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La protesta dei sindaci di Molfetta e Corato Natalicchio e Mazzilli contro Emiliano: “tagli agli ospedali fatti senza considerare i numeri che parlano di produttività ed efficienza”. Il consigliere regionale Minervini: è stata pagata una cambiale politica a Bisceglie Conferenza stampa davanti all'ospedale “Don Tonino Bello” con giornalisti, medici, infermieri, consiglieri comunali, cittadini e perfino malati che chiedono una revisione del piano di riordino
05 marzo 2016

MOLFETTA – Sono veri e propri atti di accusa al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (che è anche assessore alla sanità) da parte dei sindaci di Molfetta Paola Natalicchio (centrosinistra) e di Corato Massimo Mazzilli (centrodestra) e del consigliere regionale di Sel Guglielmo Minervini, che si sentono presi in giro per il “colpo di mano” come è stato definito, il piano di riordino ospedaliero (nella foto: Natalicchio, Mazzilli, Minervini).

Mentre vergognosamente tacciono rappresentanti di centrodestra (al di là dei proclami e delle chiacchiere che hanno sempre sciorinato in consiglio comunale i vari Roselli, Caputo, Tammacco) e si registra il silenzio da parte del sen. Azzollini che sempre a parole promette di impegnarsi per Molfetta, è c’è inspiegabilmente anche buio da parte di alcune parti del centrosinistra a cominciare dal Pd e di qualche consigliere in conflitto di interesse, per finire a Rifondazione, il sindaco di Molfetta e quello di Corato, superando anche  le posizioni di destra e di sinistra, hanno avviato una battaglia in difesa degli ospedali delle rispettive città, a favore dell’interesse della comunità e delle strutture pubbliche.

Nell’annunciata conferenza stampa (guarda il video) davanti all’ospedale di Molfetta i tre rappresentanti istituzionali hanno protestato con la partecipazione del presidente del consiglio comunale Nicola Piergiovanni (che si aggiunge a convocare una seduta ad hoc), di alcuni consiglieri comunali, di medici, infermieri, di rappresentanti della Consulta femminile, dei donatori della Fidas e di esponenti del tribunale dei diritti del malato e di cittadinanzattiva, cittadini e perfino malati.

Pochi punti essenziali, ma tutti pesanti, a confermare l’irrazionalità di un piano di riordino ospedaliero che appare politico (la domanda in tal senso è stata posta dal direttore di “Quindici” Felice de Sanctis) e penalizzante, senza che sia stato condiviso non solo col territorio, ma con gli stessi esponenti politici ed istituzionali, accantonando criteri di produttività. La delibera regionale, ha rivelato anche la scarsa coerenza fra le dichiarazioni di rassicurazione fatte da Emiliano due giorni prima proprio ai sindaci, che alla fine si sono sentiti presi in giro.
Questi in sintesi gli “atti di accusa” (l’articolo completo con dichiarazioni e numeri potrete leggerlo sul prossimo numero della rivista mensile “Quindici” in edicola il 15 marzo)

  1. si tratta di un colpo di mano, di un’operazione politica, di una cambiale politica pagata al sindaco di Bisceglie Francesco Spina per il suo passaggio dal centrodestra al Pd di Emiliano, con un ritorno al passato quando le scelte erano frutto di mediazioni e favori politici e non di criteri oggettivi, con la conseguenza dell’attuale disordine nella sanità pubblica;
  2. metodo antidemocratico e presa in giro dopo le rassicurazioni; gioco delle tre carte
3) Favore ai privati, spostando il baricentro a favore delle strutture convenzionate e non;

4) Tagli oggi, col rischio di inefficienza operativa, che giustificherebbe la chiusura domani: un sospetto molto forte;

5) Ignorati i criteri di produttività e di efficienza dei reparti che vengono soppressi passando da 101 a 76 posti letto (“forse non siamo simpatici, oppure siamo alla sfortuna geografica”, Paola Natalicchio);

6) Rischio di doversi recare fino ad Altamura, con la deficitaria situazione dei trasporti e delle strade, mentre si concentra su Bari un bacino di utenza tra i 250 e i 300mila abitanti: quanto l’intera provincia di Brindisi; eppure la produttività di chirurgia, di urologia e dell’ambulatorio di pediatria che verranno soppressi, è altissima;

7) Scomparsa del progetto del nuovo ospedale comprensoriale di eccellenza tra Molfetta e Bisceglie, che pure era stata discusso in un vertice con i sindaci.

Il sindaco di Molfetta Paola Natalicchio ha portato la solidarietà “ai medici che vivono con grande disorientamento quello che sta accadendo in queste ore”.

 “Facciamo una battaglia contro questo piano di riordino con dati alla mano – ha detto la Natalicchio – Nel sud barese restano nei due ospedali di base di Monopoli e Putignano oltre 300 posti letto. Nel nord barese, con la chiusura a Terlizzi, negli ospedali di base di Corato e Molfetta ci saranno meno di 160 posti letto, la chiusura di reparti, il taglio altri posti e di ambulatori. A Molfetta passiamo da 107 posti a 76, perdiamo il reparto di cardiologia, urologia e l’ambulatorio di pediatria che negli ultimi mesi era stato rafforzato con una seconda pediatra. Questa è la prima cosa che deve spiegarci il presidente Michele Emiliano”.

I dati sono riassunti in una infografica distribuita alla stampa (vedi foto). “Gli interventi di chirurgia – spiega il sindaco Paola Natalicchio – sono stati 803 nel 2014 e 787 nel 2015. L’indice chirurgico, che indica l’appropriatezza dei casi trattati e la complessità/gravità delle patologie, per l’Unità Operativa di Chirurgia che si sta ridimensionando è stato il più alto tra gli ospedali della nostra Asl. Chiediamo che i dati del nostro ospedale non siano calcolati e ricompresi nell’hub del San Paolo ma che vengano presi in considerazione esattamente quelli del nostro presidio, che nei reparti chirurgici ha un rapporto costo/ricavi produttivo. E invece si tagliano 8 posti letto e si elimina la cardiologia, fondamentale per interventi più complessi e per la funzionalità dello stesso pronto soccorso. Si chiude lo storico reparto di Urologia, anche questo con indici tra i più alti nell’ultimo anno, si smantella una equipe di medici, infermieri e operatori in favore di un reparto assente e tutto da costruire al San Paolo. Senza gli attuali reparti anche quelli che sono stati garantiti dal piano soffriranno, con il rischio di diventare presto improduttivi e finire nella prossima mannaia dei tagli, in cui a quel punto sarà chiuso tutto l’Ospedale”.

C’è infine la questione della pediatria e del punto nascita di Corato: “Chiude l’ambulatorio che eravamo riusciti a potenziare alcuni mesi fa e nell’ultimo anno aveva registrato 1.200 accessi e effettuato 321 consulenze per il pronto soccorso. Chiude insieme alla UO di pediatria di Corato, da cui da tempo dipende. Cosa succederà ai bambini di Molfetta, Ruvo, Terlizzi, Giovinazzo? L’ambulatorio li segue per la pneumologia, le allergie, la dietologia. Con un afflusso importante e una consulenza pediatrica indispensabile al nostro pronto soccorso. Chiudendo anche la pediatria di Corato, insieme al punto nascita, i bambini di Molfetta dovranno dividersi tra i 10 posti letto di Bisceglie e i 12 del San Paolo di Bari. Senza poter più accedere allo SCAP (ambulatorio di consulenza pediatrica) di Bisceglie e senza nemmeno una OBI (Osservazione Breve Intensiva) pediatrica in zona. Non si garantisce così la sanità pubblica”.
“La battaglia sull’ospedale di Molfetta inizia adesso. E la faremo fino in fondo”, conclude il sindaco che relazionerà nel prossimo Consiglio Comunale, “l’affinità politica, non può attenuare la delusione e la rabbia  della gente”. Non possiamo dividerci sul diritto alla salute dei cittadini”

Il sindaco di Corato, Massimo Mazzilli, ha portato anche lui alcuni dati significativi sull’efficienza dei reparti tagliati, che conferma come non siano stati seguiti criteri di produttività e di efficienza, ma solo politici, al punto che i veri dati sono stati taciuti da Emiliano. Basti pensare che cardiologia produce ricavi per 700mila euro l’anno in più rispetto ai costi. Ecco le grandi incongruenze del piano. Col depotenziamento si vuole arrivare a rendere le strutture inefficienti per sopprimerle definitivamente dopo? Mazzilli ha anche lui sottolineato la discriminazione fra sud (avvantaggiato) e nord barese (penalizzato) ricordando che la sanità si finanzia anche con l’Irap e quindi, considerato il peso di questo bacino di utenza, non si poteva sopprimerlo. “Non possiamo accettare che per questioni geopolitiche, vengano penalizzati territori che devono crescere a scapito della popolazione”.

“Alla fine la Bat avrà tre ospedali di primo livello, perché col rafforzamento anche questo Comune diventerà di 1° livello. Si sarebbe potuto ragionare in modo più razionale, soprattutto tenendo conto dei numeri. Manca la terapia intensiva della rianimazione per ostetricia e ginecologia? Invece di sopprimere questi reparti, basta mettere un paio di posti letto, senza danneggiare alcuno”.

Dopo il sindaco Mazzilli, anche il consigliere regionale Guglielmo Minervini ha risposto alla domanda del direttore di “Quindici” sui criteri politici seguiti da Emiliano. “Ci stiamo allontanando non solo dalle leggi, ma dagli indici di produttività, mancano o ci sono state nascoste le analisi epidemiologiche che spingerebbero alla soppressione. Ci dovrebbero spiegare perché vengono premiati alcuni e penalizzati altri ospedali? Non abbiamo alcuna intenzione di ingoiare il rospo dei tagli. Io ho usato il massimo rispetto nelle riunioni di maggioranza con il presidente Emiliano perché forniva delle rassicurazioni a carte coperte, quando le carte sono state scoperte, abbiamo visto che queste rassicurazioni non erano altro che il gioco delle tre carte. Se il piano così com’è oggi dovesse essere confermato, le popolazioni hanno il legittimo diritto di far valere l’opposizione più violenta, perché non c’è alcuna logica sanitaria nei tagli. Dove saranno riallocati i posti letti soppressi? Nella sanità privata? Anche qui si gioca a carte coperte. E’ inaccettabile spostare il baricentro dalla sanità pubblica a quella privata”.

Guglielmo Minervini ha annunciato di aver presentato un’interrogazione in consiglio regionale, mentre Sel sta discutendo sulla valutazione da dare a questo piano di riordino.

In conclusione la presidente della Consulta femminile di Molfetta, Alina Gadaleta Caldarola, ha detto che “intende chiedere ragioni di queste scelte fatte in nome di costi e bilanci aziendali a discapito della umanità e salute dei cittadini. Come si può chiudere, spostare, ridurre posti letto e reparti in  previsione di accorpamenti in grandi ospedali che ancora non ci sono? Senza neanche assicurare prima quei servizi territoriali di assistenza e prevenzione promessi da tanto e mai attuati?”.

Dopo la protesta, da Bari qualcuno invia segnali di disponibilità a fare passi indietro. Si spera prevalga la ragione sulle scelte politiche o sulle cambiali da pagare a Bisceglie: non è campanilismo, ma razionalità al servizio della comunità, sia sul piano della sanità, che su quello dell’economia e dell’efficienza.

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