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Guglielmo Minervini interviene sullo scandalo giudiziario: regressione del costume civile L'assessore regionale della Margherita chiama la città ad una reazione civile
26 gennaio 2007

MOLFETTA - A due giorni dallo scandalo giudiziario che ha portato all'arresto del consigliere comunale di maggioranza (ora sospeso dal Prefetto), Pino Amato, sconvolgendo i palazzi della politica molfettese e infangando miseramente la credibilità stessa delle nostre istituzioni democratiche, interviene l'assessore regionale alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva, Guglielmo Minervini (nella foto) che, a mente “fredda” e senza soffermarsi sui particolari della vicenda, trae spunto da quanto avvenuto per una riflessione di più ampio respiro, a tratti amara, sul rapporto tra etica pubblica e politica, e per un invito ai cittadini a rimboccarsi le maniche per riaffermare il principio della cultura delle regole nel governo della città: “Una nuova bufera giudiziaria – afferma Guglielmo Minervini - si abbatte sulla pubblica amministrazione molfettese. L'ennesima ma questa volta più pesante, molto più pesante delle altre. Spetta alla magistratura stabilire la verità dei fatti ed è giusto non anticipare giudizi, specie quando coinvolgono persone”. “Eppure – prosegue l'assessore regionale della Margherita – non sfuggono le ineludibili domande che questa vicenda, più esplicitamente delle altre, suscita. La prima riguarda la politica e, in particolare, la modalità progressivamente sempre più spregiudicata con cui si raccoglie il consenso in questa città. Facendo leva sul malessere e sul disagio sociale, quando non sulla disaffezione e sull'incultura, è cresciuto nel senso comune, in questi ultimi anni, la convinzione che il consenso possa ritornare merce di scambio piuttosto che l'esercizio più elevato di diritto di cittadinanza”. “Una quota crescente di città – è l'amara riflessione di Minervini - ha preso a cedere il proprio voto per convenienza piuttosto che per convinzione. Che il consenso abbia conosciuto espressioni patologiche, in molti lo hanno ravvisato. Eppure a questa regressione, la città, che appare triste e indolente, si è rassegnata, rinunciando a quelle espressioni d'indignazione civile di cui reca traccia la sua nobile memoria. Credo che la politica, nella città di Gaetano Salvemini, abbia il dovere di stabilire un condiviso argine alla degenerazione che trasforma il confronto elettorale delle idee in una sorta di mercato delle coscienze. Non farlo sarebbe un grave peccato di omissione”. Ma è anche su un altro punto che l'assessore regionale della Margherita si sofferma: “La seconda domanda riguarda la burocrazia. Appare, in questi ultimi anni, sempre più evidente che il cedimento dei fondamentali principi di etica pubblica, in un clima generale di regressione, stia dilatando le zone d'ombra in cui la burocrazia rischia di lasciarsi andare a fenomeni di corruzione. Non ha molti precedenti quello che sta emergendo. Ci fa capire che l'etica pubblica è un pilastro essenziale della convivenza e, quindi, della politica. Demolirlo significa lasciare che la comunità imploda, degradi”. Infine Gugliemo Minervini chiama la città ad una reazione civile, di indignazione dinnanzi al degrado che è ormai sotto gli occhi di tutti: “Non si possono liquidare queste domande con un 'non c'entro' o un 'non mi riguarda'. Ci riguarda, ci riguarda. Tutti. Cittadini e pubblici amministratori. E' un invito a fare quello che dobbiamo fare per ripristinare una solida cultura delle regole, prima, accanto e oltre il prezioso lavoro della magistratura”.
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