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ESCLUSIVA: Noi, molfettesi a York, con l'incubo della febbre suina Il racconto a Quindici di una concittadina appena rientrata dall' Inghilterra
23 luglio 2009

MOLFETTA - Dopo giorni di ansia per le notizie provenienti dal Regno Unito sull' esistenza di focolai della temibile "influenza suina", che hanno coinvolto anche molfettesi presenti oltremanica, Quindici riceve in esclusiva la testimonianza di una concittadina, fortunatamente appena rientrata dell'Inghilterra, che a York ha affrontato l'emergenza nei giorni più difficili. Al di là dei sensazionalismi che hanno contornato la vicenda, possiamo leggere di come il sostegno medico sia stato rapido, e di quanto un allarmismo forse ingiustificato desti, quando l'emergenza sembra finita, qualche perplessità. Di seguito la sua storia. Sarà questo uno di quei casi in cui poter affermare: “io c'ero”?. Non ho partecipato ad un evento mondano né assistito ad un concerto epocale ma, forse, mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto: il Queen Ethelburga's college di York. Rinomato college inglese, nel nostro Paese è balzato agli onori della cronaca in quanto focolaio di influenza da virus A / H1N1, comunemente denominata “suina”, proprio mentre ospitava 150 ragazzi italiani in vacanza studio all'estero. In quanto assistente di 29 simpaticissimi adolescenti salentini, mentre il 30 giugno un volo della British Airways ci conduceva oltre Manica, ero pressoché convinta che gli unici malori, in cui quasi sicuramente ci saremmo imbattuti nei successivi 14 gg, sarebbero stati causati dalle pressoché quotidiane porzioni di “fish and chips", classico esempio di junk food (…non me ne vogliano gli inglesi!) che avremmo ingerito nel paese ospitante. Non è stato così. Trascorsa una settimana dall'arrivo nel Queen Ethelburga's college che, oltre ai 150 ragazzi italiani (provenienti da Sicilia, Puglia, Campania, Lazio e Sardegna), accoglieva studenti francesi e spagnoli, con cui i primi hanno condiviso sala mensa e altri luoghi ricreativi, si sono manifestati i primi casi d'influenza. Lo staff medico, inizialmente, ha escluso la possibilità che si trattasse di influenza suina. Questa convinzione è venuta meno quando il numero di ragazzi italiani colpiti dagli stessi sintomi (placche in gola, raffreddore e febbre alta) ha iniziato ad aumentare fino a raggiungere un terzo del totale. I membri della direzione e l'equipe medica italiani hanno saputo fronteggiare questa emergenza nel miglior modo possibile. Innanzitutto hanno evitato inutili e controproducenti allarmismi che avrebbero impedito agli studenti di apprezzare e trascorrere serenamente gli ultimi giorni della loro vacanza studio in quella meravigliosa zona d'Inghilterra, quale è lo Yorkshire. In secondo luogo hanno tranquillizzato i genitori dei 150 piccoli ospiti italiani del college accogliendo, senza mai stancarsi, 24 ore su 24, le loro telefonate, nell'ambito delle quali li hanno aggiornati in modo preciso e puntuale sullo stato di salute dei figli, contenendone così le preoccupazioni, alimentate, invece, dai mass media. Stampa e tv nazionali, infatti, puntando (forse troppo) l'attenzione sui casi in cui questa influenza è risultata mortale, non hanno (al contrario di quanto precisato dallo staff medico presente a York), con altrettanta enfasi, sostenuto che il tasso di mortalità dell'influenza da nuovo virus A / H1N1 è inferiore rispetto alla classica “influenza di stagione" che, per soggetti immunodepressi, può risultare altrettanto letale. Il dubbio che questo tipo di pubblicità sia stato finalizzato a favorire le case farmaceutiche produttrici delle ormai famose compresse di TAMIFLU, l'antivirale da somministrare a chi è colpito dal nuovo virus (ma che, in Inghilterra, è stato somministrato, per prevenzione, anche a chi, come la sottoscritta, pur essendo stata a contatto con chi ha contratto la malattia, non ne è stata colpito), è lecito. L' epidemia suina, quindi, non ha scoraggiato i “teenagers di casa nostra" che, anzi, hanno disposto di molto più tempo libero per socializzare dato che, proprio per evitare ulteriori contagi, qualche giorno prima del rientro in Italia, i membri della direzione italiana del college, di comune accordo con i medici, hanno sospeso ogni attività che i ragazzi avrebbero dovuto svolgere in ambienti chiusi, lasciando loro la possibilità di utilizzare liberamente quelli aperti che il Queen Ethelburga's college offre e nei quali non mancano ping – pong, calcio balilla, campi di calcio, di tennis e di golf nonché comode panchine su curatissimi prati. Durante il viaggio di ritorno, il 14 luglio, il mio e il pensiero dei ragazzi pugliesi che ho riaccompagnato (24 su 29: cinque sono rimasti a York fino a sabato sera perché non ancora completamente guariti) non poteva non essere rivolto all'esperienza appena terminata, ai simpatici aneddoti che la renderanno indimenticabile, agli incantevoli panorami che l'Inghilterra ci ha regalato, alle nuove amicizie che ha fatto nascere e, proprio quando l'influenza suina sembrava ormai essere un lontano ricordo, chiuso tra le mura del Queen Ethelburga's college, eccola ricomparire, più attuale che mai, prima all'aeroporto di Bari – Palese, dove abbiamo potuto abbandonare l'aereo solo dopo aver compilato, con i nostri dati personali, un modulo distribuitoci da un'impiegata del Ministero della Salute che, in questo modo, avrebbe potuto rintracciarci laddove uno di noi, solo dopo il rientro in Italia, avesse manifestato i sintomi della nuova influenza; poi a Brindisi, dove, oltre che dai genitori dei ragazzi, siamo stati accolti da telecamere e flash di fotografi di emittenti televisive locali, nonché da giornalisti della carta stampata.
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