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La Carovana di Libera Arci e Avviso Pubblico tappa a Molfetta
15 dicembre 2009

La Carovana nazionale antimafia ha fatto tappa a Molfetta nella sede Auser di Piazza Paradiso. La serata ha visto la partecipazione di numerosi cittadini che hanno potuto ascoltare i contributi del coordinatore nazionale della Carovana, Alessandro Colabianchi, di Damiano Stufano, vice presidente nazionale di Avviso Pubblico, e Guglielmo Minervini, assessore regionale alla trasparenza e alla cittadinanza attiva della regione Puglia, che ha esortato il “popolo molfettese” ad affermare nella propria vita quotidiana i valori della pace, della solidarietà, della legalità democratica e della convivenza civile, contro ogni forma di violenza, d’illegalità, di negazione della dignità della persona, così come recita il Manifesto degli Stati Generali dell’Antimafia. La mafia ha dato tanto all’economia e all’edilizia in Italia, e ha dato lavoro a tanta gente meglio di qualunque sindacato, ma quando ha presentato il conto è sempre stato salatissimo e spesso è stato pagato con il sangue. Per questo qualcuno al governo ha pensato bene di restituire il maltolto. Potranno i mafiosi, magari attraverso un prestanome, riacquistare i beni che polizia e magistrati erano riusciti a sequestrare e a restituire all’uso pubblico, dopo anni di tortuose indagini? Sì, certo. Potranno farlo. Un emendamento alla finanziaria approvato dal Senato, rende possibile mettere all’asta gli immobili confiscati alla mafia. e potrebbe rivelarsi un boomerang per lo Stato. Si stabilisce, infatti, un termine di 90 giorni, 180 nei casi più complessi, perché l’Agenzia del demanio assegni agli enti locali gli immobili requisiti. Se questo termine scade, si avvia la procedura dell’asta. Non è necessario essere un esperto del ramo per immaginare come e in quali condizioni potrebbero svolgersi queste aste, in territori storicamente dominati dalle organizzazioni criminali e dai loro protettori nelle istituzioni. Non a caso la legge 109/1996 fortemente voluta da Pio La Torre, il dirigente comunista ammazzato dai mafiosi, la cui proposta di legge fu firmata da oltre un milione di persone, disponeva non solo il sequestro, ma anche la possibilità di assegnare i beni alle cooperative giovanili, a quelle associazioni che si battono per la legalità, a quanti non si sono mai arresi di fronte alle minacce e alle intimidazioni. La Puglia dal canto suo con il bando “Libera il bene” ha finanziato con più di sei milioni di euro il recupero la riconversione e il riuso di 750 beni confiscati alla mafia, tramite progetti rivolti alla tutela e alla valorizzazione del territorio, all’inclusione sociale e allo sviluppo della tutela ambientale. Lo scopo restituire è all’uso sociale i beni confiscati alla mafia in Puglia e fare in modo che l’antimafia non significhi militarizzazione del territorio e un reinserimento dei beni confiscati nel medesimo commercio in cui i mafiosi sono i protagonisti incontrastati. La Puglia con 612 beni confiscati (dato aggiornato al 30.05.2008) dopo la Sicilia (3.783), Campania (1.213), Calabria (1.169) è la quarta regione italiana con il maggior numero di beni confiscati. Seguono la Lombardia (587) e il Piemonte (100), regioni che sono diventate ormai terre d’investimenti delle organizzazioni criminali meridionali. Solo nella Provincia di Bari si contano 241 beni confiscati, di cui 80 in gestione al Demanio, 31 destinati e non consegnati e 130 già destinati e consegnati. Nella nostra città sono cinque, per ora, i beni confiscati alla criminalità organizzata locale: un terreno agricolo in Contrada Piscina Messere Mauro, confiscato ad Antonio Andriani il 5 febbraio 1998; un locale generico in Vico S. Alfonso n. 8 confiscato anch’esso ad Andriani nella stessa data; un appartamento in Via S. Nicola 48 confiscato ad Alfredo Nando Fiore il 27 novembre 1998; un appartamento in Vico S.Stefano n.2/b confiscato allo stesso Fiore; un appartamento presso Arco Catacombe n.12- 14 confiscato a Michele Parisi il 1° Luglio 1999. Gli 83 arresti a Bari del 1° dicembre e il sequestro di beni per 220 milioni di euro ci hanno permesso di capire come sia facile per i clan criminali il controllo del territorio anche dalla galera. Ecco perché si è tornati a puntare il dito contro i familiari degli individui coinvolti nel sequestro dei beni sequestrati, padroni a Molfetta “dell’ambulantato con la copertura dei vigili urbani”. Le ragazze e i ragazzi di Libera, l’associazione presieduta da don Luigi Ciotti, hanno inviato una lettera di appello e hanno avviato una raccolta di firme, anche sul sito www.libera.it, in molte piazze italiane per chiedere il ritiro dell’emendamento alla Finanziaria.

Autore: Corrado la Martire
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