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“Ma ora il Comune sostenga la Fondazione” Don Salvatore Pappagallo direttore della Dvorak
15 settembre 1999

Si sa che tra Molfetta e la musica c’è sempre stato uno strano rapporto fatto di amore e odio. Molfetta offre al Conservatorio di Bari il maggior numero di allievi, Molfetta è la città di Riccardo Muti, ma è anche una città dove sono ben poche le occasioni di assistere a un concerto; una città che non è riuscita ancora a concepire un teatro dove si possa far musica… Adesso da una scuola di musica privata si prova a far nascere qualcosa di più grande, una Fondazione ovvero un Ente pubblico che potrà contare in partenza su un patrimonio di un miliardo elargito da un benefattore privato di particolari buoni propositi. “Questa nuova realtà - aggiunge don Salvatore Pappagallo che attualmente dirige la Dvorak - sarà soprattutto funzionale a fare emergere musicisti locali”. Per ora questa sembra essere soltanto una speranza, visto che anche nei casi più recenti, soprattutto per i già pochi concerti di musica classica, non si è voluto attingere dal pur ricco “serbatoio” di competenze locali, appena dietro l’angolo, preferendo musicisti provenienti da città limitrofe. Don Salvatore polemizza con l’amministrazione, colpevole a suo dire, di promuovere iniziative musicali in realtà scollate dal territorio. “La mia scuola - aggiunge - ha per anni invece inteso formare ed educare alla musica…”. Se è facile, del resto, convenire tutti su quanto poco efficaci per una reale crescita culturale della città possano essere eventi musicali elitari e isolati, importati, quand’anche di spicco, tuttavia è pur vero che il confronto con gli “altri musicisti”, magari senza dover ricorrere per forza a Uto Ughi, e soprattutto aggiungendo la dovuta valorizzazione delle energie locali, non può che far bene anche ai molfettesi, musicisti e non. “Anche se adesso la fondazione può partire con un miliardo già in tasca (fondo patrimoniale della neo-fondazione, ndr) - prosegue don Salvatore - occorreranno molti altri soldi per acquisire un fondo cassa con cui possano essere portate avanti attività e iniziative: credo proprio che all’amministrazione toccherà destinare una fetta consistente di bilancio, annualmente, alla fondazione”. E’ una richiesta ufficiale, questa, alla quale si unisce quella di ristrutturare i locali adiacenti al mercato ittico, che un tempo ospitavano la Usl: nello statuto viene citata come sede legale della fondazione la casa privata di Vincenzo Maria Valente, tuttavia giudicata insufficiente per le esigenze future. A tutti i cittadini viene chiesto, insomma, di farsi carico di questa nuova realtà, di sorreggerla e finanziarla. Forse non è solo di fondi che la musica ha bisogno a Molfetta, sarebbe troppo semplice: quel che è necessario è invece un vero colpo d’ala da parte di chi fa musica - più spirito d’iniziativa e meno volontà di demolire quella altrui - e da parte di chi dovrebbe fare della musica una organo permanente di alta vivacità culturale accessibile a tutti. Tiziana Ragno
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