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Molfetta 2020, un anno da dimenticare
15 dicembre 2020

Annus horribilis per Molfetta. Con il 2020 che lentamente arranca verso la propria conclusione, portando su di sè le ferite e lutti provocati dal Covid19, la città della pace prova a fare i conti con quanto vissuto quest’anno; dove gli striscioni appesi al balcone con su scritto “andrà tutto bene” sono stati a poco a poco sostituiti con un laconico “vedremo”. Sì perchè l’onda di ottimismo e certezze granitiche che erano state propagandate in modo scriteriato dalla “Molfetta Positiva” del sindaco Tommaso Minervini a partire dal 2017 si sono trasformate, anche per via della pandemia da coronavirus, in un lento e (pare) inesorabile declino fatto dallo stesso clima e grigiume che ritroviamo nella nostra comunità in questi giorni di dicembre. Sanità, ambiente, cultura: alcuni pilastri di una città sana sono gli stessi settori messi sotto scacco dall’arroganza di una gestione amministrativa che si è ritrovata a fare i conti a inizio novembre con uno scandalo che vede indagate 23 persone tra cui il sindaco Tommaso Minervini, funzionari e dirigenti comunali e l’ormai ex assessore ai Lavori Pubblici Mariano Caputo e la già consigliera comunale del centrodestra (Forza Italia) Sara Castriotta. SANITÀ Con l’attivazione dei 10 posti letto di terapia subintensiva nell’ospedale Don Tonino Bello, la postazione per il drive – through e riorganizzato il pronto soccorso dividendolo in percorsi per pazienti Covid e non, Molfetta ha tentato di migliorare una situazione sanitaria locale in cui, se da una parte tenta di tamponare l’emergenza con 430 casi positivi (dato al 4/12/2020, circa 40 volte superiore rispetto al primo lockdown), vi è un depotenziamento della struttura ospedaliera che in pochi anni ha visto perdere 10 Primari, andati in pensione e mai sostituiti, assenza del reparto di Nefrologia (pur essendoci 4 posti letto dedicati nella seconda ala di medicina generale da aprile di quest’anno) e una previsione di chiusura dei reparti di Urologia e Cardiologia secondo il Piano di Riordino Ospedaliero regionale (PRO) del marzo 2016 e la successiva delibera di Giunta Regionale n. 53 del 23 gennaio 2018. Nel frattempo il piano anti-covid più volte annunciato con comunicati stampa dal delegato alle attività connesse allo stato di emergenza determinato dalla pandemia Covid 19 Pasquale Mancini è ancora fumoso e privo di obiettivi, a parte una campagna di informazione che dovrebbe raggiungere 13.000 persone attraverso whatsapp, app trasversale si ma non usata da chiunque. Non è dato sapere intanto di chi sarebbero questi numeri, come sono stati acquisiti dallo stesso ma soprattutto da chi dovrebbero essere gestiti per la comunicazione. AMBIENTE La cementificazione selvaggia che vede il nostro Comune consumare 1.012 ettari di terra (10 milioni e 120 mila m²) solo nel 2019, con un aumento del 6.8% rispetto all’anno scorso (dati Ispra 2019), ha portato alla nascita di quello che da molti viene considerato un ecomostro in costruendo nei pressi del comparto B2.1 (area dell’ex “Park Club”), dove la volontà politica di questa amministrazione ha fatto molto per portare avanti, e in modo celere, gli inizi dei lavori. L’edificio si presenta in tutta la sua mostruosità all’interno dell’ex parcheggio della piscina comunale, che vede rivivere un’ennesima tragedia dopo l’affido di gestione per 25 anni da parte della Sport Management Spa nel novembre 2018, azienda veronese che si era presentata davanti all’amministrazione Minervini con numeri da società di serie A: 30 anni di esperienza nel settore, società per azioni dal 2010, 50 gestioni all’attivo in diverse regioni, il primo investimento nel Mezzogiorno. L’ impianto sportivo di Via Longone della Spina, che sarebbe dovuto essere pronto già per maggio 2020, oggi aspetta l’esito del concordato preventivo da parte dell’azienda, che ne ha chiesto l’ammissione al Tribunale di Verona: una procedura concorsuale del diritto fallimentare italiano a cui può ricorrere un debitore se si trova in uno stato di crisi o di insolvenza, per tentare il risanamento evitando il fallimento. A questo disastro si aggiungono ulteriori cantieri moltiplicatisi a macchia d’olio tra i vari comparti in cui è suddivisa la nostra città, approfonditi da Paola Natalicchio nel numero precedente di Quindici, e che non tengono conto dei dati statistici della popolazione: dal 2012, infatti, il numero di cittadini è in costante diminuzione, passando dai 62.478 del 2001 agli attuali 59.044, dove il numero di nascite è il secondo dato più basso dal 2002 e gli anziani (dai 65 anni in poi) rappresentano un terzo della popolazione (Dati Istat 2020). Molfetta invecchia, non si rigenera come dovrebbe mentre attorno a sè la bolla edilizia rischia di scoppiare tra il moltiplicarsi di case nuove di zecca ma vuote: il tutto in un contesto dove il piano regolatore generale della città continua a essere seguito pedissequamente pur essendo stato avviato alla fine degli anni ’80, adottato nel 1996 e approvato nel 2001, con una previsione insediativa di circa 70.000 abitanti nel 2007. Una follia perseguita in nome degli intoccabili diritti edificatori e di una megalomania che non sembra avere limiti. Ultimo caso è il terminal ferroviario da 12,5 ettari che taglierà l’agro molfettese, dilaniandolo, per connettersi al nuovo Porto Commerciale, ancora oggi incompleto, senza prospettiva concreta e identità. Il costo di investimento in termini economici sarà di 70 milioni di euro, mentre non calcolabile sarà il suo effettivo ruolo per dare un senso strategico a una cattedrale nel mare che da anni ha chiuso l’orizzonte tra cassa di colmata e i tetrapodi in cemento armato. CULTURA Molfetta capitale della cultura e città dei teatri, ma è davvero così? Pur la positiva riapertura al pubblico del Pulo di Molfetta, restituita dopo anni alla fruizione di cittadini e turisti grazie alla convezione siglata a settembre del 2018 tra il Comune di Molfetta e la Città metropolitana di Bari e chiusa poco dopo causa Covid, la città si è ritrovata esclusa al concorso del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo per l’ individuazione della Capitale italiana della Cultura 2021. A questo si aggiunge il caso del nuovo progetto del teatro comunale, quello da 7 milioni di euro che dovrebbe ospitare sino a 1.200 spettatori, sotto osservazione da parte della Procura di Trani nel caso “Appaltopoli”. Accusato per corruzione è Orazio Lisena, architetto e funzionario comunale, che avrebbe accettato alcuni regali, tra cui una bici per il figlio, in cambio dell’incarico di progettazione del teatro comunale e di collaudo dei lavori di riqualificazione della biblioteca comunale ora in stallo, e sulla quale nei mesi scorsi il Comitato dei giovani “Voce allo studio” aveva già espresso perplessità sull’apertura nei tempi previsti dal primo cittadino molfettese. Se certamente il coronavirus ha dato un forte e negativo impatto in un settore come quello della cultura, poco è stato fatto dall’assessorato dedicato per supportare l’esistenza delle associazioni culturali sul territorio, che si sono viste ricevere un ridotto e minimo contributo economico durante gli eventi dell’estate molfettese, unico periodo dell’anno privo delle forti restrizioni di carattere sanitario presenti invece in questo momento. E se tutto ciò non bastasse per definire orribile l’anno della nostra città, la situazione politica peggiora ulteriormente la situazione. Dopo le regionali vinte da Michele Emiliano, il sindaco Tommaso Minervini e l’attuale consigliere regionale Saverio Tammacco si sono ritrovati politicamente isolati: da una parte orfani di Raffaele Fitto, da loro sostenuto e dimissionario al primo consiglio regionale per mantenere il suo posto nel Parlamento Europeo, dall’altra nel bel mezzo di una bufera politica che vede la maggioranza interna sempre più dilaniata tra lo scandalo appalti e una resa dei conti che è stata definita dal Partito Democratico “verifica amministrativa”. In ballo la delega ai lavori pubblici, in mano a Mariano Caputo fino a qualche mese fa dall’inizio dell’amministrazione Minervini, e il baricentro del governo cittadino alterato ancora una volta con l’ingresso sostanziale in maggioranza di Pino Amato e della formazione del gruppo consiliare “Popolari per Molfetta”. L’intenzione è di scongiurare a tutti i costi la fine prematura dell’esperienza amministrativa, con Minervini che non considera in nessun caso l’opzione dimissioni da parte sua. Sta perdendo la città, o forse ha già perso, parafrasando il titolo di una canzone di Niccolo’ Fabi tanto inequivocabile quanto evocativa nel suo testo, così forte nel suo contenuto da poter riconoscere in alcune parti la situazione di Molfetta. Per questo servirebbe uno scatto di reni da parte dei cittadini che ancora oggi continuano a impegnarsi, credere in modo sincero e genuino nella propria città, sempre meno protagonisti e incisivi, affinchè da un brutto 2020 possa nascere un buon 2021 con lo sguardo rivolto all’anno successivo, quando la città ritornerà al voto. © Riproduzione riservata 

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