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La comunicazione nella campagna elettorale
15 giugno 2006

In questa lunga ed estenuante tornata elettorale, le schermaglie politiche si sono combattute più sul terreno della comunicazione che su quello, più tradizionale, dei comizi di piazza e delle grandi mobilitazioni. I quattro candidati alla poltrona di sindaco di Molfetta non hanno risparmiato nè soldi nè idee per la campagna di comunicazione politica delle coalizioni di appartenenza, sguinzagliando pubblicitari e grafici alla ricerca dell'idea vincente, almeno dal punto di vista comunicativo. Ad una prima analisi, la campagna comunicativa di maggiore attrazione, anche se non proprio di efficacia (e il risultato elettorale ne è una conferma), è apparsa quella di Matteo D'Ingeo, che è riuscito quasi sempre ad incuriosire l'opinione pubblica con i suoi manifesti. Sin dalla sua presentazione ha cercato di proporre una campagna comunicativa e politica aggressiva e sarcastica, quasi a voler ridicolizzare lo stesso sistema politico di cui è, gioco forza, parte integrante. Sono nati così i dieci partiti fittizi a sostegno della sua candidatura, con tanto di contrassegno elettorale: dai Malpancisti al Pugno nell'Occhio, dalla Confraternita di San Precario al Comitato Goggione Mai. Nonostante l'apparente casualità con cui sono stati concepiti i nomi e i simboli dei vari “partiti”, questi hanno fatto spesso da richiamo a dibattiti pubblici che lo stesso D'Ingeo ha tenuto in campagna elettorale. Fra le parole d'ordine della campagna elettorale di D'Ingeo c'è n'era una che è ritornata spesso e volentieri: “alternativa di sinistra”. Il messaggio lanciato era chiaramente a quegli elettori del centrosinistra delusi dalle scelte del gruppo dirigente e che venivano così tentati a dare fiducia ad una sinistra più “dura e pura”. Insomma, la comunicazione elettorale di D'Ingeo, che al primo impatto poteva sembrare di basso profilo, si è rivelata la più originale e ricercata. Lillino Di Gioia ha puntato moltissimo su questa campagna elettorale, e si è affidato all'esperienza di Antonello Mastantuoni che ha curato una campagna comunicativa di altissimo livello. A cominciare dalla “Campagna dei Cento”, cioè cento volti di cento elettori e militanti dell'Unione pronti a “giocarsi la faccia” per sostenere il candidato dell'Unione. Anche i manifesti più politici sono stati costruiti molto bene, con frasi d'effetto che attiravano sempre un buon numero di curiosi, mentre per il ballottaggio si sono scelti i grandi temi politici e sociali, come la fuga dei giovani laureati verso il Nord o la condizione degli anziani, per riproporre gli elettori ed i militanti dell'Unione in una veste del tutto nuova rispetto alle campagne elettorali degli anni scorsi. Il leit motiv della campagna elettorale dell'Unione è stato incentrato sulla qualità della vita nella nostra città: la Molfetta che ha promesso il centro sinistra è “una città bella da vivere”. Un messaggio che vuoleva, evidentemente, toccare la sensibilità di quelle fasce di popolazione, soprattutto giovani, preoccupate dalla progressiva trasformazione i Molfetta in “città-dormitorio”, carente nel turismo e nell'arredo urbano. Decisamente più tradizionale, ma comunque efficace (almeno dal risultato finale), la linea comunicativa scelta dal senatore Antonio Azzollini. La sua campagna elettorale è stata incentrata soprattutto sulla sua figura, vero e proprio fulcro della strategia di comunicazione, che viene presentata come garanzia di continuità con la sua attività di parlamentare. Nessun riferimento chiaro alla Casa delle Libertà o al centrodestra, ma una presenza forte e stabile di tutto ciò che è stato fatto grazie all'intervento di Azzollini in prima persona. Un messaggio che serve a chiarire all'elettorato la differenza e la divergenza rispetto a Tommaso Minervini, sindaco uscente del centro destra che però ha corso da solo. Per il ballottaggio, invece, Azzollini ha puntato sulla Molfetta da amare, tappezzando la città di manifesti con un grande cuore azzurro. Una campagna comunicativa, quella di Azzollini, essenziale ma martellante, in linea con lo stile delle campagne elettorali di Forza Italia e, in particolare, di Silvio Berlusconi. All'insegna della novità, pur sempre nella continuità, la campagna elettorale di Tommaso Minervini, che sulla novità ha voluto costruire la coalizione di partiti che lo sostenevano. La “Nuova Alleanza”, nome della coalizione di Tommaso Minervini, è stata parte integrante della sua comunicazione politica. Anche per Minervini, così come per Azzollini, è importante la centralità dell'uomo rispetto agli schemi politici tradizionali, anche se i motivi di questa scelta sono diversi: mentre Azzollini ha puntato alla sua attività di parlamentare, Tommaso Minervini ha voluto mantenere focalizzata su di sè l'attenzione dei cittadini per “spiegare” l'improvvisa “sterzata” a sinistra poco prima dell'inizio della campagna elettorale. Insomma, è stata una campagna elettorale figlia dei nostri tempi, con la mediaticità al centro della bagarre elettorale, segno di come i partiti e i candidati siano coscienti della centralità che ha assunto negli ultimi anni la comunicazione in politica.
Autore: Vito Piccininni
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