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Riscoperta la piscina comunale a Piazzetta Giovene
15 febbraio 2010

Anticamente e fino alla costruzione dell’Acquedotto Pugliese, avvenuta nel I decennio del ‘900, l’approvvigionamento dell’acqua nella nostra città è stato sempre un annoso problema che talvolta si risolveva da sé in presenza di frequenti piogge; il più delle volte, invece, in presenza di lunghi periodi di siccità, quest’ultima metteva a dura prova la qualità della vita della popolazione. A quei tempi i consumi di acqua pro capite erano ridotti al minino indispensabile. Per questo motivo, negli anni, l’Università di Molfetta curò l’approvvigionamento dell’acqua costruendo delle piscine pubbliche in diversi punti della città, dove era più facile convogliare e raccogliere l’acqua piovana delle strade. La toponomastica locale ne ricorda ancora: la Piscina Comune (Largo Domenico Picca) e la Piscina Nuova (Piazza V. Emanuele II). Nei lunghi periodi di siccità la popolazione con sincero fervore e sentimento religioso invocava all’uopo l’intercessione di S. Corrado, nostro Patrono, portando spesso in processione, fino alla chiesa della Madonna dei Martiri, il suo simulacro. Con l’aumento della popolazione crebbe la necessità di avere a disposizione una maggior quantità d’acqua. Perciò il Comune di Molfetta, dopo il 1860, dette avvio a un vasto progetto di costruzione di piscine in alcuni punti strategici della città. Per esempio si pensò di raccogliere e incanalare l’acqua piovana, che cadeva sulla tettoia della Cattedrale, in un invaso coperto avanti l’ingresso dell’Episcopio, oggi Piazzetta Giovene. Dopo un periodo di lunga siccità, quella accaduta nella metà del 1863, nel 1865 si dette mano a questo progetto affidando l’incarico all’ing. Corrado de Judicibus. Si era persa la memoria di questa piscina, sennonché il crollo improvviso per cedimento di parte della volta, verificatosi all’inizio del 2010 ha fatto riscoprire la suddetta antica piscina. Dopo la messa in sicurezza di tutta la zona circostante, è iniziato il recupero e il restauro di tutto il manufatto. Una volta pulito e bonificato dall’acqua e dal fango, si è potuto osservare l’interno della piscina, rilevando la sua tecnica costruttiva. L’interno, delimitato da un muro perimetrale, è coperto con volte a crociera costruite con tufo carpino e sostenute da pilastri. Da una ricerca di Mauro Uva, relativamente alle piscine comunali, conosciamo le vicende e le fasi costruttive di questa piscina: la gara d’appalto fu eseguita il 24 maggio del 1866, con una spesa di £. 8.160. Si aggiudicarono la costruzione i muratori Ignazio de Felice fu Paolo e Sergio Balacco fu Ignazio. Per i primi interventi di costruzione furono stanziati 5.200 lire, relativamente al 1865, e il rimanente (£. 2.960) nel bilancio comunale del 1866. La piscina doveva essere 11,60 m lungo l’asse est ovest, larga 12,40 m e profonda non più di 4,70 m, misura cautelativa per non incontrare, durante lo scavo dell’invaso, qualche falda di acqua salmastra. Fu stimata una raccolta di 353 m3 circa1. Una fase importante del lavoro fu quello, di applicare le grondaie alla chiesa per assicurare la raccolta e il continuo deflusso dell’acqua nei canali adduttori. L’acqua, della tettoia della chiesa prima si perdeva, il Municipio all’uopo chiese al Capitolo Cattedrale di Molfetta il benestare di applicare ai due lati della tettoia una grondaia per raccoglie e incanalare l’acqua. Il Capitolo acconsentì premettendo alcuni vincoli: la spesa di installazione e manutenzione della grondaia a cura del Municipio, il boccaglio doveva essere messo quanto più lontano dal portone del Seminario e dalla porta della chiesa per non intralciare le processioni, il prelievo dell’acqua doveva essere regolato ad orari e mai durante lo svolgimento delle processioni2. L’acqua sul lato dell’entica della chiesa dalla grondaia era convogliata in un tubo verticale poi attraversava la gradinata avanti la facciata della chiesa in un apposito canale sotterraneo, girava nel vicoletto dove si collegava con l’altro tubo verticale che raccoglieva l’acqua sul lato della piazzetta e da qui nella piscina. L’acqua, prima di arrivare nella piscina vera e propria, passava in una vasca di decantazione per eliminare le impurità più pesanti. Sopra la cisterna fu applicato un boccaglio in muratura che permetteva il prelevamento dell’acqua per mezzo di secchi. L’ennesima siccità del 1866 portò a definire un ulteriore ampliamento della piscina, convogliando pure l’acqua che si raccoglieva su Via V. Emanuele e una parte di quella che scorreva da Corso Umberto, attraverso appositi canali. Solo dopo il 1915, questa piscina fu dismessa con l’avvento dell’acqua portata dall’Acquedotto Pugliese; non più utilizzata, più tardi si eliminò anche il boccaglio. Così se ne persero le tracce. Voglio ricordare che all’inizio della piazzetta, nei pressi del palazzo ricostruito nel 1957 circa, nel 1916 su una piccola piazzola fu collocata una fontana a servizio gratuito della popolazione. La tipologia delle fontane fu unica per tutte: fuse in ghisa, a colonna cilindrica con cappellotto, un solo rubinetto con vaschetta di scolo, sotto al rubinetto la data: 19143. Fu eliminata intorno al 1965 per dare più agibilità alla piazza. Relativamente alla piscina comunale è auspicabile che simili testimonianze storiche vengano messe meglio in evidenza; si può pensare in futuro anche alla possibilità di permettere al pubblico di visitarne l’interno. Certamente le proposte non mancheranno. Speriamo che l’odierno interesse non cada nell’oblio. Non è sufficiente conoscere la storia studiando i documenti scritti, abbiamo pure bisogno di osservare testimonianze concrete per comprendere meglio le tecniche costruttive, il modo di vivere e i rimedi messi in atto per rendere migliore la vita.

Autore: Corrado Pappagallo
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