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Successo della collettiva presso la Galleria 54 Arte Contemporanea
15 gennaio 2016

Meritevole di particolare apprezzamento l’esposizione allestita presso lo spazio “54 Arte Contemporanea” di Molfetta, sito in via Baccarini, e inaugurata il 12 dicembre. La mostra, ancora in corso, si distingue per la qualità delle opere esposte e per la caratura degli artisti ospitati: Alberto Gianquinto, Ferruccio Marchetti, Antonio Nuovo, Attilio Forgioli, Paolo Baratella, Franco Valente, Piero Pizzi Cannella, Natale Addamiano e Italo Bressan. Una collettiva che s’interroga sulle infinite potenzialità e declinazioni dell’arte della pittura, in special modo nella delineazione di un paesaggio che acquisisce tratti di possente astrazione e s’invera attraverso le alchimie cromatiche. In particolar modo, per Italo Bressan il colore diviene strumento privilegiato di rappresentazione del mondo, veicolo di un costante proiettarsi a dischiudere dimensioni molteplici, in una reinvenzione degli spazi di cui la mano dell’artefice è sovrana. Il cromatismo diviene anche chiave di volta dello spazio astratto del romano Ferruccio Marchetti, in un crescendo di preziosità e virtuosismo pittorico che sanciscono il trionfo del significante. Grande sapienza teatrale e apoteosi del metalinguaggio dominano nella bella composizione di Alberto Gianquinto, tra i maestri della pittura del secondo dopoguerra. Il rincorrersi delle cromie, la robustezza della pennellata, la tendenza ad alludere più che a descrivere connotano la felicità dell’inventio di quest’artista. Paolo Baratella, invece, sceglie lo spazio della riscrittura e riconnota lo Eismeer di Caspar David Friedrich, ma l’esito del potenziamento del “romantico” diviene un distanziamento con venature ironiche, che alla consapevolezza dell’incombere del tragico sovrappone un filtro che tutto fa decantare. Attilio Forgioli, salodiano, colpisce le “vibrazioni bonnardiane”. Le sue montagne si caricano di echi post-impressionisti e rivelano la maestria dell’artista nel dominare lo spazio attraverso il tono cromatico, in una sapiente orchestrazione di pieni e vuoti, con il centro della tela assurto a luogo privilegiato dell’accadere delle cose. Piero Pizzi Cannella dissemina reliquie, o se si preferisce relitti, della presenza umana, in uno spazio di nivea e regale bellezza, con la tendenza alla monocromia che concentra l’attenzione sulla presenza oggettuale, facendone balenare la significazione forse allegorica... Franco Valente si avvale del polimaterico astratto per plasmare un mondo a sua misura, in cui un costante ciclo metamorfico investe e traveste le forme, demitizzando le altezze e definendo uno spazio delle medietà quale misura di tutte le cose. Natale Addamiano ha saputo cogliere e inverare su tela l’infinita poesia del paesaggio pugliese: le sue gravine sono isole che la luce modella con morbido tocco demiurgico, facendole esplodere di cromie floreali azzurrate e puntellandone d’oro le pareti. La gravina appare così tempio della natura che si discopre al mondo, serbando al contempo il fascino misterioso di quella Terra che tutto custodisce. Di Antonio Nuovo, compianto maestro della pittura pugliese, si espongono alcune belle prove ispirate a un naturalismo astratto. La vegetazione e i campi coltivati della Murgia quasi svaporano nelle trame della luce, ma conservano la propria fisionomia. Colline e sole vivificante assurgono a protagonisti, ora gentilinianamente evocati en rêve ora espressionisticamente mascherati, di un vitalistico trionfo del colore, elemento che sembra accomunare le solide e felici esperienze artistiche che l’allestimento compendia. 

Autore: Gianni Antonio Palumbo
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