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Ascoltare il respiro dell'estate
15 dicembre 2006

Si conclude un anno difficile, un anno di quella lunga transizione sociale e politica che stiamo attraversando in Italia, ma anche a Molfetta. Viviamo un'epoca di mutamenti o meglio, come ha detto qualcuno un mutamento d'epoca. Tutto sembra all'insegna dell'incertezza, di una continua ricerca di qualcosa ancora indistinto che forse caratterizzerà questo nuovo secolo che stiamo vivendo, ma i cui contorni non riusciamo a distinguere. In questa realtà assistiamo a una prevalenza dell'individuo sulla persona, alimentato da una certa politica che spinge alla contrapposizione personale sempre e comunque, nel segno dell'oggi del profitto immediato. Sembra un'epoca senza futuro caratterizzata dall'interesse particolare che prevale su quello collettivo, dove i più deboli sembrano rassegnati ad un destino già scritto, quel destino di “un'epoca dalle passioni tristi”, come le definiva il filosofo Spinosa e che è stata raccontata da Miguel Benasayag e Gèrard Schmit in un bel libro uscito in Francia in cui si parla del malessere sociale che pervade non solo gli adolescenti, ma attraversa tutte le fasce sociali. Insomma, il futuro non appare più come promessa, ma come minaccia. Qualche giorno fa abbiamo avuto notizia di un'altra “storia triste” che affligge questa città, dominata dall'individualismo e dall'invidia in tutti i campi dalla politica all'informazione dove si arriva anche alla violenza verbale di chi crede di essere onnipotente. Una storia che ci ha colpito, proprio perché è sintomatica di un clima che si vive a Molfetta. L'Arciconfraternita di S. Stefano ha organizzato per i propri iscritti una donazione di sangue. Di fronte a un gesto che dovrebbe essere salutato con rispetto e apprezzamento, il solito ignoto (nella città degli sciacalli delle lettere anonime) ha presentato un esposto, sostenendo che non vi erano le situazioni di sicurezza sanitaria per questa donazione all'interno della chiesa, pur sapendo che il priore è un medico e che all'interno della confraternita ci sono altri medici. Questo episodio la dice lunga sul clima di ostilità e in qualche caso di odio che viene alimentato contro chi vuole fare qualcosa di positivo e di utile per la città in tutti i campi. Una società intollerante e dal “pensiero debole”. Ci è capitato di seguire, per motivi di lavoro, il presidente del Senato, Franco Marini, in occasione della conferenza nazionale delle Acli e di ascoltare nelle sue parole un'analisi del disagio sociale della nostra epoca. In quell'occasione abbiamo avuto modo di conoscere alcune storie di gente comune che lavora ad un futuro comune, ad un'Italia diversa “silenziosa e spesso silenziata”, che guarda avanti, che non teme il futuro, che scommette sulla propria capacità di raggiungerlo, che non si cura delle polemiche politiche, che non si arrende ai guasti della burocrazia, agli sprechi e ai malfunzionamenti di un sistema pubblico tutto da rivedere. Un'Italia che non teme le difficoltà ma le affronta, che ai problemi risponde con le soluzioni, che non fugge di fronte alla diversità, che non ama pietismi e piagnistei, che sa cimentarsi in “opere” di valore. E in quest'Italia “che scommette sull'Italia”, come recitava lo slogan delle Acli, troviamo alcune storie di “vita buona” e “felicità condivisa” dagli avvocati di strada che nascono per difendere i diritti delle persone senza fissa dimora a Bologna, alla bottega della musica dove si costruiscono strumenti musicali impegnando persone diversamente abili; dall'asilo gratuito multiculturale per i figli di donne extracomunitarie che non possono permettersi una struttura a pagamento al condominio solidale (una cosa impensabile) dove le famiglie si sostengono a vicenda al teatro povero che coinvolge tutti gli abitanti di un piccolo paese vicino Siena per vincere l'isolamento territoriale. Sono quelle storie che sembrano impossibili in un Paese dominato dal culto televisivo dell'apparire che ha cancellato la cultura dell'essere, senza tornaconti, nel silenzioso compimento del proprio dovere (e non solo nella richiesta di diritti senza contropartita), del rispetto dell'altro, contro la politica gridata, l'ostentazione di sé e del proprio corpo, che anche la nostra città ha conosciuto con alcune vicende che hanno coinvolto i giovani e che noi di Quindici volutamente abbiamo ignorato, fedeli allo spirito di fare un'informazione diversa. C'è un paese migliore che merita rispetto, che è ancora minoranza, ma che cresce e va aiutato a diventare maggioranza, che rispetta le regole e chiede che vengano rispettate soprattutto da chi si è candidato a governarci a Roma, come a Molfetta. Presentando il libro “Lettera ai giovani sulla Costituzione” dell'on. Luciano Violante qualche giorno fa nel corso del suo incontro con gli studenti, mi sono soffermato sulla storiella africana che conclude il volume e che raccontavano da bambino all'ex presidente della Camera dei deputati: “Un falco vola sopra la savana e vede un passero sdraiato sull'erba con le zampette per aria. Il falco chiede al passero cosa stia facendo e il passero risponde: «Ho saputo che il cielo sta per crollare e cerco di sostenerlo». Il falco replica: «Ma pensi di riuscire da solo?» e il passero: «Io faccio quello che posso. Perché non mi aiuti?». Il falco si convince e si sdraia accanto al passero con le zampe in aria. Dopo un po' passa una gazzella e fa la stessa domanda ai due. Si convince anche lei e si sdraia con le zampe per aria. Lo stesso fecero poi la zebra, la giraffa, il leone, l'elefante e tanti altri animali della savana. Per quella volta, conclude la storia, il cielo non crollò”. Con queste riflessioni improntate all'ottimismo, in una società e in una città che spinge più al pessimismo soprattutto per la presenza di una violenza verbale e sociale dilagante, vogliamo fare i nostri auguri più sinceri ai nostri lettori per un Buon Natale e per un sereno (parlare di felice, ci sembra troppo irreale) Anno nuovo con l'evocazione che conclude l'ultimo libro di Cludio Magris (“Tolleranza e laicità”) il quale ricorda come «Platone — che cercava la sapienza, la giustizia, l'unità dell'uno e del molteplice, le buone leggi e lo Stato ideale — esorta, nel Fedro, ad "ascoltare il respiro dell'estate"».
Autore: Felice de Sanctis
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