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Cappuccini, scrigno del '500 poco conosciuto STORIA
15 aprile 2002

Un convento in città. Dopo 30 anni trascorsi sul ciglio della dolina preistorica del Pulo in un "eremo" lontano dal centro cittadino, nel 1572 i frati cappuccini ebbero finalmente la loro chiesa e dimora a Molfetta. La chiesa del SS. Crocifisso, più comunemente nota come chiesa dei Cappuccini, fu realizzata per volere di mons. Maiorani che volle che i padri lasciassero un luogo insicuro e scomodo per assolvere ai loro doveri di frati. Oggi questa chiesa è un vero scrigno, poco noto, ma non per questo meno prezioso. Tele, dipinti, affreschi adornano le volte e le sei cappelle laterali, dove iscrizioni antiche lasciate dalle nobili famiglie molfettesi parlano di un passato lungo secoli. E' nel '700 che la chiesa vive il suo splendore. Molti signori dell'epoca (De Luca, Panunzio, Colaianni, Michielli) fecero da "sponsor" per l'acquisto di opere d'arte. In chiesa si conserva, per esempio, una statua lignea di S. Francesco, donata ai cappuccini nel 1816. Ma delle ben 42 opere d'arte presenti in chiesa, è il crocifisso il pezzo senza dubbio di maggior valore. Donato al convento nel 1682 dalla famiglia Cucumazzo di Ruvo, il crocifisso, opera maestosa ad altezza naturale, è di scuola veneziana del XVI secolo. Collocato sull'altare maggiore, gli fa da sfondo una grande tela, opera del bitontino Nicola Gliri, nella quale, oltre alla canonica iscrizione dedicatoria, campeggia lo stemma della famiglia ruvese. Negli archivi diocesani è conservata memoria di un episodio legato alle sorti di questo Crocifisso, "vincolato" a quelle della Chiesa dei Cappuccini. Nel 1934, anno giubilare, si pensò di schiodare il Crocifisso per portarlo in processione in Cattedrale. Non fu possibile. Il legno oppose resistenza, e le braccia del Cristo in croce erano troppo larghe per passare attraverso l'ingresso della Chiesa. Tiz. Rag.
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