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Un dicembre pieno di soddisfazioni per l’Alter Chorus
15 gennaio 2022

Nonostante un quadro epidemiologico destante ancora qualche preoccupazione, anche le attività culturali nello scorso mese di dicembre si sono svolte pressoché a pieno regime. E pure per l’Alter Chorus, fondato e diretto dal prof. Antonio Allegretta e facente parte dell’APS Don Tonino Bello, l’agenda dell’ultimo mese di un altro annus horribilis come il 2021 sembra essere quella di un qualsiasi altro anno pre-pandemia. Infatti, il coro lirico molfettese ha avuto occasione di ritrovare lo scorso mese, oltre che il personale dell’Aeronautica di stanza all’aeroporto militare di Gioia del Colle per l’ormai tradizionale appuntamento natalizio (come data contezza in altro articolo), altre due realtà delle quali da diversi anni è abituale e desiderato ospite. Primo appuntamento il ritorno lo scorso 8 dicembre nella splendida Sala delle Muse del Teatro Petruzzelli per un concerto lirico organizzato dal Circolo Unione di Bari intitolato D’amor sull’ali rosee, come la celebre aria de Il Trovatore, a voler evocare quelle eteree sembianze della musica in grado di volare di cuore in cuore. Immagini in effetti rese vivide dal coro e dai pregiatissimi solisti della serata, affermati anche a livello internazionale, tra i quali ben tre molfettesi, come il soprano Luisella de Pietro, il basso Onofrio Salvemini e il basso-baritono Antonio Stragapede, e poi il tenore Leonardo Gramegna, nativo di Gravina in Puglia ma che il pubblico molfettese conosce bene, e il soprano Rachele Stanisci, di origini brindisine, anch’ella dalla fiorente carriera e formatasi in un contesto prestigioso come la Scuola di Perfezionamento Artisti lirici del Teatro alla Scala di Milano. A dare corpo al tutto l’accompagnamento pianistico di un’altra eccellenza pugliese come M° Vincenzo Rana che ha dato la stura alla serata con una palpitante interpretazione dell’elegiaco intermezzo del terzo atto di Manon Lescaut di Giacomo Puccini. A seguire una nutrita selezione di perle dall’opera lirica e dall’operetta, a cominciare da La Vergine degli Angeli, finale secondo de La Forza del Destino di Giuseppe Verdi, uno dei pezzi forti della sezione maschile dell’Alter Chorus che, nell’interpretare col solito nitore il coro dei monaci, questa volta ha accompagnato una voce particolarmente congeniale al ruolo di Leonora come quella di Rachele Stanisci. Una voce calda, scura, duttile quella di Stanisci, tipico esempio di soprano drammatico di agilità le cui peculiarità sono emerse anche, e soprattutto, in una potente esecuzione dell’aria Santo di patria dell’Attila di Verdi. Tornando a La Forza del destino il pubblico ha avuto modo di apprezzare anche un’altra celebre aria di quest’opera, Pace, pace mio Dio, dalla vivida interpretazione di Luisella de Pietro. Dalla Tosca di Puccini poi è stato eseguito il finale primo Tre sbirri, una carrozza…, la feroce contrapposizione, sublimemente disegnata dal compositore lucchese, tra le pulsioni carnali del barone Scarpia, rese palpabili dalla sonora e passionale esecuzione di Antonio Stragapede, e la sacralità liturgica del Te Deum, intonato in maniera piena e solenne dall’Alter Chorus. Stragapede si è altresì distinto per la efficace e sanguigna interpretazione di un altro spietato villain dell’opera lirica, lo Iago dell’Otello di Verdi, nell’aria Credo in un dio crudel. Sempre dall’Otello troviamo nel programma del concerto la angosciante aria finale, la morte del protagonista Niun mi tema, nella ardente esecuzione di Leonardo Gramegna. Spazio poi all’Alter Chorus e alla sua sempre apprezzata esecuzione di un classico dei classici come il Va pensiero dal Nabucco di Verdi. Nel programma di concerto barese troviamo poi un’ampia pagina più squisitamente verista, a cominciare da Cavalleria Rusticana di Mascagni, da cui è stata eseguita la scena e preghiera Regina Caeli… Inneggiamo al Signor…, con il coro che ha dato conferma ancora una volta della sua piena padronanza della partitura di questo atto unico e con la Stanisci che, stante le sue caratteristiche timbriche e dinamiche, è apparsa particolarmente a suo agio nei panni di Santuzza. Altrettanto drammaturgicamente centrata e vocalmente curata l’interpretazione della coppia De Pietro-Gramegna del successivo duetto Ah lo vedi, che hai tu detto, la convulsa lite alla fine della quale Santuzza augura a Turiddu la mala Pasqua. Stesse caratteristiche che troviamo nel duetto E allora perché, dì, tu m’hai stregato da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, la promessa d’amore tra Nedda e Silvio, rispettivamente interpretati da de Pietro e Stragapede, che diede poi origine a quella fusione tra farsa e dramma, avviata dalla furia del pagliaccio Canio, attorno alla quale si sviluppa l’opera. Onofrio Salvemini è stato invece il dominus assoluto della parte più brillante del programma, stante il suo carisma teatrale e le sue peculiarità vocali, a cominciare dalla sua interpretazione del dottor Dulcamara nel duetto Quanto amore da L’elisir d’amore di Donizetti, insieme ad una briosa Luisella De Pietro nei panni di Adina, per poi passare all’allegra aria Cavaliere di grazia dalla zarzuela La gran via di Federico Chueca e Joaquín Valverde, assecondato da un vivace Alter Chorus. In quest’ultimo scampolo di scaletta non poteva poi che inserirsi La Vedova Allegra con il duetto Tace il labbro romanticamente interpretato da Stanisci e Gramegna con l’intervento dell’Alter Chorus. Dopodiché gli artisti hanno salutato in maniera festosa il compiaciuto pubblico presente alternandosi nel bis finale concesso col Brindisi di La Traviata. Due giorni di pausa per il coro che sabato 11 dicembre si è poi esibito nell’Auditorium della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, ossia la vecchia cappella dell’oratorio San Filippo Neri, ospite della sezione molfettese dell’ANEB, l’Associazione Nazionale Educatori Benemeriti, ancora insieme a Antonio Stragapede e questa volta con il soprano Marilena Gaudio. L’accompagnamento pianistico è stato affidato invece al M° Emanuele Petruzzella, sempre una garanzia di elevato pregio artistico e di professionalità. Anche qui inevitabilmente non poteva che crearsi un clima completamente informale, quello di un rendez-vous tra amici, con Antonio Allegretta che introduceva direttamente i brani, interagendo con il pubblico e i soci dell’ANEB, prima fra tutte la prof.ssa Anna Abbattista, promotrice ed organizzatrice degli appuntamenti musicali associativi. Anche in questo caso troviamo un programma di concerto tutto basato su significativi scampoli di melodramma. Il coro si è distinto, oltre che per il sempre gradito Va pensiero che ha aperto questa danza di note, anche per una immaginifica esecuzione del finale secondo di Madama Butterly di Puccini, il celebre coro a bocca chiusa, reso con intonazione precisa e padronanza delle dinamiche. Antonio Stragapede, supportato da un Alter Chorus complice anche teatralmente, ha sfoderato due suoi pezzi pregiati come Il lacerato spirito, il pianto di Jacopo Fiesco alla notizia della (presunta) morte della figlia nel Simon Boccanegra di Verdi, reso con la consueta nobiltà interpretativa, e il popolare brindisi Votre toast, l’aria di sortita del toreador Escamillo nel secondo atto di Carmen di Bizet, senza difettare di pienezza di suono e verve scenica. Marilena Gaudio ha invece confermato le sue grandi doti di versatilità su tre arie che richiedono cimenti vocali completamente differenti tra loro. A cominciare dall’aria Deh, tu di un’umile preghiera, dalla gran scena finale di Maria Stuarda di Gaetano Donizetti dove, insieme a un coro dalla vocalità drammaturgicamente partecipe, ha reso con morbidezza di fraseggio e suoni gravi ben restituiti la preghiera della protagonista destinata al patibolo. Si rimane poi su Donizetti, ma con caratteristiche vocali diametralmente opposte, quelle di brillantezza e agilità della scena Benedette queste carte da L’elisir d’amore, ottimamente rese sia dalla solista che dal coro. Dopodiché il soprano è ritornata su un suono più lirico-drammatico con la cavatina Surta è la notte… Ernani involami…, da Ernani di Verdi, uno spartito notoriamente impervio ma abilmente cesellato da Gaudio. A chiudere il programma una piccola selezione dal secondo atto di Rigoletto di Giuseppe Verdi, iniziando dal coro Scorrendo Uniti interpretato dalla sezione maschile dell’Alter Chorus ben evidenziando quei contrasti dinamici giusti per impersonare quei cortigiani che raccontano al Duca di Mantova del rapimento della presunta amante del protagonista, poi rivelatasi essere la figlia. Amore e strazio di padre ben evocati da Stragapede nella successiva magistrale esecuzione dell’aria Cortigiani, vil razza dannata e poi dal duetto insieme al soprano Gaudio Tutte le feste al tempio, il ritrovo con la figlia Gilda subito dopo essere stata disonorata dal Duca, un dialogo caratterizzato da una amalgama vocale e teatrale emotivamente partecipe. L’utilizzo nel concerto del pianoforte in precedenza adoperato nella scuola di musica Dvorák, e temporaneamente collocato nell’auditorium, è stato poi motivo per Antonio Stragapede di rendere omaggio alla memoria di don Salvatore Pappagallo, evidenziando che grazie alla sua opera sono nate generazioni di artisti, in particolare Emanuele Petruzzella che proprio su quel pianoforte ha imparato ad esercitare la sua arte. Al tributo a don Salvatore si è associato anche Antonio Allegretta, rilevando con amarezza come spesso la lezione di questo illuminato sacerdote e musicista sia spesso dimenticata dalle realtà artistiche del territorio. Grande apprezzamento e soddisfazione sono stati manifestati dal presidente della sezione cittadina dell’ANEB, il prof. Michele Laudadio, e dal numeroso pubblico presente che ha potuto godere altresì del brano finale Tu che mi hai preso il cuor da Il paese del sorriso di Franz Lehar, che ha unito coro e solisti, e di un reclamato bis, concesso con il classico natalizio Astro del ciel. © Riproduzione riservata

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