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Upm: rileggiamo Risorgimento, Unità d'Italia e brigantaggio
15 febbraio 2011

Ri s o r g i - m e n t o e Unità d’Italia, spesso macchiati da mistifi cazioni politiche. Intellettuali e politici giocano alle tre carte con la storia di uno Stato ancora segnato da spinte autonomistiche (Padania, Salento, ecc.), rivendicazioni storiche e malcontenti sociali. «Cavour era federalista - ha dichiarato Umberto Bossi, leader della Lega Nord, in un’intervista de La Repubblica - poi il re in qualche modo ha tradito perché ha imposto il centralismo»: un furto dell’intelligenza. La Lega non parteciperà ai festeggiamenti dei 150 dell’Unità se prima non sarà esecutivo il federalismo fi scale: volgare ricatto, per chi piega la storia a fi ni propagandistici. Intanto, il Pdl e Silvio Berlusconi stanno a guardare. Recuperare la realtà storica. «I problemi attuali dello Stato italiano dipendono dalle politiche dei governi degli ultimi 50 anni, non dall’Unità d’Italia». Il prof. Angelantonio Spagnoletti, ordinario di Storia Moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofi a dell’Università di Bari, ha chiarito alcuni aspetti del Risorgimento italiano nel vivace dibattito «Rifl essioni sul Risorgimento e sull’Unità d’Italia » all’Università Popolare Molfettese. «Una cosa è il Risorgimento, un’altra le modalità dell’unifi cazione, necessaria e opportuna nel contesto europeo di secondo Ottocento, perché un’Italia divisa sarebbe stato preda delle potenze europee - ha esordito - mentre, unita, potette entrare nel consesso delle potenze europee, nonostante la sua arretratezza industriale». Diverse le possibilità di costruire il nuovo stato: monarchico o repubblicano (progetto mazziniano); creato dall’alto o dall’iniziativa popolare, come sarebbe accaduto se le rivoluzioni del 1848-49 avessero avuto esito positivo; federale, confederale o unitario. «Prevalse il modello francese dello stato unitario centralizzato, in cui le autonomie locali non avevano nessuno spazio», ha spiegato il prof. Spagnoletti, mentre la forma giobertiana confederale (associazione di stati per defi - nire ambiti di collaborazione temporanei) fu esclusa perché «non consentiva di seguire una politica omogenea». Il modello federale proposto dalla Legge Minghetti nel marzo 1861 (decentramento cavouriano per le autonomie locali) fu bocciato quando il regime provvisorio delle Luogotenenze fu soppresso nel Meridione nel novembre 1861. Il problema, le condizioni del Sud Italia: «era pericoloso creare una regione estesa quanto il precedente Regno delle Due Sicilie - ha osservato il prof. Spagnoletti - per i pressanti problemi di ordine pubblico derivati dal brigantaggio, che ne sarebbe stato incentivato». Secondo Alberto Caracciolo (1918-90), docente di Estetica, di Filosofi a della Religione e Teoretica, la scelta accentratrice fu determinata dal legittimismo e dalla «necessità di guadagnare la fi ducia di un’opinione internazionale diffi dente, assicurandosi un posto stabile nel concerto europeo». Nel Mezzogiorno questa soluzione «parve l’unica capace di tenere a bada arretrate e inquiete regioni e di assimilarle al più civile conquistatore» («Stato è società civile», 1960). Il brigantaggio. Per alcuni intellettualoidi fu la risposta all’oppressione dei piemontesi sulla popolazione meridionale: «è, invece, un fenomeno endemico dell’Europa mediterranea, virulento quando peggiorano le condizioni di vita delle masse popolari - il chiarimento del prof. Spagnoletti - come l’insurrezione sanfedista del 1799, o il brigantaggio della Restaurazione o quello antiborbonico del 1815 in Puglia». Ridotte le motivazioni politiche, il brigantaggio postunitario è un «fenomeno sociale», al cui sviluppo contribuirono la delusione dei contadini per il fallimento delle prospettive garibaldine (strumentalizzata da agenti borbonici nell’autunno del 1860), l’insofferenza per l’esosità dei patti agrari e per la lenta e sperequata quotizzazione dei demani, la lotta di classe tra proprietari terrieri e masse popolari, il dissolvimento dell’esercito borbonico (il decreto del 20 dicembre 1860, che richiamava alle armi i militari, fu un fallimento perché i renitenti alla leva, possibili di condanna, divennero briganti). «Non dobbiamo dimenticare che la repressione non fu realizzata solo dai piemontesi, ma anche dalle guardie nazionali, una specie di polizia municipale e guardie forestali attuali, assoldati dai grandi proprietari terrieri locali», ha aggiunto il prof. Spagnoletti. Identica la linea di Giorgio Candeloro (1909-88), docente di storia del Risorgimento: «[il brigantaggio] era l’espressione normale della rivolta anarcoide dei contadini più poveri contro l’oppressione dei feudatari e dei proprietari borghesi » («Storia dell’Italia moderna», 1968). Presunto saccheggio del Sud. Riserve auree meridionali, le maggiori in tutta la penisola nel 1860: bilancio in attivo nel Regno borbonico, quello in passivo dello Stato sabaudo fu rimpinguato con le ricchezze meridionali. Il debito pubblico del Regno di Sardegna dipendeva «dai maggiori investimenti in opere pubbliche e infrastrutture - la spiegazione del prof. Spagnoletti - mentre pochi erano gli investimenti statali nel Regno delle Due Sicilie». Secondo Nicola Zitara (1927-2010) scrittore meridionalista e giornalista, «senza il saccheggio del risparmio storico del paese borbonico, l’Italia sabauda non avrebbe avuto un avvenire» e «la montagna di denaro circolante al Sud avrebbe fornito cinquecento milioni di monete d’oro e d’argento, una massa imponente da destinare a riserva, su cui la banca d’emissione sarda, che in quel momento ne aveva soltanto per cento milioni, avrebbe potuto costruire un castello di cartamoneta bancaria alto tre miliardi». Insomma, «per i piemontesi il saccheggio del Sud era l’unica risposta per tentare di superare i guai in cui s’erano messi». Tuttavia, «con le riserve auree meridionali si costruì la linea ferroviaria Bologna-Bari», la postilla del prof. Spagnoletti, mentre il peggioramento delle condizioni dei contadini del Meridione non dipesero solo dall’enorme pressione fi scale, ma anche dalla diff usione dell’usura.

Autore: Marcello la Forgia
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