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L'impegno politico di Gaetano Salvemini Seminario di studio promosso dalla Fidapa di Molfetta
15 aprile 2003

E' stata un'occasione di approfondimento e di confronto il seminario salveminiano organizzato dalla “Fidapa” di Molfetta nell'ambito della tematica nazionale “Donne e politica”. Una scelta fortemente voluta dalla sua presidente, Ottavia Sgherza, anche nell'intento di diffondere la conoscenza del pensiero e dell'opera di Gaetano Salvemini fra i giovani, che forse del loro concittadino sanno solo il nome. Con questo obiettivo è stato indetto anche un concorso riservato agli studenti delle scuole medie superiori. Nelle tre serate del 7, 8 e 9 aprile sono stati toccati ed approfonditi tre temi importanti, il federalismo, la questione meridionale, l'antifascismo, in cui il contributo di Salvemini, come intellettuale e come politico, è stato ricco di spunti interessanti, anche se è parso a tratti che vi fosse un eccesso di cautela nel discuterne, quasi si tratti di materia ancora scottante o passibile di fraintendimenti, quasi che si volesse evitare, come un errore, il paragone con il presente e quindi il tira dentro Gaetano Salvemini nell'attuale dibattito politico. Ha iniziato il 7 febbraio Gianfranco Liberati, docente di Storia del diritto italiano presso l'Università di Bari, con il tema “Federalismo e regionalismo”. Parole di moda, forse troppo di moda, tanto che il prof. Liberati ha scelto di partire da un inquadramento storico, e cioè ricordando il dibattito, elencandone i pro e i contro, nato al momento dell'unificazione sull'opportunità di propendere per una struttura fortemente accentrata o per il regionalismo, e spostandosi poi sul piano dell'economia, richiamando l'analisi del bilancio dello Stato compiuta da Francesco Saverio Nitti. Per il professor Liberati, insomma, il federalismo di Salvemini non fu ideologico, ma una convinzione maturata valutando quanto avessero pesato sul Sud imposta fondiaria e tariffa doganale del 1887 e comprendendo che meglio sarebbe stato per ciascun regione decidere autonomamente come e chi tassare, fatta salvo l'ammontare dovuto allo Stato, posto che questo avrebbe consentito forme di autogoverno e quindi la nascita una nuova classe dirigente. Anche se poi questa non sempre si è rivelata all'altezza delle speranze che in essa avevano posto federalisti e meridionalisti. Quasi che il prof. Liberati volesse andare ad intendere che il federalismo per Salvemini non fu un argomento come un altro per far battaglia politica, soprattutto contro il Giolitti “ministro della malavita”, ma una convinzione maturata dopo aver accuratamente pesato gli effetti sull'Italia meridionale della tariffa doganale e della politica fiscale dei primi governi nazionali. Tanto che Salvemini, con il mutare dello scenario, mostrò in più di un'occasione pronto a non sostenere il federalismo per partito preso e a sfumare la sua posizione. Molta cautela e uno stretto attenersi ai fatti e all'inserimento nel contesto storico più generale, anche nell'affrontare un cavallo di battaglia come quello del rapporto fra “Salvemini e la questione meridionale”, affidato all'analisi di Giovanni de Gennaro, presidente dell'Istituto di Storia del Risorgimento. Egli ha ricordato l'azione di Giolitti, tesa a creare un mercato alla nascente industria del Nord con l'imposizione di barriere doganali che danneggiarono il mondo contadino meridionale. Il meridionalismo di Salvemini, secondo il preside De Gennaro, si sostanziò nella lotta al protezionismo doganale e nella battaglia per il suffragio universale che avrebbe potuto portare le masse popolari del Mezzogiorno alla piena cittadinanza. A Raffaele Giura Longo, docente di Storia del Risorgimento presso l'Università di Bari, il compito di chiudere con il tema “Salvemini e il fascismo”. Gaetano Salvemini fu antifascista della prima ora, addirittura fin del 1919, quando in Parlamento accusò Mussolini di essersi impossessato di una somma di denaro raccolta per sostenere l'impresa fiumana, mai caduto nella trappola di sottovalutare i pericoli dell'affermarsi di questo movimento reazionario. Il professor Giura Longo ha, quindi, elencato le tappe di un'opposizione che ebbe il suo primo spazio d'azione a Firenze e poi continuò negli anni dell'esilio inglese ed americano. Tutti e tre gli incontri hanno visto la presenza di un pubblico folto e attento. Molti giovani, forse al loro primo contatto con l'illustre concittadino, docenti, ed anche gli anziani salveminiani, che sono intervenuti con loro riflessioni e contributi. Lella Salvemini
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