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Il poeta Totò nell'interpretazione di Mimmo Amato MOLFETTA E DINTORNI
15 maggio 2006

Il Centro Culturale Auditorium “S. Domenico” di Molfetta ha ospitato una performance artistico-musicale su Antonio De Curtis, “principe del sorriso”. A orchestrare la rievocazione dell'ilarità venata di tristezza del poeta Totò la sapiente e raffinata regia di Mimmo Amato. La recitazione di alcune liriche in napoletano, tra cui la struggente “'A Livella”, e di sketch d'avanspettacolo è intervallata dalla narrazione della presentatrice Lucia Amato, che stupisce per la naturalezza e l'espressività già mature nonostante la giovanissima età. Nelle vesti di cantante-attore, efficacissimo interprete di “Malafemmena” ed abile imitatore delle spassose movenze del de Curtis nel “Bel Ciccillo”, Carlo Monopoli; al pianoforte Ippolito Ventura. Le coreografie sono state ideate da Antonella Petrelli e Rosalba Sciancalepore de “Il laboratorio della danza” ed eseguite da alcuni allievi della scuola tra cui la stessa Sciancalepore, Anna Capodieci, Giusy Andriani, Lucrezia Cappelluti, Giuliana Squeo e Gianluca Minervini, tutti dotati di un curriculum degno di nota e qualcuno con esperienza nel settore teatrale. Dal racconto dell'Amato emerge un ritratto a tutto tondo dell'artista, a partire dalla nascita nel Rione Sanità, avvenuta il 15 febbraio 1898, nella scomoda condizione di figlio naturale. Il dolore provocato dal mancato riconoscimento da parte del padre Giuseppe de Curtis (riconoscimento che avverrà nel '28, quando Totò aveva già 30 anni), la crociata tribunalizia per potersi fregiare dei titoli nobiliari del Gagliardi Foccas, le tormentate storie d'amore... Un vissuto costellato di sofferenze, in cui spicca la figura di Liliana Castagnola, chanteuse dalla fama di donna fatale, abbandonata dal principe del sorriso e morta suicida nel buio di una stanza della “Pensione degli Artisti” a Napoli. O quella di Diana Rogliani, la prima moglie, ispiratrice della canzone “Malafemmena”, che in passato si riteneva erroneamente dedicata alla Pampanini. Come non ricordare infine Franca Faldini, ultima compagna e destinataria delle ultime parole di Totò: “T'aggio voluto assai bene Franca. Proprio assai”? Rivivono il momento della morte in fasce del figlio Massenzio, periodo nero per l'attore e la Faldini salva per miracolo, e poi i successi cinematografici, spesso sviliti da critici miopi e snob. La malattia agli occhi, vissuta con compostezza, la morte il 15 aprile 1967 alle 3.25, l'orario in cui Totò amava ritirarsi per dormire. Momenti memorabili della serata lo spassoso sketch dello scemo e dello pseudo-Pasquale oppure quello in cui Amato, con l'aiuto della presentatrice nelle vesti di chiromante, enuncia la “decurtisiana” filosofia del cornuto. Istanti di profonda commozione accompagnano l'interpretazione di «'A livella» da parte di un Amato che regala al suo Totò un'intensità che ricorda un po' Eduardo e un po' Troisi. Un'intensità nata dalla dolce-amara contemplazione di uno status quo proprio del nostro Sud, contemplazione da cui, talora, scaturiscono accenti di ribellione di inusitata profondità. Come quelli di uno spazzino che all'albagia dei potenti contrappone l'opera livellatrice della Morte. E dalla specola di una “serietà” tutta nuova ci regala un sorriso. Amaro.
Autore: Gianni Antonio Palumbo
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