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La grotta del S. Crocifisso a Lama Martina
15 aprile 2021

Tra il 1985 e il 1997 percorsi molte volte il corso di Lama Martina, attratto dalla sua diversità naturalistica, paesaggistica, toponomastica, ecc. Avendo a disposizione molti elementi storici, nel 1997 pubblicai il risultato di tale ricerca sulla rivista “Studi Molfettesi” edita dal Comune di Molfetta. Di molti toponimi rurali trovai i riscontri storici-toponomastici ma di uno, in particolare, non riuscivo a spiegarmelo. Era ricorrente nella toponomastica rurale l’indicazione in loco la grotta del Crocifisso seu le Sammarelle o le varianti toponimiche Lama S. mo Crocifisso oppure Lama Crocifisso seu Lama Pericoli. Questi toponimi si riferivano, in linea generale, ad una porzione di territorio agricolo ricadente a valle del ponte sulla strada rurale Samarelle e a monte del ponte ferroviario della Ferrovia Bologna-Lecce. La mia curiosità era proprio quella di rintracciare de visus la grotta del Crocifisso. La difficoltà era che tale toponimo non venne più citato quando fu rifatto il Catasto Terreni di Molfetta del 1879 e entrato in vigore nel 1930. Dall’incrocio di varie informazioni si era certi che il Capitolo Cattedrale di Molfetta era proprietario di un fondo rustico in contrada Samarelle. Rintracciata la relativa pianta sulla Platea del detto Capitolo al vol. 3 al foglio XVIII al n.12, tra i confinari a levante di esso viene riportata la Cappellania del S. Crocifisso appartenente alla Reale Azienda di Educazione (ex Gesuiti). Riportando la suddetta pianta sulla cartografia catastale di Molfetta, al Foglio 18 siamo riusciti a localizzarla alle particelle n. 59 e 60. Quindi il fondo della Cappellania del S. Crocifisso è quello segnato dalla particella n. 17. La grotta, essendo messa in alto a metà del costone sul lato nord e con l’uscio coperto da una lamiera e arbusti, era invisibile; devo ringraziare un antico proprietario di un fondo attiguo che mi indicò il luogo esatto. Riportiamo alcuni elementi storici inerenti la Cappellania del S. Crocifisso. Nel 1636 Lattanzio Passari vendette a Marino Farello una lama di 2 vigne in loco Samarelle. Lo stesso Marino nel 1638 comprò da Marino Mastroleonardo un’altra vigna contigua alle 2 vigne comprate prima; nella lama vi erano alberi di olive, siliquam (sciuscelle o pistazze), pere, mandorle e altri frutti. Don Filippo Farello di Marino e Covella de Gennaro era un sacerdote e alla morte di suo padre (1671) ereditò diversi fondi tra cui le 3 vigne alle Samarelle. Don Filippo fu promosso canonico e poi primicerio del Capitolo Cattedrale di Molfetta. Nel frattempo chiese al Capitolo di istituire una cappellania nel Duomo ma ottenne un rifiuto. Ripiegò allora dai Gesuiti che avevano eretto una grandiosa chiesa nel Borgo. Nel 1689, don Filippo Farello fondò il beneficio della Cappellania del S. Crocifisso e fu accettato da don Nicola Pascale rettore del Collegio dei Gesuiti. Tra le varie disposizioni la Cappellania fu fondata in suffragio di suo padre Marino; situata nella prima cappella entrando a sinistra, al centro dell’altare vi depose l’immagine del S. Crocifisso in un casamento di pietra. Il 3 maggio festività del S. Crocifisso il cappellano pro tempore doveva dare 20 libre di cera, far suonare la musica nei vespri, pagare 10 rotola di spari e dare un regalo di zucchero al rettore del collegio; in cambio questi doveva recitare il panegerico. Ogni giorno doveva essere accesa la lampada. Una volta costruito l’altare, a destra fu eretto il cenotaffio del padre Marino e di fronte fu messa una lapide che riporta in latino l’iscrizione della fondazione. Ne riportiamo la trascrizione: La religiosità di don Filippo Farello non poté rimanere in un solo luogo dopo aver costruito qui una cappella e disposto una funzione da celebrare ogni giorno in perpetuo per il padre Marino, si estese (fino) a Ercolano presso Napoli e lì, nella chiesa degli Scalzi di Santa Teresa, innalzata un’altra cappella per sé e stabilite due funzioni allo stesso modo ogni giorno da celebrare per sé (e)per la madre degnissima, affinché parlasse anche nelle pietre, questa lapide, testimone del fatto (e) testimone del (suo) animo, senza lingua ma tuttavia non muta, pose, nell’anno del Signore 1690. Don Filippo Farello lasciò la carica di primicerio donandola a don Stefano Tottola e si ritirò a Torre del Greco dove rivestì la carica di protonotario. Testò nel 1694 istituendo erede universale l’Ospedale degli Incurabili di Napoli. Con l’espulsione nel 1767 dei Gesuiti dal Regno di Napoli, fu istituita la Reale Azienda di Educazione per gestirne i beni e la Cappellania del S. Crocifisso, divenuta di patronato regio, ebbe una gestione separata compresa la nomina dei Cappellani pro tempore. Perciò nel 1775 cappellano era don Pasquale Porto; a seguire nel 1802 don Corrado de Candia. Nel 1802 il fondo a Lama Crocifisso fu venduto a Mauro Sergio Cappelluti; infatti, nello Stato di Sezioni del Catasto Terreni di Molfetta del 1825, il fondo è segnalato alla sezione B, n. 305-306-307 in testa al Cappelluti. Nel 1843 i redditi della Cappellania furono divisi in tre parti e affidata a tre sacerdoti col compito di celebrare le messe nella cappella rurale di S. Martino alle 7 Torri nel territorio di Giovinazzo ma facente parte della Diocesi Molfetta- Giovinazzo-Terlizzi. Infatti, Pasquale Prudente, guardiano campestre della contrada delle 7 Torri, dichiarò che il sacerdote don Nicola Coppolecchia celebrò le messe per tutto l’anno 1886 nella chiesa di S. Martino a Giovinazzo. Così pure dichiarò la stessa cosa a favore del sacerdote don Giacomo de Dato per il 1887. Termina così la storia della Cappellania del S. Crocifisso. © Riproduzione riservata

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