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Successo e grande partecipazione a Molfetta alla presentazione del libro “Le ragioni del reddito di esistenza universale” di Giacomo Pisani, giornalista e scrittore, redattore di “Quindici”
04 giugno 2014

MOLFETTA - Grande partecipazione per la presentazione del libro “Le ragioni del reddito di esistenza universale ” del molfettese Giacomo Pisani, redattore di “Quindici” in Piazza delle Erbe. L’evento è stato organizzato con il comitato di quartiere Catecombe per rivalutare le piccole realtà come Piazza delle Erbe,  ricche di storia, di memoria ma dimenticate dalle Istituzioni e dai cittadini.

L’incontro è stato moderato da Sebastiano Sallustio e sono intervenuti Giso Amendola dell’Università di Salerno, Franco Chiarello e Luigi Pannarale dell’Università di Bari (nella foto da sinistra: Sebastiano Sallustio, Luigi Pannarale, Franco Chiarello, Giacomo Pisani e Giso Amendola).
Sebastiano Sallustio del comitato di quartiere Catecombe ha introdotto l’evento sottolineando l’importanza di far vivere le piazze, le realtà presenti nel nostro territorio. Piazza delle Erbe vive in totale isolamento ma si anima solo durante le processioni pasquali per poter ammirare il Santo di turno. Poi, Sallustio ha spiegato il suo rapporto di amicizia con Giacomo Pisani basato su una stima reciproca e condivisione di idee e di progetti per il quartiere.
In seguito, è intervenuto Giso Amendola aprendo il dibattito sulla condizione di precarietà che vive la generazione di Giacomo. Sono giovani che non possono immaginare e creare una famiglia, un futuro perché non ci sono politiche sociali e politiche contro l’austerità che possano creare opportunità di crescita e di realizzazione. Nell’epoca attuale il lavoro non è emancipazione ma ricatto. L’uomo è schiavizzato, offeso, umiliato nella sua dignità più profonda. Al riguardo, Giso Amendola ha affermato che il reddito è l’ arma più importante per conquistare la libertà.
Luigi Pannarale ha messo in evidenza la grande importanza del lavoro che permette all’uomo di raggiungere la sua piena autorealizzazione, di sentirsi  gratificato e importante per la società. Oggi giorno assistiamo all’alienazione e al ricatto del lavoro. Secondo la società il lavoratore è considerato un numero, un oggetto da massacrare, sfruttare e da privarlo della sua dignità. Dietro quel numero c’è un uomo con una propria storia, con una propria personalità, con le proprie fragilità e con i propri punti di forza che esige di essere tutelato e rappresentato dalle Istituzioni.
Infine Franco Chiarello ha offerto un contributo fondamentale all’interno del dibattito citando l’allieva di Heidegger che si  domanda se si perde  il lavoro cosa accade alla società del lavoro. Il lavoro costituisce la nostra identità. “Il lavoro è l’ attività che rapporta l’uomo alla natura”, ha affermato Marx al suo tempo. La nostra società deve creare il lavoro ponendo al centro l’uomo e le sue esigenze. Il mondo di oggi ruota intorno al capitalismo che uccide l’uomo. Si assiste ad una macchina di alienazione che comporta una perdita di sé, una condizione profondamente negativa per  l’essere umano.
“Bisognerebbe ripartire dal reddito”, ha spiegato  Giacomo Pisani. Il reddito è lo strumento che può tutelare i precari, può contribuire a redistribuire la ricchezza e a opporsi alle attuali forme del capitalismo. Il reddito di esistenza universale intende porre in primo piano la dignità dell’uomo e di liberarlo dal ricatto del lavoro, dalla povertà, dall’ingiustizia sociale. Il rapporto capitale-lavoro tende ad assumere sempre più le forme del rapporto capitale-vita per questo si parla di reddito di esistenza.
L’obiettivo è di porre gli individui nella condizione di poter decidere la propria esistenza e di esprimere il diritto di scelta del lavoro come massima espressione della propria autodeterminazione. “Oggi il reddito è un motivo di lotta. C’è un movimento che da ottobre difende il diritto alla dignità. Bisognerebbe ripartire dal basso, si devono sviluppare i comitati di quartiere e ripartire dalle piazze”, ha affermato Pisani.
Attualmente possiamo notare che i centri storici vengono trasformati in grandi pub e si trascurano le opportunità di creare momenti di relazione, di condivisione di idee per cambiare in positivo e in modo costruttivo passo dopo passo ogni piccola realtà. Giacomo Pisani e gli abitanti del comitato di quartiere Catecombe hanno desiderato fortemente realizzare l’evento in Piazza delle Erbe perché è dalla piazza che bisogna ripartire.
L’ autore ha raccontato al suo pubblicoche Piazza delle Erbe è stato il luogo dove è cresciuto e ha giocato da piccolo ed ora è tornato da adulto con una propria coscienza critica, con le proprie speranze e con il sogno di parlare alle coscienze e porre l’ attenzione sulle logiche del mercato. “Oggi si strappa la sopravvivenza al mercato, si obbedisce a quel potere per vivere”, ha declamato Pisani, che ha concluso la sua presentazione con l’invito ai cittadini di ripartire dai bisogni e della materialità della vita. Non ci si deve rinchiudere nel proprio egoismo ma iniziare a progettare una società sana e più attenta alla giustizia sociale.
Unica grande opera: Casa e Reddito per tutti.

© Riproduzione riservata

Autore: Maria del Rosso
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“Sono giovani che non possono immaginare e creare una famiglia, un futuro perché non ci sono politiche sociali e politiche contro l'austerità che possano creare opportunità di crescita e di realizzazione. Nell'epoca attuale il lavoro non è emancipazione ma ricatto. L'uomo è schiavizzato, offeso, umiliato nella sua dignità più profonda.” La STORIA si ripete, chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Viviamo una nuova “Grande Depressione”, certamente in forme e situazione storiche diverse. La Grande Depressione cominciò nel 1929, quando le economie nazionali di tutto il mondo attraversarono un calo verticale della produzione e, con esso, un aumento della disoccupazione senza precedenti. In America il prodotto crollò della metà e il tasso di disoccupazione crebbe oltre il venticinque percento Solo in quell'anno la borsa americana perse più del novanta percento del proprio valore. La bancarotta costrinse milioni di persone ai margini della società. Quasi tutti furono colpiti. Senza reti di protezione governative, molti divennero dipendenti dalla famiglia e dall'elemosina per il proprio sostanziale mantenimento. Gli effetti furono catastrofici: immagini nere, bianche e grigie delle interminabili file per la zuppa straripanti di uomini disperati ed inermi. Furono tuttavia i bambini, le vittime più vulnerabili della Depressione, a dover sopportare la ferita fisica ed emotiva. La semplice sopravvivenza divenne per loro una sfida scoraggiante. Ciò che fino a poco prima era dato per certo – medicinali, cibo appropriato, un rifugio decoroso, abbigliamento adeguato e l'istruzione essenziale – fu d'un tratto aldilà di ogni possibilità. Probabilmente, la sofferenza maggiore di questi bambini non fu tanto quella di dover sopportare la privazione per se stessi, quanto quella di assistere alla disperazione e vergogna dei propri genitori e nonni. Molti videro il mondo per quel che veramente è. Ad aggravare il problema si aggiungeva la concezione vittoriana della povertà, come giudizio morale imposto da Dio ai malvagi, piuttosto che come condizione sociale.


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