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Allarme di Legambiente: il Pulo chiuderà, salviamolo!
15 febbraio 2014

Dopo l’allarme lanciato dalla presidente del locale circolo di Legambiente, Giovanna Grillo, riguardante la chiusura del Pulo di Molfetta in seguito alla scadenza della convenzione, confermata dalla Provincia attraverso una lettera asettica, Quindici ha voluto approfondire questo delicato argomento che vede in pericolo un bene appartenente alla nostra città. Abbiamo incontrato Patrizia Ciannamea, che ha parlato in veste di rappresentante dell’associazione ambientalista Legambiente, a cominciare dalla nascita del progetto Polje. “Il Pulo era chiuso da alcuni anni, grazie a Legambiente e Archeoclub si riuscì a sventare un progetto che prevedeva la creazione di una passerella d’acciaio sopra il Pulo e nacque l’idea di formare un consorzio, comprendente sei associazioni (Archeoclub, Ictius, Legambiente, Proloco, Terrae e WWF), cui la Provincia affidò la gestione del bene mediante una convenzione della durata di cinque anni. Il consorzio, che si chiama Polje, in questi anni ha ricevuto solo i rimborsi per tutte le spese documentate, come ad esempio l’assicurazione per le guide, le spese di manutenzione, le spese fiscali, acqua, luce, ecc. I soci del direttivo e i membri dell’assemblea hanno invece prestato la loro opera in modo del tutto volontario. Polje in questi anni ha tenuto il sito pulito, ne ha permesso la fruizione con visite guidate, ha provveduto alla creazione del sito web (senza il quale il Pulo non avrebbe avuto la meritata visibilità dal momento che sul sito del Comune, gestito dalla precedente amministrazione, non comparivano neanche gli orari di apertura e chiusura). Il consorzio ha anche provveduto a sollecitare perché si mettesse la segnaletica stradale, insomma ce l’ha messa tutta per garantire la cura e la tutela di questo nostro bene. Prima della data di scadenza, novembre 2013, la presidentessa del Polje, Giulia Finzi, ha sollecitato la Provincia, ottenendo però come risposta la conferma del termine della convenzione. L’apertura del Pulo potrebbe essere garantita, ma senza alcun rimborso, cosa a dir poco impossibile, tenendo conto che il biglietto d’entrata costa solo 3 euro per gli adulti, 2 euro per i ragazzi dai 6 ai 18 anni, mentre sotto i 6 anni l’ingresso è gratuito. Così si verrebbe a coprire davvero una minima parte delle spese. Avevamo prenotazioni già per dicembre e gennaio, e siamo costretti a dire che il Pulo in questo momento è chiuso. Credo che abbiamo fatto una gestione onorevole e dignitosa, ed è triste che finisca tutto così”. Perché la Provincia, nonostante i successi culturali e turistici registrati dal consorzio, non ha dato il suo benestare per il rinnovo? E cosa si aspetta l’associazione che lei rappresenta? “La Provincia, in vista di una eventuale abolizione, non ha ancora preso una decisione al riguardo. Una risposta ufficiale non l’abbiamo ancora. Legambiente si aspetta però un minimo di programmazione da parte sua indipendentemente dal futuro che la attende. In caso di abolizione invece quali sarebbero gli scenari? Si pensa ad altre figure che potrebbero gestire questo bene? Legambiente ha un libro dei sogni: vorrebbe che la città di Molfetta si riappropriasse di un suo bene che è la sua identità. Ho visitato uno splendido teatro nella città di Augsburg in Germania, che dopo il bombardamento durante la seconda guerra mondiale è stato ricostruito secondo i progetti originali, grazie alla sottoscrizione pubblica di ogni cittadino. Sarebbe bello che i cittadini molfettesi si sentissero coinvolti nello stesso modo per il Pulo e partecipassero per trovarne delle modalità di gestione. Uno scenario possibile in caso di soppressione della Provincia è quello che vede Molfetta rientrare nella città metropolitana, il che vuol dire che diventerebbe una sorta di sobborgo di Bari e i beni della Provincia passerebbero alla città metropolitana e a questo punto quale importanza avrebbe il Pulo? Manterrebbe lo stesso valore che ha per i molfettesi, oppure andrebbe disperso nel novero di tanti altri siti? Gli enti dovrebbero essere pronti a dirci cosa fare in ognuno di questi scenari. Per ora ci sono stati contatti tra esponenti della Provincia e Consorzio con promesse di riapertura fino a giugno, cosa che a noi interessa molto perché si tratta del periodo dell’apertura per le scuole. Vorrei ricordare che l’importanza del Pulo è molteplice: è una sorta di laboratorio ambientale, visto che racchiude un terzo delle specie vegetali presenti in Puglia, non vi è un posto migliore per spiegare ai ragazzi la biodiversità. È anche un luogo ricreativo, un luogo di intrattenimento e riflessione, come hanno dimostrato gli eventi teatrali e le conferenze organizzate dal Consorzio”. Cosa spera Legambiente? “Forse sarebbe meglio dire cosa sogna. Sogna che il Pulo riapra al più presto e diventi un centro di attrazione culturale e turistica. Nel libro dei sogni di Legambiente c’è un ulteriore speranza, ossia quello di vedere diventare un giorno l’edificio dell’ex convento dei Cappuccini che si erge sul Pulo (e che attualmente è di proprietà privata) un centro di educazione ambientale. Sto parlando di sogni, ma alle volte i sogni si avverano”. Cosa vorrebbe dire per voi se il Pulo restasse chiuso? “La sua chiusura è una ferita enorme per la città. È un museo a cielo aperto, un presidio culturale che faceva rete con altre associazioni, c’era infatti uno scambio di visitatori tra il Pulo e il Museo Diocesano e questa sinergia andrà persa se non riaprirà. Il consorzio e i presidenti che si sono succeduti hanno impiegato tutte le loro forze svolgendo un ottimo lavoro. Per realizzare progetti più ambiziosi però non bastavano il volontariato e i rimborsi per un sito tanto complesso da gestire, sarebbero servite risorse ben più grandi”.

Autore: Marianna Palma
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