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Madame Molfettà protagonista di una commedia in vernacolo
15 gennaio 2014

Chi continua ad essere convinto dell’immobilismo culturale della città, corre il rischio di essere smentito. Si susseguono manifestazioni, a cura di associazioni locali, che dimostrano il contrario, manifestazioni che testimoniano, se ancora se ne avvertisse il bisogno, non solo l’impegno artistico, ma anche lo spessore umano di coloro che le organizzano e che investono, gratuitamente, il proprio tempo e le proprie energie. Questi gli obiettivi che hanno animato gli artisti che, nell’auditorium del Convento dei Frati Cappuccini, hanno messo in scena una rappresentazione teatrale in vernacolo “Madame Molfettà” in collaborazione con Mimmo Santoro, presidente di Assicral Italia Network, gli attori Felice Altomare, Cosimo Boccassini e Silvia Mastropasqua, riunitisi in AS.SO Arte Associazione culturale con presidente Michele Losito, hanno portato in scena, all’interno dell’auditorium restaurato una pièce teatrale in vernacolo, la cui protagonista è la nostra città e le sue bellezze. Molfettà, con accento francese, si rivela tale non solo per i suoi palazzi e le ricchezze culturali ma anche per il suo lessico. Felice Altomare e Silvia Mastropasqua nel primo atto rappresentano una coppia, costretta a fare i conti con la penuria di lavoro che spinge il capofamiglia, in attesa di essere retribuito per la sua partecipazione ad un film, ad emigrare a Milano per vendere le pietre dei palazzi antichi di Molfetta. A Milano incontrerà un colto pensatore che lo metterà in crisi, lo interrogherà, rivelandosi alla fine un nullafacente. Nel secondo atto Felice Altomare interpreta un vecchio morente assistito da Silvia Mastropasqua, badante che cerca rendere più “soft” gli ultimi momenti di vita del suo “datore di lavoro” e quando giunge al suo capezzale il vecchio amico interpretato Cosimo Boccassini, costringe quest’ultimo a fingersi persone care all’amico, fino ad impersonare il notaio al quale dettare le ultime volontà per scoprire quindi che… Rappresentazione esilarante, pregna di vocaboli in dialetto arcaico, di un umorismo sottile, mai volgare che ha fatto ridere, sorridere e riflettere, con attori generosi che hanno messo da parte le proprie individualità per spirito di gruppo, solo come dono verso la propria città. Emblematico il luogo ove la commedia è stata rappresentata, l’auditorium del convento dei Frati Cappuccini, un gioiello artistico reso fruibile dal Rettore Padre Francesco il quale, con la collaborazione dell’Associazione AS.SO Arte, intende trasformarlo in luogo di aggregazione culturale per tutti i cittadini del quartiere che chiedono a gran voce di poter partecipare a spettacoli, eventi, corsi. AS.SO Arte ha progetti ambiziosi: intende utilizzare la rassegna Febbraio Lirico, intende portare a Molfetta i maggiori tour operators e gli amministratori delle principali catene alberghiere per discutere del rilancio turistico della nostra città; non dimentichiamo che l’associazione opera dal 2006, quando per prima iniziò ad occuparsi del rilancio del centro storico primogenita organizzatrice di sagre che oggi si susseguono numerose. Il punto d’incontro di tante ricche ed eterogenee personalità è l’amore per Molfetta, amore che porta ad mettere in scena, con quello spirito cocciuto che caratterizza solo i “pasionari” e gli uomini che ancora sognano, spettacoli il cui ricavato è “investito” nel risanamento e ristrutturazione di beni culturali come l’intervento portato a termine alle campane del Convento dei Frati Cappuccini. Alors chapeau Madame Molfettà.

Autore: Beatrice Trogu
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