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S. Pancrazio Salentino, educare alla pace nell'insegnamento di don Tonino Bello
30 dicembre 2011

SAN PANCRAZIO SALENTINO - Retinopera Salento Onlus e amici di don Tonino Bello in collaborazione con la parrocchia San Giuseppe lavoratore di San Pancrazio Salentino tavola della pace,  la mia scuola per la pace con il patrocinio della Fondazione don Tonino Bello di Alessano organizzano la 7ª edizione della manifestazione “Educare alla pace (con don Tonino nel cuore)”

Per lunedì 2 gennaio 2012 alle ore 18 nel Salone Parrocchiale della Parrocchia San Giuseppe Lavoratore in via San Giovanni Bosco – Zona Artigianale – San Pancrazio Salentino.
Riflessioni, testimonianze, immagini, suoni per ricordare che la pace ha bisogno di noi.
Interverrà il prof. Giovanni Invitto, preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università del Salento. Durante la serata saranno presentati: il Laboratorio di Progettazione Sociale, il filmato sull’ultima Marcia della Pace “Perugia-Assisi” curato da Francesco Spedicato, il nuovo brano di Angelo Presta dedicato a Don Tonino Bello; la “Pizzica ti la Paci” di Paolo Piccinno e  le Poesie per la Pace di Emanuele Castrignanò e di altri autori. (Info: associazione@retinoperasalento.it - www.facebook.com / retinopera salento - 340/6640269)
Con questa manifestazione, giunta alla settima edizione, si intende proseguire l'azione educativa di rilancio di un concetto molto caro a Don Tonino Bello: “La ferialita’ della pace”, perché al di là delle veglie e delle feste della pace, dovremmo prendere atto che la pace si costruisce nel quotidiano: in politica come nello sport, in famiglia come nella scuola.
Si costruisce cioè “nei sonnolenti meandri della storia e cresce anche nelle pieghe sotterranee dell’esistenza”, così come amava ripetere con toni poetici l’indimenticabile Vescovo di Molfetta scomparso il 20/04/1993.
Ecco perché ogni anno il 2 gennaio, all’indomani della celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, Retinopera ed il Gruppo Amici di Don Tonino Bello dedicano un incontro “feriale” nel quale far convergere artisti, testimoni e scrittori che hanno particolarmente a cuore il suo insegnamento.
 
 
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Si asserisce che l'essere umano è filogeneticamente programmato con un istinto di autoconservazione e di aggressività. Si afferma inoltre che le frustrazioni si sommano e si accumulano nella psiche umana e poi, quando raggiungono un certo limite, si sommano in una massa critica e l'aggressività esplode: nell'attività sessuale essa si manifesta nell'orgasmo, il altre espressioni fisiche si manifesta in azioni violente. Gli assertori di questa teoria tendono a far rientrare in questa struttura tutti gli atti violenti, siano essi crimini, liti, guerre, torture o quant'altro. Sigmund Freud, Konrad Lorenz e B. Skinner potrebbero essere citati come esempi teorici che possono rientrare in questa categoria. Una critica a queste teorie è quella di Erich Fromm. Dopo aver esaminato dati fisiologici, neurologici e sociologici, Fromm ha concluse che le guerre e le aggressioni non sono né naturali né normali, ma traggono invece origine dalla sfera culturale. Egli sostiene inoltre che esse non sono presenti in tutte le culture, ma solo in quelle della carenza, vale a dire nelle culture dall'accumulo e del potere. Le supposizioni circa la natura aggressiva dell'uomo avanzate acriticamente dai fautori della teoria dello sfogo non hanno sufficiente avallo storico. La guerra è una forma di violenza istituzionalizzata. Il primo esercito permanente come organismo specializzato nella violenza, nasce a Babilonia nel momento in cui la società da matriarcale si trasforma in patriarcale. La preistoria non conosceva le guerre anche se esisteva la violenza. La civiltà fondata sul potere ebbe inizio verso il 3000 a.C.. Da allora in poi il numero delle guerre e delle loro vittime è aumentato in maniera progressiva. Nessun popolo ha mai concepito guerre e lotte di potere devastanti quanto quelle intraprese dall'Uomo del XX secolo. Dobbiamo quindi riconoscere che la guerra non è naturale né normale, ma culturale. Non tutte le culture hanno praticato la guerra. La situazione ci ripropone la questione della vera natura dell'uomo e della civiltà. Il problema della pace scuote i fondamenti dell'uomo, della società e della realtà stessa. Jan Smuts ha scritto: “Quando guardo alla storia sono pessimista, quando invece guardo alla preistoria sono ottimista”. Infatti, solo tra gli esseri umani “sviluppati” le guerre sconvolgono gli equilibri esistenti. Solo l'animale umano massacra quelli della sua razza e gli altri.

(.......è maggior gloria uccidere le stesse guerre con la parola che gli uomini con la spada, e ottenere o conservare la pace con la pace che non con la guerra.) Agostino scrive questa lettera già anziano, un paio di anni prima di morire, all'inviato imperiale che va con la spada a restaurare la pace. La pace sembra appartenere al regno dell'irrealizzabile. Ma l'arte della vita umana consiste proprio nello sfidare ciò che pare impossibile. Quanto più qualcosa ci appare inaccessibile, tanto maggiore è lo stimolo che muove quell'essere che proprio in quanto umano partecipa nell'atto creatore e che, pertanto, ha sete di infinito. Quando una madre dice a suo figlio che non deve sognare la “luna” e gliene mostra invece una più reale e più difficile di quella sognata, spegne la creatività umana che si annida in ogni bambino. La pace non è la luna dell'adolescente, ma è la luna autentica dell'uomo che non si è lasciato ridurre (né sedurre) a essere un semplice sognatore di qualcosa al di là delle nuvole né un semplice calcolatore dell'età del firmamento. Il tema della pace è una sfida alla logica della storia. Ma né la logica né la storia costituiscono l'intera realtà. La pace non è possibile senza disarmo, ma il disarmo richiesto non è solo nucleare, militare o economico; occorre anche un disarmo culturale, un disarmo della cultura dominante, la quale minaccia di convertirsi in una monocultura che può che può soffocare tutte le altre e finisce con l'asfissiare anche se stessa. Percorrere lo spazio fino alla Luna o stabilirsi su Marte, oltre a essere un'alienazione del corpo terrestre dell'uomo, sarebbe solo una fuga temporanea. L'uomo è più di un batterio che cerca solo di riprodursi. L'uomo moderno si sente prigioniero di questa terra, come alcuni dei suoi antenati si sentivano prigionieri dei loro corpi, dai quali desideravano solo fuggire. E' questo un “transfer” significativo e ironico: non si desidera solo andare in cielo, ma si desidera andare sulla Luna o su altri pianeti. Non si crede più nel cielo stellato, ma si continua a credere nelle stelle come “cielo”. L'uomo si trovava male dentro il suo corpo quando lo considerava un semplice involucro; ora si trova male sulla terra poiché la considera un semplice abitacolo. Se una volta regnava un'alienazione corporale, ora regna un'alienazione terrestre. Le conseguenze sono i disastri ecologici. E' lampante che il disarmo militare è impossibile senza il disarmo culturale. All'interno dei parametri culturali vigenti, disarmarsi militarmente appare una pura follia. Se è l'equilibrio degli armamenti ciò che sostiene la pace, allora, se si disarma una parte, l'altra ne trarrà vantaggio; se non continuiamo a “progredire” nell'invenzione e nello sviluppo delle armi mortali, lo faranno gli altri e l'equilibrio si romperà. Si tratta di vedere chi ne accumula di più.

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