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Alessandro I, non c'è perdita di gasolio Le ispezioni fatte sul relitto escludono la possibilità di inquinamento denunciata da Legambiente
15 ottobre 2004

Dal relitto dell'Alessandro I, affondato 13 anni fa al largo di Molfetta, non c'è perdita di gasolio. Dopo l'inchiesta avviata dal Pm della Procura di Trani, Antonio Savasta, in seguito alla denuncia di Legambiente con il film-dossier “Profondità svelate”. Lo avrebbero accertato le indagini e il sopralluogo effettuati dalla Guardia costiera, richiesti dalla stessa Procura. Per l'ispezione sottomarina (il relitto giace a 110 metri di profondità) è stato necessario utilizzare un pattugliatore multiruolo d'altura dotato di robot subacqueo, arrivato appositamente da Messina e della collaborazione del nucleo sommozzatori della Marina di Napoli. Ora il Pm Savasta dovrà decidere se archiviare l'inchiesta o chiedere un supplemento d'indagine. Certo appare strano come la presenza di macchie di gasolio nella zona, non possa essere attribuita alla perdita di carburante da parte del relitto. Forse si tratta di gasolio proveniente da scarichi a mare da parte di altre imbarcazioni. L'Alessandro I, in navigazione da Gela a Ravenna, al momento dell'inabissamento (febbraio 1991), trasportava cinque cisterne, posizionate nella parte centrale, contenenti dicloroetano, acrilonitile, nonché il gasolio, necessario come carburante per la navigazione. All'epoca, in seguito alla sciagura, in cui rischiarono la vita i quattordici uomini dell'equipaggio a bordo della nave, fu disposta dalla Capitaneria di porto un'ordinanza d'interdizione, per il raggio di dieci miglia, vietandone la sosta e la pesca. Nonostante ciò. La nave iniziò a sprigionare e disperdere in mare acrilonitile, dunque si sentì la necessità di imporre operazioni di bonifica e monitoraggio del mare. I rifiuti tossici furono trasportati al sicuro, il serbatoio sigillato. Evidentemente quelle precauzioni furono sufficienti ad evitare un possibile disastro ambientale. L'allarme di Legambiente, allora appare ingiustificato? I responsabili dell'associazione ambientalista non hanno fatto conoscere il loro pensiero, forse aspettano la conclusione delle indagini. Intanto, l'allarme ha fatto riaffiorare i numerosi interrogativi riguardanti le reali cause dell'inabissamento, oltre che l'origine e la destinazione del notevole carico di sostanze tossiche e cancerogene trasportate. Il film- dossier “Profondità svelate” è stato realizzato dall'operatore tv Nicola Scaringi in collaborazione col molfettese Paolo De Gennaro che, con l'aiuto di un robot, ha filmato il relitto nel fondo del mare. QUINIDI da sempre attento alle problematiche ambientali e unico giornale che ha denunciato alcuni scempi sulla costa, continuerà a seguire l'evoluzione della vicenda nella speranza che si è trattato solo di un falso allarme a fronte dell'allarme vero del gas iprite e delle bombe della II guerra mondiale che puntualmente le correnti depositano al largo di Torre Gavetone.
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