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Agroalimentare: prezzi su, consumi in calo  
15 febbraio 2007

Ancora un'annata agraria con il segno negativo. Dopo un disastroso 2005 anche il 2006 è stato carico di difficoltà e di problemi che hanno confermato una persistente e preoccupante crisi strutturale del settore. In calo i redditi degli agricoltori che hanno avuto una flessione del 4,2% che fa seguito al taglio drastico del 10,4% di due anni fa. Secondo i dati rilevati dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori, le famiglie italiane negli anni che vanno dal 2001 al 2006 hanno ridotto i consumi agroalimentari del 9%. La causa principale è l'aumento dei prezzi che ha avuto il suo picco con l'entrata dell'euro. La diminuzione dei consumi ha riguardato principalmente il settori dell'ortofrutta: frutta (-18%) e ortaggi (-16%). Nettamente in controtendenza i prodotti ortofrutticoli freschi, lavati, tagliati. asciugati, confezionati e pronto all'uso, tal quali o previa cottura (IV gamma) e tutte le verdure precotte non surgelate, dove la lavorazione si limita al confezionamento sottovuoto e alla refrigerazione (V gamma). Per carni, salumi, uova e vini (dati Ismea) si sono registrate flessioni tra il 9 e 10%, mentre per il settore avicolo un -20%. In netto calo anche il consumo del pane che fa registrare -21%. In aumento invece il consumo dei formaggi freschi + 30%. La Cia sottolinea che nel 2006 si è speso 133,5 miliardi di euro per gli acquisti domestici e che toccano i 195 miliardi se si aggiungono i pasti fuori casa (ristoranti,bar, mense) in forte aumento. Tra i consumi domestici la parte del leone la fanno le carni bovine e i salumi e a seguire nell'ordine; frutta, verdura,pane e latte. Sono dati che confermano che siamo davanti ad un consumatore disorientato e in grave difficoltà a causa dei problemi economici e dei rincari. Un consumatore attento al rapporto prezzo-qualità, dove, però, prevale la ricerca del prodotto più conveniente. I dati rilevati dalla Cia inoltre mettono in evidenza che mentre i prezzi al consumo dei prodotti agroalimentari aumentano, i redditi degli agricoltori diminuiscono. Come è possibile? Semplice i prezzi si gonfiano in maniera abnorme quando passano dal campo alla tavola. Filiere troppo lunghe. Logistica, infrastrutture e trasporti inefficienti e costosi, speculazioni e rincari artificiosi sono tra le cause del prezzo finale che a volte arriva ad aumentare di venti volte. In un percorso “normale” il prodotto passa dal produttore all'intermediario, al grossista, al mercato, al dettaglio, cinque sei passaggi che hanno come conseguenza che il produttore guadagna poco e il consumatore paga molto. Per fronteggiare quella che può essere definita una vera e propria emergenza, sempre più spesso gruppi di consumatori si organizzano per effettuare acquisti direttamente dall'agricoltore in modo da accorciare la filiera, rendendo più remunerativo il lavoro agricolo e nello stesso tempo pagare meno il prodotto. Esempi di questa “resistenza alimentare” sono i GAS (Gruppi d'Acquisto Solidale) ma anche l'organizzazione di mercati gestiti direttamente dai contadini Farmers Market si chiamano negli USA e che si stanno diffondendo in diverse città d'Italia All'interno dei mercati tradizionali o creando nuove aree i contadini mettono in vendita frutta e verdura coltivati su piccoli appezzamenti. Un validissimo esempio con l'auspicio che venga imitato in altre regione e quello del “Mercatale” di Valdarno. Il Mercatale è un mercato contadino di qualità che viene organizzato con la collaborazione delle associazioni degli agricoltori e da Slow Food, una volta al mese. Il produttore non è un semplice venditore ma diventa protagonista, lo scopo non è certo di dilatare oltremisura il mestiere del contadino, ma quello di avvicinare gli estremi della catena, contadini ed acquirenti, dimostrando che esistono delle alternative.
Autore: Pasquale Porcelli
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