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Ruvo, conferenza Etico-Scientifica “Energia Nucleare: prendere o lasciare?”
11 maggio 2011

RUVO DI PUGLIA - La Parrocchia San Domenico in Ruvo di Puglia (BA) e il Gruppo Giovani organizza l’ 11 MAGGIO 2011 presso l’Auditorium MONS. Francesco LORUSSO alle ore 19.15, una conferenza etico-scientifica di sensibilizzazione cittadina con tema la produzione di energia nucleare in Italia.
Affronteranno il quesito, che vedrà l’intera Nazione esprimersi il prossimo 12 e 13 Giugno 2011, il Prof. Savino Longo, laureato in Fisica, è docente Ordinario di Chimica Organica ed Inorganica all’Università degli Studi di Bari dal Novembre 2005, professore ospite dell’Università di Parigi dal 2007 e Don Mimmo Francavilla, direttore Diocesano della Caritas di Andria. Il prof. Longo si occuperà della parte tecnica della questione “Nucleare”,illustrerà il processo fisico alla base della produzione di energia nelle centrali; parlerà dei livelli di sicurezza raggiunti dagli impianti e della questione “smaltimento scorie” nonché dei danni ai tessuti biologici dovuti a radiazioni. Infine, dalle ricerche compiute, illustrerà un’altro possibile processo nucleare per la produzione di energia.
Don Mimmo Francavilla, interessato da sempre a tematiche ambientali, disquisirà sul doveroso compito della Caritas, al fianco dei bisognosi e al fianco della natura e sul valore dell’essere Cristiano di fronte a questioni che interessano non solo le bellezze comunitarie ma quelle del mondo intero.

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Caro amico, dici che i Francesi costruiscono le centrali vicino al confine (nostro) per "condividere" il rischio con noi. Non so quanto fondata sia questa dichiarazione, perciò se non ti annoio troppo, farei un paio di considerazioni. 1) Se provata questa ipotesi, se l'esito referendario fosse pro centrali, per un omaggio alla reciprocità, sarebbe auspicabile che "qualche" impianto fosse costruito in Val d'Aosta o nel Piemonte occidentale, così, tanto per pareggiare! In realtà non credo che sia così, perché nel raggio di circa 200 km dai nostri confini, sorgono almeno due centrali Svizzere (da cui non credo che acquistiamo energia). Un'altra ragione, più pratica, è che sei centrali francesi, le più vicine, sono dislocate lungo il Rodano (fabbisogno di fonte di raffreddamento), così come ve ne sono lungo la Loira (addirittura ne ho vista una MOLTO vicino ad uno dei famosi incantevoli castelli: piace così a loro? OK). 2) Mi spiace, non posso fornirti, perché non faccio elenchi, dati sugli "avvitati", mentre mi sono chiari - abbastanza - gli "svitati", si gli SVITATI che rifiutano confronti di opinioni non precostituite, pur di raggiungere l'obiettivo PROFITTO. 3) Molto interessante la tua proposta di parlarne. Lo farei volentieri se servisse a qualcosa. Non dovremmo parlarne noi, caro amico, ma altri. Noi possiamo, se l'idea del nucleare non ci appartiene, solo usare la democrazia, che in alcuni casi significa REFERENDUM. 4) Hai dei dubbi? Bene, allora in sostanza, come la pensi? Ciao.




L'industria nucleare è malata. Lungi dal fornire una energia abbondante e a buon mercato, capace di soddisfare il nostro fabbisogno in aumento, si è rivelata una fonte energetica costosa, che comporta numerosi e ardui problemi tecnici, e inaccettabili rischi ambientali. La scorie radioattive, che hanno un lungo tempo di dimezzamento, sono una minaccia per il presente e per il futuro. Molti “leader” sono convinti che quando le riserve di petrolio diminuiranno, un'industria nucleare ben consolidata servirà a impedirci di cambiare il nostro tenore di vita, e ci offrirà il mezzo per migliorare il tenore di vita di tutta la popolazione del mondo. Che ci siano dei rischi lo ammettono, ma secondo loro questi rischi sarebbero inferiori ai potenziali benefici. Gli ultimi “tragici”avvenimenti nucleari sembrano dimostrare il contrario e l'industria nucleare sembra avviata a un vicolo cieco. Si sono avute massicce eccedenze dei costi. Negli Stati Uniti i piani per l'uso civile dell'energia nucleare hanno subito una decisiva battuta di arresto: un programma di costruzione di 100 centrali nucleari è stato cancellato e dal 1977 non è stato ordinato nessun nuovo impianto. E' così difficile che le centrali siano davvero utili in paesi definiti del Terzo Mondo, che i programmi di sviluppo nucleare sembrano piuttosto dettati dal desiderio di costruire impianti per la produzione di armamenti nucleari. Non ancora quantificato, nascosto o trascurato il problema delle scorie. A quasi 60 anni dell'entrata in funzione del primo reattore per uso civile, non si sono ancora trovate soluzioni accettabili per il problema delle scorie. Le barre di combustione si possono riciclare per recuperare l'uranio e il plutonio ma, nonostante ciò, restano da eliminare scorie altamente radioattive. E' possibile imprigionarle nel vetro o trasformarle in rocce sintetiche, ma gli scienziati non sono ancora sicuri dell'efficacia di tali sistemi. Sono da considerare “scorie” anche i residui dell'strazione dell'uranio e quelli delle centrali spente. Il tempo di “dimezzamento” delle sostanze radioattive è il periodo che occorre perché metà della loro radioattività svanisca. Per alcuni elementi è abbastanza breve. La radioattività in un reattore nucleare ha un tempo di dimezzamento di 24 mila anni. Dopo 50 anni hanno perso solo tre quarti della radioattività, e sono ancora letali. Ma se il periodo di dimezzamento del plutonio 239 sembra lungo, pensate a quello dell'uranio 238: 4 milioni di anni e mezzo!!!!!!!!!!!!! Occorrerà sfruttare le più promettenti fonti rinnovabili: energia idraulica, energia solare, energia del mare, energia geotermica, energia eolica. Prendere o lasciare??????


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