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Amnesty International PRENDE POSIZIONE, eccome!
29 aprile 2015

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”: così recita il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, firmata a Parigi nel 1948, promossa all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, sull’onda dell’indignazione per le atrocità commesse, atrocità che, ahimè, sotto forme diverse, continuano a caratterizzare le azioni umane.

Far sì che tale Dichiarazione venga rispettata è il compito  di noi attivisti di Amnesty International, impegnati costantemente nel diffondere una cultura del rispetto di tutti i diritti umani, sanciti dalla Dichiarazione ed intervenendo là dove tali diritti vengono violati, attraverso diverse tecniche di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di pressione verso i governi violatori (invio di appelli, azioni urgenti, manifestazioni presso le ambasciate,  attività di lobby presso governi e organizzazioni internazionali).
Qual è la forza di questa organizzazione, premio Nobel per la Pace? L’imparzialità in merito ai contesti nei quali si trova ad agire, avendo come unico fine il rispetto della dignità umana. É questa forza a fare tremare i governi (soprattutto i più conservatori) quando si vedono arrivare un nostro appello, e questa stessa forza ad essere a volte confusa con “il non prendere posizione” che ci viene contestata per esempio da alcuni partiti (mi è capitato di parlare con militanti di partiti che sostengono questa tesi e che per questo  non firmano le nostre petizioni.)
Purtroppo questa contestazione è dettata da una conoscenza molto superficiale della nostra organizzazione e condizionata da una visione “partitica” del bene comune che si distanzia da quell’idea di politica come impegno di giustizia che prescinde da qualsiasi preconcetto. Difendere i diritti umani, chiedere di abolire la pena di morte, tutelare la dignità di migranti e rifugiati verso i quali vengono perpetrate atrocità indicibili, condannare la violenza nei confronti delle donne, soprattutto in quei paesi dove per una donna è impossibile condurre un’esistenza normale, chiedere di rendere effettivi  i diritti delle persone LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Intersessuati) ancora fortemente discriminate, chiedere incessantemente e con sempre maggiore forza che venga introdotto in Italia il reato di tortura per punire episodi di barbarie come quelli commessi durante il G8 di Genova o nel buio delle carceri dove spesso avvengono vere e proprie sospensioni dei diritti umani. Tutto questo significa PRENDERE UNA POSIZIONE FORTE E CHIARA!! Il bello dell’impegno civile è la differenza nel conseguire il bene comune, che questo si realizzi attraverso la militanza in un partito o attraverso l’attivismo in un’organizzazione non governativa, cosa cambia quando per esempio l’obiettivo è comune? Come spesso accade ci si preoccupa di cercare le differenze con il lanternino, più che pensare a quello che si ha in comune. “Odio gli indifferenti” diceva Antonio Gramsci, per questo non sopporto gli indifferenti che ignorano la nostre petizioni…se poi sono di sinistra mi fanno arrabbiare ancora di più! Vorrei lanciare un appello a chi confonde l’essere apartitico con l’essere apolitico e che pensa che le rivoluzioni abbiano un colore solo:  allargate le vostre vedute, perché la più alta forma di politica sta anche nell’impegno e nel sacrificio, a volte silenzioso, di chi ogni giorno fa del suo meglio per difendere la dignità di chi non ha voce.
“Siate sempre capaci di sentire, nel più profondo di voi stessi, ogni ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario" (Ernesto Che Guevara).
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Nella foto: Hakamada Iwao, nel braccio della morte in Giappone dal 1968. Il 27 marzo 2014, grazie all'incessante impegno di  Amnesty International,  ha ottenuto la revisione del processo. In attesa dell'esame del ricorso, è tornato a casa.

© Riproduzione riservata

Autore: Arianna Pansini
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Amore: la risposta al problema dell'esistenza umana. Tale concetto di unione è espresso, a esempio, nel Talmud: “Chiunque salvi una singola vita, è come se avesse salvato il mondo mintero; chiunque distrugga una singola vita, è come se avesse distrutto il mondo mintero.” Uguaglianza, come condizione dello sviluppo dell'individualismo, era anche il concetto della filosofia illuminista in Occidente. Significava (concetto espresso il più chiaramente da Kant) che nessun uomo deve essere il mezzo che determina la fine di un altro uomo. Che tutti gli uomini sono un fine, e non un mezzo gli uni per gli altri. Seguendo le teorie dell'illuminismo, i pensatori socialisti di varie scuole definirono l'uguaglianza come abolizione dello sfruttamento, dell'uso dell'uomo per l'uomo, senza riguardo al fatto che quest'uso fosse barbaro o “umano”. Nella società capitalistica contemporanea il senso di uguaglianza è mutato. Per uguaglianza, s'intende l'uguaglianza degli automi, degli uomini che hanno perso il loro individualismo. “Uguaglianza oggi significa uniformità, anziché unità.” E' l'uniformità astratta degli uomini che compiono lo stesso lavoro, che scelgono gli stessi divertimenti, leggono gli stessi giornali e hanno le stesse idee. Così come la moderna produzione di massa richiede la standardizzazione dei prodotti, così il progresso civile esige la standardizzazione dell'uomo. L'unione ottenuta mediante il conformismo non è intensa né profonda; è superficiale e, poiché è il risultato della routine, è insufficiente a placare l'ansia della solitudine. I casi di alcoolismo, di tossicomania, di manie sessuali e di suicidio (omicidio), sono sintomi del fallimento di questa unione. Il conformismo da gregge ha un unico vantaggio: quello di essere costante, e non spasmodico. L'individuo viene forgiato sui modelli del conformismo all'età di tre o quatto anni, e non perde mai i contatti col gregge. Perfino il suo funerale, che costituisce l'ultimo grande avvenimento sociale, è in stretta attinenza con questi modelli.
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