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Sindrome da shopping
15 marzo 2009

Alzi la mano quella donna (o quell'uomo) che, in un momento in cui si sentiva giù di tono, non ha cercato un po' di conforto nello spendere. Un abito nuovo che rende più desiderabili, un rossetto, un oggetto che arreda in modo più piacevole la casa: un danno al portafogli che, però, è ripagato dall'innalzamento del tono dell'umore. Possedere qualcosa che prima non avevamo è un antidoto alla depressione, che molti sperimentano e che di solito funziona: si tratta di un piccolo capriccio che può farci bene, perché ci fa sentire capaci di comprarci un pezzetto di serenità (anche se non è vero) ed offre un'immagine più positiva di noi stessi. È questo un comportamento compensatorio, in cui lo spendere serve per ripagare dalle frustrazioni della vita, scacciare il malumore, offrire un piacere transitorio. Siamo di fronte ad un tipo di shopping che gli psicologi definisco “normale”, proprio perché l'acquirente è stabile, dotato di autocontrollo, prudente ed oculato: ed è confortate sapere che a Molfetta ben il 55,9% delle donne ritiene di essere acquirente normale. Tuttavia, lascia interdetti sapere che il 28,3% e il 15,8% afferma che il suo shopping è rispettivamente compulsivo (circa l'8% della popolazione italiana soffrirebbe della sindrome da shopping e il 90% è costituito da donne) e nevrotico (sono acquirenti indecisi, ambivalenti, inibiti dai sensi di colpa, tendenti alla depressione, alla dipendenza, all'ossessione o alla paranoia): non è certo una buona notizia per il sesso maschile, per mariti e fidanzati, ma allo stesso tempo deve essere un monito di riflessione per le donne. È la cosiddetta “compulsione all'acquisto”, tipica delle donne di cultura medio-alta sulla trentina, che può anche diventare una vera e propria patologia nevrotica. Lo shopping diviene un rito propiziatorio che non si può fare a meno di compiere, ripetendolo più volte, in cui si agisce sotto il comando di un'idea ossessiva del subconscio: ad esempio, dietro la mania di comprare vestiti c'è il timore di apparire poco desiderabili, sciatte, di essere invisibili alle attenzioni dei maschi; l'acquisto di seducente biancheria per il letto, morbidi teli doccia, profumi, cosmetici e gioielli, sono strumenti che incrementano il mito romantico della relazione perfetta e della casa- nido. A volte sono ideali di bellezza proposti dall'iconografia di moda, che divengono, soprattutto per le giovani donne, modelli cui ispirarsi nella costruzione del proprio self, una tendenza che si connette alla diffusione di patologie sociali relativamente nuove, come i disturbi del comportamento alimentare o sociale. Come riconoscere la sindrome da shopping? Ad esempio, quando il denaro investito è eccessivo rispetto alle proprie possibilità economiche, quando gli acquisti si ripetono più volte in una settimana e perdono la loro ragione d'essere. Le problematiche che seguono al comportamento di shopping compulsivo sono sentimenti di colpa, vergogna, umiliazione, problemi di salute, problemi familiari, lavorativi, legali e finanziari. Lo shopping compulsivo è quello che, secondo l'opinione di molte donne, offre soddisfazione e, nonostante sia riconosciuto come eccessivo, viene ripetuto fino a che determina effetti dannosi per l'individuo e per le persone a lui legate. Perciò l'errore più grande da parte di alcuni soggetti (che siano femminili o maschili) è quello di misconoscere questo reale problema, emerso anche dall'inchiesta, coltivando l'illusione di avere sotto controllo la situazione: non è questo il modo corretto di affrontarlo, perché lo si nasconde, lo si ignora, ma non lo si risolve.
Autore: Marcello la Forgia
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