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Rinascita, grazie a Papa Francesco
15 febbraio 2018

Stimato direttore, è importante condividere con la tua rivista questo momento storico, perché ti sei fatto carico di tanta cronaca di questa città, ma ora l’evento può darle senso maggiore. Il prossimo 20 aprile sarà il venticinquesimo anno che ci manca don Tonino. Papa Francesco verrà a Molfetta a confermare che quanti abbiamo amato mons. Bello lo abbiamo fatto perché era santo, e con il potere dei segni ha donato gioia ai poveri, a tutti noi. Senza alcun paracadute se non quello della sua fede. Quel giorno del 1993 mi vestii a festa, perché avevo la garanzia che per me la sua sarebbe stata una perenne presenza. I ricordi ora, però, vengono sfidati e rimessi a nuovo. Una banchina. Noi, alcuni suoi chiamati, eravamo smarriti nelle ultime fila, per nulla sorpresi della marea che lui aveva abbracciato, interpellando ognuno per nome. Ancora stamattina mi chiedevo se il molo sarà capace di raccoglierla, perché oggi quella folla è diventata immensa. La città ha avuto momenti di forte stress dalla morte del santo vescovo fino al silenziatore posto a due protagonisti della politica, Minervini e Azzollini, messi inevitabilmente a confronto perché costretta, quella città, a chiedere giustificazioni a indagini della magistratura su degrado ambientale, mostri ecologici, morti problematiche, rivolgimenti di appartenenze, confronti deteriorati. E come si fa a dimenticare quel volto santo che, mentre gli si raccontava le indolenze di un determinato amministratore nel periodo dello sbarco degli albanesi, lui chiedeva di continuare a collaborare senza mai, dico mai, condividere distanziamenti dal bene pubblico, a costo di mettere in secondo piano la divergenza di opzioni politiche? Ce lo diceva lui che, senza alcun rancore o rimostranza, si stingeva le spalle fredde per l’assenza dei protagonisti della vita cittadina alla sua annuale “conferenza”. La grazia ricevuta da tutti noi, il suo primo miracolo, è stata che don Tonino ha indicato, a partire dalle sue pecore, obiettivi alti, quelli che i santini oggi divulgati talora trascurano, preferendo le solite divozionalità, mentre lui credeva nella pedagogia della non violenza e della pace, nell’economia della sobrietà e non dello spreco dell’usa e getta, nella passione per il volto e non per il voto, nella giustizia della solidarietà e non dell’assistenzialismo, nell’analisi sociologica delle migrazioni e non della paura dello straniero, nello stupore di ogni uomo e non nella emarginazione, nell’azione e non nella declamazione. Ho letto con attenzione gli articoli di Pisani, su questa tua rivista, e di Giulio Calvani, sul suo profilo facebook, entrambi centrati sulle ultime circostanze della vita cittadina, dalla scomparsa di Guglielmo Minervini alla messa in ombra di Azzollini. Nonostante la pertinenza sostanziale delle analisi da loro fatte, la città confusa sembra cercare altro e non vuole essere distante, lontana da quell’amore di quel santo che pregava per Molfetta, che “aveva la febbre”, mentre a tarda sera vi rientrava. Perché, stimato direttore, come nelle storie di alcuni grandi scrittori, è incredibile, ma c’è un nuovo, un nuovo che sembra irrompere nella nostra città. Ci va dicendo che almeno una cosa è evidente. Si è scatenata da tempo, sull’onda delle emozioni e dei sensi di colpa, con i tempi lenti dell’agricoltura che vede nascere dal chicco di grano che muore, una grande affiliazione a quel santo. Non soltanto i frequentatori delle piazze giornalistiche ma anche gli esclusi dai social media vogliono dire il proprio incontro con don Tonino. Relatori di vicende non vissute con lui vanno dicendo che sono stati i coprotagonisti. Bellissimo. Pure fotoshop viene utilizzato per mettere in primo piano il volto più ravvicinato con mons. Bello. Veramente enorme. Qualcuno si sofferma più sulla morte del vescovo mentre è anche santa la sua vita. Ognuno sta pensando a quale finestra sporgersi, senza biglietto di prima fila, per abbracciare Papa Francesco con il profumo del suo vescovo, predecessore dentro le chiese – talora rattristato da alcune sagrestie – e dentro le case che lo hanno atteso, ascoltato e ora lo riascoltano nel Pontefice. Questa affiliazione crescerà. Ben venga. E ad aprile prossimo potrebbe esserci il dies natalis della città. Ancora una volta. Molfetta, allora, può rivivere una occasione di rinascita per ricreare una comunità di pratiche in direzione di quegli obiettivi alti, pure mediante un agonismo politico che realizzi una vivacità culturale senza pantani e settarismi, anche senza nessuna gomma che cancelli il passato, altrimenti avrebbe un futuro sterile. Don Tonino amava pensare ai laici che soffiavano sulla nuca dei clericali. Ammirava Salvemini, lo storico che credeva nelle beatitudini e che si era fermato al venerdì santo. Occorre sperare in questo risveglio della città, che faccia veramente memoria del suo passato e pensi al futuro, tutti insieme dinanzi al padre. Il sorriso buono e autentico del Vescovo Mons. Cornacchia, che gioisce della venuta del papa, è un ottimo segnale. Senza annullare le divergenze che aiutano a crescere, senza neppure l’orgoglio di essere stati benedetti dalla storia, mettendo da parte le brutture della cronaca, c’è da rimettere in gioco tutte le energie migliori. Non veniamo dal nulla. Papa Francesco ci viene a ricordarlo. Al di là dei cerimoniali. Con stima Lazzaro Gigante © Riproduzione riservata

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