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Salvemini a Molfetta e le Amministrative del luglio 1910 Frammenti di storia
15 luglio 2004

di Pasquale Minervini (Centro Studi Molfettesi) Dopo essere stato a Molfetta, ospite di Francesco Picca, durante la settimana santa del marzo 1910, tenendovi, tra l'altro, una conferenza sul “Cooperativismo” nella sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, Gaetano Salvemini, docente allora all'Università di Pisa, scrisse al Suo vecchio amico, ai primi di giugno, che sarebbe stato di nuovo a Molfetta, al termine degli esami, prima di “passare” le vacanze di agosto e settembre all'Abetone, ospite della famiglia Placci. Con una lettera di risposta, del 19 giugno, (in Archivio Salvemini, Istituto Storico della Resistenza in Toscana, Firenze) il Picca chiese a Salvemini che gli avesse fatto conoscere almeno una settimana prima il giorno del suo arrivo, perché stando in campagna doveva ritirarsi in città per quando egli veniva, dovendo ospitarlo in casa sua dove “io a qualunque costo -scrive egli all'amico - non posso rinunziare ad una tua lunga permanenza”. Salvemini arrivò a Molfetta la sera di sabato 9 luglio, in coincidenza con le elezioni amministrative del giorno dopo, in cui lottarono tra di loro due fazioni di repubblicani, con l'astensione dei socialisti. Egli stesso, nel riferire il 14 luglio da Molfetta l'esito di quella strana competizione elettorale, scrive a Carlo Piacci: “Qui è un caldo sciroccale, umido, afoso, snervante. Ne ho ancora per una decina di giorni: poi prendo il volo pel “sacro monte”.(...) Qui domenica passata ci furono elezioni amministrative. Spettacolo assai buffo! I repubblicani divisi in due fazioni: n. 1 e n. 2. Si chiamavano proprio così. Il n.1 era alleato coi clericali e difendeva un ex-convento di Cappuccini dagli assalti del n.2, che vuole farne un asilo per vecchie. Naturalmente il n. 2 è anticlericale. In fondo in fondo, però, c'era la lotta per la nomina del tenente delle guardie di città: ufficio desiderato da un cognato del capo del n.1, e da un genero del capo del n.2. Noi, così detti socialisti, ci asterremo. Io arrivai la sera del sabato e approvai l'astensione. Il n. 2 è furioso contro di me, da cui sperava aiuto. E il n.1 mi detesta altrettanto. Sono un uomo assai popolare nella mia patria! Vinse il n.1 con duecento voti di maggioranza. Preti, monaci, pinzochere sono stati in giolito per due o tre giorni per la vittoria repubblicana. Si son dette messe di ringraziamento e tedeum in abbondanza. Roba da smascellarsi dalle risa" (G. Salvemini, carteggi 1895-1911). Con le elezioni comunali si votò anche per l'elezione del Consigliere provinciale, che vide prevalere l'avv. Bartolomeo Capocchiani, del partito dell'amministrazione, sul candidato dell'opposizione repubblicana, Vincenzo Giancaspro. Oltre a questo risultato, apparso sul “Corriere delle Puglie” del 12 luglio 1910, il corrispondente Vesevo (Giuseppe Poli) puntualizzava sullo stesso quotidiano (del giorno 15) che la lista raccomandata dal sindaco De Nichilo, riuscita vittoriosa, non era composta tutta di elementi repubblicani ma di “elementi disparati”, essendovi compresi anche i clerico-moderati. Nel dare quindi il risultato delle elezioni, scrive che riuscirono nella maggiorana: i repubblicani Bonifacio Pansini, Dott. Mauro De Nichilo, Saverio Grillo, Pietro Magrone, Cosmo Mastropasqua; i moderati On. Giuseppe Panunzio, Farmacista Franco Balacco, Cav. Vincenzo Brudaglia, Notar Berardino Rotondo; i liberali Costantino Maglione, Stefano De Bari, Giuseppe Pansini. Nella minoranza: il liberale Bartolomeo Latella e i repubblicani Vito Spagnoletti e Vincenzo Altomare. A conclusione della sua nota, Vesevo scrive che “i socialisti non furono concordi” nella votazione, in quanto “una parte per ordine del professore Gaetano Salvemini si astenne dal voto; altri, capitanati dal segretario della Camera del lavoro, il consigliere comunale Alessandro Guidati, votarono per l'opposizione repubblicana”. Sul “Corriere” del giorno dopo, I soci della Sezione socialista di Molfetta rettificavano, con una lettera al Direttore, alcune affermazioni di Vesevo sull'astensione dei socialisti e sul Guidati. Circa la prima, essi scrivono che “nessuno dei socialisti astensionisti a Molfetta ha votato per ordine del prof. Salvemini assente il 15 maggio, data del deliberato della Sezione Socialista, votato a grande maggioranza. Può essere vero però il contrario che il Guidati volesse che per ordine suo fosse stata votata l'alleanza con i repubblicani dissidenti. La nostra deliberazione - concludono i firmatari della lettera - fu votata dopo lungo esauriente e maturato esame dei fatti obbiettivi”. Essi, infine, circa il Guidati, scrivono che “non è esatto poi che egli è segretario della Camera del Lavoro. No. Non è segretario di alcuna lega ed ora con gli altri dissidenti socialisti, Bartoli, Visaggio, Catacchio è espulso dalla Sezione socialista”. Eppure, proprio come segretario della Camera di Lavoro, ai primi di gennaio A. Guidati aveva telegrafato all'Avanti! quando si seppe a Molfetta della morte di Andrea Costa: "I socialisti e gli operai organizzati si inchinano riverenti sul sepolcro del nobilissimo apostolo dell'idea socialista, che, primo in Puglia, con la parola inspirata e fascinante, conquistò la moltitudine al grande ideale umano” (“Corriere delle Puglie” 26 gennaio 1910). Intanto Salvemini, stando a Molfetta, approffittò “per organizzare un po' di scuole serali per adulti analfabeti. Ieri sera - scrive nella lettera del 14 luglio al Placci - feci un piccolo discorsetto alla buona - con questo caldo - agli operai delle leghe, che hanno quattrocentottanta analfabeti su seicento organizzati! E da stasera comincio a raccogliere i nomi di chi è disposto ad andare alle scuole serali”. Nello stesso tempo, come si evince da una lettera di Fausto Pagliari a Salvemini del 21 luglio 1910 (nel citato Carteggio 1895-1911) Salvemini aveva interessato il concittadino dott. Saverio Cirillo (che fu diciannovenne segretario della locale sezione socialista nel 1898) in quegli anni pubblicista dell'Avanti! (“Corriere delle Puglie”, 25 marzo 1909), a una preparazione specialistica per l'amministrazione e la direzione delle leghe operaie. A Molfetta Salvemini rimase fin oltre la festa patronale di S. Corrado di Baviera, che ebbe luogo allora il 24 luglio. A festività avvenuta, g. p. (Giuseppe Poli) riferiva sul “Corriere delle Puglie” del martedì 26 “la novità della giornata”, data dalla partecipazione dell'amministrazione repubblicana alla processione. “Dietro il Santo Bavarese - egli scrive - vidi gli assessori avv. Giuseppe Patimo, avv.Alfredo Scarselli, avv. Domenico De Ruvo e il dottor Rosselli. In mezzo vi era il sindaco dott. De Nichilo. Molti fanno dei commenti in senso diverso, ma qualcuno dice a voce alta: il paese lo ha voluto!”. Questa notizia sovviene a datare esattamente una lettera scritta da Salvemini a Giuseppe Prezzolini il 28 luglio da Molfetta, erroneamente datata 1915(in G. Sa1vemini, Carteggio 1914-1920). In questa lettera, databile appunto al 1910, Salvemini scrive all'amico Direttore della “Voce”, alla quale anch'egli collaborava: “Ieri sera potei vedere la lettera scritta dai repubblicani n. 2 alla “Ragione” (giornale socialista di Bari) e la risposta della “Ragione”, che credo ti sia stata inviata stamattina. Nei “nemici personali dei nostri amici” “La Ragione” pare abbia inteso i repubblicani n. 2. Credo che faresti bene a pubblicare col titolo sempre Anticlericalismo sincero! (gli articoli con lo stesso titolo, a firma La Voce, apparvero sulla rivista il 21 luglio, il 4 e il 18 agosto 1910) (....) la lettera dei repubblicani dissidenti, in cui è confermata l'alleanza repubblico-moderata e si parla del sindaco che va dietro a San Corrado (sic!): non fare veruna lode a questi repubblicani dissidenti, dei quali i più sono divisi dal De Nichilo per bizze e interessi personali (...). Domani sera parto per l'Abetone”. Due fotografie ritraenti il Sindaco De Nichilo dietro la processione di San Corrado furono pubblicate poi da Salvemini nell'Unità del 29 agosto 1913, sotto il titolo "La repubblica clericale”.
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