E' mancata una lungimiranza per carenza di esperienza e di possibilità di vedere aldilà dei propri orizzonti per perdere tantissime opportunità, vorrei citarne qualcuna in modo da avere il senso di ciò che è andato perso in termini di risorse. La nostra gloriosa IPSAM (chiamata affettuosamente “scuola marina”) per lustri è stata fucina di tecnici riconosciuti e apprezzati da tutto il mondo, oggi non esiste più. Nel mondo mancano migliaia di Frigoristi, Elettricisti navali, Motoristi Navali, Tornitori Navali, Ottonai. Tutte figure che negli anni hanno acquistato notevole valore dal punto di vista retributivo e professionale visto lo sviluppo dello shipping mondiale. Scriveva qualche anno fa Clerici, presidente della Confitarma: “Uno degli aspetti di maggiore preoccupazione per l'armamento è la crescente difficoltà nel reperire ufficiali,e personale tecnico soprattutto per l'imbarco su unità operanti sulle rotte transoceaniche. Uno studio condotto da due importanti organismi internazionali, ISF e BIMCO, ha evidenziato un deciso peggioramento nel prossimo decennio dell'attuale mancanza di ufficiali. Si prevede che nel 2010 mancheranno all'appello 46.000 di essi. Tale difficoltà di reperimento riguarda tutte le flotte europee” Oggi ne mancano 60.000 di queste figure. Sarebbe bastato che organizzare incontri nelle scuole medie inferiori per spiegare ai ragazzi i possibili sviluppi di carriera di queste professioni e le opportunità di lavoro connesse. Oggi a Molfetta si sarebbe avuta una classe di professionisti unica e ricercata. Per completezza di informazione, ho il piacere di dire che, oggi, molti di questi professionisti che frequentarono l'IPSAM negli anni 80/90, che hanno poi seguito a navigare, oggi sono tutti ispettori, surveyor o fanno “trainer” per extracomunitari e lavorano per le più importanti Società Armatrici del Mondo e nella Cantieristica. Altro ma non ultimo esempio di mancanza di lungimiranza: in un anno nel porto di Bari ci sono 120 scali di navi da crociera in un periodo che va da Aprile a Ottobre. Negli ultimi tre anni hanno sbarcato 277.979 (2005) – 303.338 (2006) – 351.897 (2007) passeggeri di diverse nazionalità. Un rappresentante di Molfetta (tipo Pro-Loco) poteva entrare in contatto con i Tour Office delle Società di Navigazione per valorizzare e pubblicizzare le bellezze della nostra Città in modo da entrare nelle opzioni delle escursioni vendute a bordo? Gli equipaggi delle navi in questione, parlo di circa 120.000 persone, sono dei potenziali acquirenti. Lo hanno capito negli USA e in Olanda, per questo, alcuni centri commerciali, organizzano mezzi di trasporto gratis per portare queste persone a visitare i propri negozi. Qualcuno ci ha fatto un pensierino? Direttore, da scrivere e parlare sull'argomento ci sarebbe ancora tanto. Ma da uomo di mare, sono ottimista e credo che questa volta qualcosa di buono sarà fatto nell'interesse della collettività. Cordialmente».
Autore: Saverio La Forgia
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