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Histoires Sacrées
15 marzo 2011

Nella Cattedrale di Molfetta si è tenuto il Concerto d’onore nel X anniversario di episcopato di S.E. Rev.ma Mons. Luigi Martella, nostro Vescovo. Durante il concerto, organizzato dal Capitolo Cattedrale (nella persona del suo Presidente mons. Luigi Michele de Palma) e dall’Amministrazione Comunale, sono state eseguite musiche di Marc Antoine Charpentier (1643-1704) interpretate dai soprani Angela Nisi e Annamaria Bellocchio, dal controtenore Nicola Marchesini, dal basso Gianluca Margheri, dal tenore Anicio Zorzi Giustiniani e dalla Cappella Musicale Corradiana diretta dal maestro Antonio Magarelli. Sono stati eseguiti Marche de triomphe, Magnifi cat, Suite: David et Jonathas,(Tragedie rappresentata a Parigi nel 1688), Pour un reposoir, Te Deum. Il concerto è stato intitolato Histoires Sacreés, citazione desunta dal catalogo delle opere realizzato da Hugh Wiley Hitchcock nel 1982; quindi un nome dato ad un gruppo di composizioni sacre, ma che signifi ca essenzialmente oratori. Il direttore del concerto, Antonio Magarelli, spiega i motivi della scelta del titolo: «mi è piaciuto per il legame che c’è tra Charpentier e la scuola italiana, in particolare con la fi gura di Carissimi, suo maestro a Roma dal 1666. E’ proprio nelle Histoires Sacreés che quel legame è evidente e per la struttura musicale e per i contenuti». La prevalenza di opere sacre nel catalogo di Charpentier è giustifi cata dai numerosi incarichi ricoperti come maestro di cappella, in particolare presso il Collège de Clermont dei Gesuiti (intorno al 1688) e come maître de musique des enfants alla Saint Chapelle di Parigi, nel 1698. La composizione Pour un reposoir (che prevede anche il canto in gregoriano delle ultime due strofe del Pange lingua, inno eucaristico per antonomasia) testimonia di una intensa attività compositiva di Charpentier dedicata al culto del Santissimo Sacramento: si ricordano ad esempio Hymne du Saint Sacrement (Pange lingua) e In Festo Corporis Christi Canticum, eseguito verosimilmente a Versailles quando «le Roi sera arrivé dans le reposoir». Indubbiamente, tra i brani ascoltati durante il concerto, quello più conosciuto è il Te Deum; legato indissolubilmente alla concezione giuridica dello Stato assoluto instaurato da Luigi XIV (il Re Sole), rientrava nel «vasto programma di promozione del consenso e permetteva di fabbricare allegorie per la monarchia» (Michela Grienti). Molti musicisti hanno glorifi cato i sovrani (ricordiamo il nostro Millico con l’Inno al sole, cantata encomiastica per i Borbone di Napoli); icona indiscussa di quel genere compositivo è divenuta, tuttavia, il Te Deum di Charpentier che volle quasi suggellare con le note il brocardo latino secondo cui la legge del sovrano ha origine nel suo arbitrio: quod principi placuit, legis habet vigorem, cum lege regia, quae de imperio eius lata est, populus ei et in eum omne suum imperium et potestatem concessit. Il Te Deum di Charpentier, quindi, non ha alcuna fi nalità liturgica; non si rinvengono in esso nemmeno lontane reminiscenze dell’inno gregoriano composto forse «a Niceta, Episcopo Remesiano in Datia, saec. IV» (come ci informa l’Epilogus criticus del Cantuale Romano-Seraphicum del 1929). Cimentarsi con il testo del Te Deum è stato spesso un banco di prova per molti grandi della musica; alla fi ne dell’Ottocento anche Giuseppe Verdi approda a questa sfi da: infatti avrebbe pubblicato nel 1898 i Quattro pezzi sacri tra cui proprio il Te Deum. Nell’epistolario del 1896 a Giovanni Tebaldini, chiedendo copia delle partiture dei Te Deum antichi, Verdi tradiva una concezione estetica vicina, in quel periodo della sua vita, più a quella del principe della musica Palestrina che ai compositori romantici del melodramma: «é stata una sorpresa per me che cerco da tanto tempo questa Cantica musicata, senza trovarla né in Palestrina, né in altri suoi contemporanei! Di altri Te Deum scritti per occasione alla fi ne del secolo passato, od al princi pio di questo, mi importa poco». Tornando al concerto di Molfetta, occorre sottolineare che un altro motivo di particolare interesse è stata la proposizione in prima assoluta dell’Oremus pro Antistite Nostro Aloysio, composto da Gaetano Magarelli, Organista e Maestro di Cappella della Cattedrale di Molfetta. In generale, la composizione dell’Oremus, dedicata al proprio vescovo, ha avuto larga diff usione nell’Ottocento presso molti antichi e venerati maestri di cappella maestri di cappella. A Roma si componeva più frequentemente l’Oremus pro Pontifi ce in atto di ossequio al Pontefi ce ed esempi sono quello di Perosi, di Mustafà, di Baini e del neo cardinale Bartolucci. A Molfetta, unico altro esempio di un Oremus pro Antistite è quello che nel 1975, l’allora maestro di cappella del Capitolo, don Giuseppe De Candia dedicò al vescovo mons. Aldo Garzia in occasione della sua entrata in Diocesi. Il brano di Magarelli, concepito in perfetto ed “intellettualistico” equilibrio tra citazioni gregoriane e stile moderno (a volte dissonante e di diffi cile esecuzione) ha voluto quindi ridare linfa a quella tradizione incominciata circa quarant’anni orsono. Della bravura degli interpreti e del successo della serata, svoltasi di fronte ad un pubblico silenzioso e composto, ci hanno riferito le unanimi favorevoli cronache dell’uditorio.

Autore: Giovanni Antonio del Vescovo
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