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Le dimissioni di Walter Veltroni: parole e sensazioni dei giovani del PD di Molfetta
23 febbraio 2009

MOLFETTA - Anche i Giovani Democratici di Molfetta hanno commentato le dimissioni di Veltroni dal Pd. Ecco la loro riflessione: «Volti un po' tristi la sera delle dimissioni del segretario, ma tantissimi commenti, diverse voci e, sempre, quella piacevole e positiva animosità che, da tempo ormai, caratterizza il gruppo dei Giovani del Partito Democratico della nostra città. Quelle voci abbiamo deciso di raccoglierle così come si sono levate: abbiamo voluto farci sentire a proposito di quello che è accaduto nel partito perché noi ci sentiamo fortemente parte di questa idea che Walter Veltroni ha portato avanti in questi mesi come una bandiera e per dire che nei suoi colori noi ci siamo riconosciuti da subito e continuiamo assolutamente a farlo. Voci di personalità differenti che portano con sé storie di partito, esperienze lavorative e di studio, voglia di non essere semplicemente gente che “sta a guardare” o, peggio, che “esegue un compito impartitogli”. Noi Giovani Democratici ci sentiamo questo e senza paura di farci ascoltare, senza il timore di dover pesare le parole, abbiamo voluto dire la nostra e farlo in modo semplice e diretto, in questo modo insomma: «[…] forse in questi primi mesi di vita del PD qualcosa non ha funzionato, qualcuno ha sbagliato e Veltroni, per colpe non sue, non ha avuto la forza necessaria per remare contro un sistema fortemente volto al passato, ad alcuni “modi da prima Repubblica”. […] Ma anche se la persona Veltroni si è dignitosamente fatta da parte, a noi sono rimaste le sue idee che sono importanti e la cui eco sappiamo sarà ancora fortissima e fondamentale per la crescita di questo partito. Veltroni voleva un partito forte, che fosse propulsore per un radicale rinnovamento della classe dirigente, sensibile all'ambiente e all'utilizzo di nuove fonti energetiche, che lottasse per garantire un lavoro stabile per i giovani. In tutto questo noi non possiamo riconoscerci perché tutto questo siamo noi e dobbiamo credere di poterlo portare ancora avanti». Roberto «Veltroni ha saputo accendere in molti giovani la speranza che si potesse fare una politica diversa, fatta di valori e fondata su responsabilità e rispetto. Le sue dimissioni hanno suscitato molta amarezza in tutti quei giovani che si sono avvicinati alla politica proprio grazie a lui che hanno creduto in quel progetto e in quel sogno, ma contemporaneamente, ci hanno mostrato cosa può essere la coerenza di un uomo politico serio, appassionato e generoso – aggettivi di cui oggi si è perso il senso soprattutto in politica – il quale ha voluto far capire, forse proprio a noi giovani, come la politica non sia una cosa personale, ma di tutti. Penso che sia questo l'insegnamento più importante che deve spingerci ad andare avanti a far sì che quel sogno possa essere giorno per giorno sempre più concreto». Sergio «Dopo le dimissioni del segretario si è subito parlato di una “batosta tremenda” e a tanti buoni propositi sembrava non dovesse seguire nulla di concreto. Lo strumento delle primarie poi si è mostrato subito come una soluzione che avrebbe potuto complicare ulteriormente le cose e portarle lontano ancora di più da quell'esigenza di concretezza che tutti sembravano chiedere a gran voce. Poi c'è stato Franceschini e il suo intervento emozionante con cui ha mostrato di poter essere la persona giusta e di esserlo in continuità con quanto costruito proprio insieme a Veltroni e coraggiosamente proiettato verso il futuro del partito e, magari del paese. E allora auguri!». Pierpaolo «[…] forse ad un uomo che credeva veramente nella novità e bontà del suo progetto politico non gli è stato permesso di portarlo avanti. E forse, anche troppo spesso e in occasioni importanti, ci siamo dimostrati incapaci di trasmettere un'idea chiara, precisa, forte incarnata da un leader che andava sostenuto con altrettanta convinzione. Forse abbiamo trasmesso debolezza e confusione nel prendere le decisioni e nel portarle avanti perché il partito ha ceduto troppo spesso ad una politica di personalismi. La voce del partito deve essere una sola, anche se ad essa si è giunti ascoltandone mille di voci! […] Veltroni si è dimesso perché “è un grande” ed è stato capace, cosa rarissima nel nostro paese, di abbandonare dignitosamente la sua poltrona perché ha pensato che quello non fosse più il suo posto. Tutto questo non può non far riflettere soprattutto noi giovani che portiamo entusiasmo e tantissima voglia di fare in questo soggetto politico: forse possiamo dimostrare di essere diversi, più compatti e uniti e pronti a lavorare per un progetto unitario che ci veda sempre tutti insieme. Un leader infatti può essere “forte” solo se unita e forte è la base che lo sostiene: e noi crediamo nel progetto che ha determinato la nascita di questo partito e vogliamo ancora dedicarci con forza a realizzarlo perché noi ci crediamo e possiamo farcela!». Terry «Walter Veltroni si è dimesso perché è una persona seria e le sue dimissioni sono la conferma che il suo progetto politico avrebbe trovato tantissime difficoltà ad imporsi in una società, quale quella italiana, ricca di corporazioni e di privilegi ed anche in un partito come il PD estremamente variegato e complesso. Tocca ai giovani PD far sì che quell'idea di politica e di partito continui ad imporsi nonostante le resistenze da parte di certi "dinosauri politici" che intanto si metteranno da parte quando saremo noi militanti (di ogni età) ad isolarli ed a far capire che il PD è nato per costruire un'Italia davvero nuova». Raffaele Ecco alcune delle nostre voci e delle nostre idee: utopiche per chi non vuole capire e continua a nascondere la testa sotto la sabbia; concrete e fortemente democratiche per chi crede che un paese migliore si può e si deve fare». I Giovani Democratici
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SE GUARDIAMO FUORI... E LEGGIAMO CIO' CHE SCRIVONO DI NOI... CI RENDIAMO CONTO DEL PERICOLO REALE CHE STIAMO CORRENDO. EL PAIS.COM - MIERCOLES 25/02/2009 - EDITORIAL - Patrullas ciudadanas - La última idea de Berlusconi para combatir la inseguridad criminaliza la inmigración. La tentación de gobernar al hilo de los sondeos de opinión es creciente en los sistemas representativos. Resulta más atrayente cuando, como le sucede a Silvio Berlusconi, se cabalga en la ola de la popularidad ciudadana. Y puede hacerse irresistible si, como es el caso de Italia, se carece de una oposición articulada, o más bien de cualquier oposición digna de tal nombre. El primer ministro italiano no se caracteriza por su respeto por las instituciones, pero con la descomposición del centro-izquierda y la dimisión de Walter Veltroni, Berlusconi y sus socios se sienten con las manos definitivamente libres. Uno de los temas estrella del gobernante derechista italiano es la inseguridad ciudadana, real o percibida. Para combatirla ha llevado soldados a las calles de algunas ciudades. Y a esta inquietud responde la reciente aprobación del Gabinete, por vía de urgencia, de un decreto que endurece las medidas contra la violencia sexual y la inmigración ilegal. Su origen no es el aumento de los delitos sexuales en Italia, que se han reducido en torno a un 10% el año pasado, sino el encadenamiento de varios episodios de violación, atribuidos a inmigrantes, que han conmocionado a la opinión pública y han derivado en el asalto y apaleamiento de algunos de ellos, especialmente rumanos. Las medidas gubernamentales, que harán sin sobresaltos su singladura parlamentaria dada la mayoría absoluta de Berlusconi, incrementan las penas por violación y prolongan el internamiento de los inmigrantes en los centros de identificación. Pero la más controvertida es la que permite la formación de patrullas ciudadanas -a petición de los alcaldes, a cargo de vecinos desarmados y voluntarios y coordinadas por los delegados del Gobierno- con la misión de avisar a la policía en caso necesario. Las rondas son un viejo caballo de batalla de la xenófoba y recobrada Liga Norte, parte de la coalición en el poder. Asociaciones policiales han denunciado el riesgo de vigilantismo de una medida cuyo mayor peligro, sin embargo, es la inevitable criminalización implícita del inmigrante. La utilización interesada del binomio delincuencia-inmigración es, además de potencialmente explosiva, incompatible con un Estado democrático. Pero la serenidad y el rigor no es el fuerte de un Berlusconi que ha hecho del arrebato emotivo -véase el reciente caso de Eluana Englaro- una de sus marcas de fábrica como gobernante. www.elpais.com/articulo/opinion/Patrullas/ciudadanas/elpepiopi/20090225elpepiopi_2/Tes

Chiedo scusa a Jonathan Livingston: trasporto una sua opinione. Mi sembra quanto mai reale. A tutti i giovani del PD. SE Se riesci a non perdere la testa, quando tutti intorno la perdono, e se la prendono con te; Se riesci a dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano, ma a cogliere in modo costruttivo i loro dubbi; Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere; Se sai non ricambiare menzogna con menzogna, odio con odio, e tuttavia riesci a non sembrare troppo buono, e a evitare di fare discorsi troppo saggi; Se sai sognare - ma dai sogni sai non farti dominare; Se sai pensare-ma dei pensieri sai non farne il fine; Se sai trattare nello stesso modo due impostori - Trionfo e Disastro-quando ti capitano innanzi; Se sai resistere a udire la verità che hai detto dai farabutti travisata per ingannare gli sciocchi; Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai tutti consumati, le cose a cui hai dato vita, ormai infrante; Se di tutto ciò che hai vinto sai fare un solo mucchio e te lo giochi, all'azzardo, un'altra volta, e se perdi, sai ricominciare senza dire una parola di sconfitta; Se sai forzare cuore, nervi e tendini dritti allo scopo, ben oltre la stanchezza a tenere duro, quanto in te nient'altro esiste, tranne il comando della volontà; Se sai parlare alle folle senza sentirti re, o intrattenere i re parlando francamente, Se nè amici nè nemici riescono a ferirti, Pur tutti contando per te, ma troppo mai nessuno; Se riesci ad occupare il tempo inesorabile dando valore a ogni istante della vita; il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro, e, ancor di più, ragazzo mio, Sei un UOMO. R.Kipling

Ai tanti giovani del PD, da vecchio militante, in questo momento di scoramento, ma allo stesso tempo di grande lucidità, voglio ricordare proprio l'impegno giovanile di Walter Veltroni. Nel 73, a soli 18 anni, Walter è funzionario a tempo pieno della FGCI romana, di cui diventerà poi segretario. Nel 1974 è tra gli organizzatori della manifestazione "Togliatti con noi". Negli stessi anni è direttore di "Roma Giovani", mensile della Federazione Comunista Romana, sulle cui pagine il 13 settembre del 1976, a quattro giorni dalla scomparsa, ricorderà il compagno Mao Tse Tung. Nel 1976, a 21 anni, diventa consigliere comunale del PCI a Roma. Nel 1980 è a Botteghe Oscure. Nel 1981 pubblica, per Savelli, il volume "Il sogno degli anni '60", nel quale raccoglie una preziosa testimonianza di Gianni Morandi sul Cantagiro. L'anno successivo pubblica, sempre per Savelli, il volume "Il calcio è una scienza da amare". L'apoteosi è nel 1983: a 27 anni è eletto nel Comitato Centrale del PCI. Siamo a Milano, al XVI Congresso del PCI, che vide la partecipazione dei partiti comunisti russo, cinese, bulgaro, polacco, tedesco-orientale, rumeno, coreano. Diventa responsabile dell'importante sezione Comunicazione di Massa. Morto Berlinguer è vicino al futuro segretario Natta. Su "Critica Marxista", nel 1985, pubblica un importante saggio sull'ultimo Berlinguer. Nel 1987, a soli 32 anni, come plenipotenziario del PCI per l'informazione, grazie ad accordi con Biagio Agnes ed Enrico Manca, riesce ad ottenere il controllo della terza rete, come ricorda Nello Ajello. Nello stesso anno diventa capo della sezione Stampa e propaganda del Comitato Centrale del PCI. Nel 1988 è nella segreteria nazionale del PCI. Siamo arrivati al 1989. Eh! il 1989! Ma Veltroni ha 34 anni e non è più giovane. La mia ricostruzione finisce qui. Cari giovani del PD, se avete compiuto i 34 anni, anche senza un '89 di mezzo, vi conviene diventare adulti; proprio come Veltroni.

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