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Quattro metri per due un messaggio di inclusione
15 marzo 2018

È stato rappresentato con notevole apprezzamento da parte del pubblico il nuovo spettacolo del collettivo teatrale dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico “Gaetano Salvemini”, Quattro metri per due. Il lavoro, diretto dalla docente Rita Campi e dalla dottoressa Annarita Castoro, è un interessante inedito, liberamente ispirato al Premio Montessori 2010 “Un’amicizia in ballo” di Roberto Morgese e al plot di “Il mistero corre su Internet” di Claudio Elliot. Molteplici sono i pregi dell’allestimento. Innanzitutto, è un musical fresco, che parla il linguaggio dei giovani e si connota per il ritmo incalzante e l’allegro coinvolgimento garantito dalla sezione musicale, un florilegio di musica classica (la struggente Czarda di Monti), sonorità rom e sound occhieggianti alle band canore del momento. Inoltre, il messaggio è quanto mai attuale, perché, in una società che sembra aver smarrito la consapevolezza dell’importanza dell’integrazione del diverso, e in particolar modo dello straniero, Quattro metri per due inneggia alle mani che si protendono verso l’altro, in un movimento spontaneo e gratuito di apertura e accoglienza. Nasce così la storia di Stefan (ben interpretato dal bravo e disinvolto Gianfranco Lavoratti), rom che giunge a Roma dalla Francia, e subito si scontra con i pregiudizi dei suoi compagni di scuola, ciascuno troppo preso a coltivare il proprio giardino e preda dello stereotipo che etichetta gli zingari, vicini scomodi, come “ladri di bambini e delinquenti”. Il giovane, che come il protagonista del musical Vivo per lei, ha scoperto nell’arte, questa volta figurativa, l’elemento salvifico in grado di aiutarlo a vincere le difficoltà, saprà gradualmente farsi amare, ma dovrà anche scontrarsi con uno zio sbandato (l’intenso Giovanni Forcella). Dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, l’uomo, intenzionato a coinvolgere il nipote nei suoi traffici, si spingerà sino a orchestrarne il rapimento. Uno dei punti di forza dello spettacolo è quindi quello di non voler offrire un’immagine edulcorata, ma realistica, del mondo rom: come in tutti gli ambienti, bisogna sapere esercitare l’arte del discernimento e distinguere gli individui sulla base della loro natura e dei comportamenti che pongono in essere, non di preconcetti. Saranno proprio i nuovi amici di Stefan, in particolare Luca (il bravo Gabriele Curatolo, ormai da anni solido protagonista dei lavori teatrali del gruppo) e Sandra (la passionale Lorena Fanelli, autrice ed esecutrice anche di un inedito), a salvare Stefan, in un momento di grande tensione, che prelude al festoso happy end. Il messaggio di inclusione di Quattro metri per due è affidato anche alla scelta, perseguita da anni con convinzione dal collettivo teatrale, di favorire l’interazione sulle scene di allievi diversamente abili con i loro compagni, con esiti sorprendenti e felici. Il plot è costruito sul filo della memoria, con ricorso a continui salti temporali, segnalati dall’adozione della tecnica dei freeze frames. Altro valido accorgimento narrativo è rappresentato dall’alternanza tra sequenze dal vivo e scene video (realizzate con l’ausilio del service “Architettiamo eventi” di Ilario Mastropasqua), tese a ricostruire fotogrammi di vita scolastica del protagonista Stefan. Si realizzano così momenti di particolare suggestione, quali quello in cui l’uscita in scena dell’immagine filmica, in un efficace effetto di sdoppiamento, coincide con l’ingresso di Lavoratti stesso dal fondale. Felice anche la scelta di introdurre nel musical termini rom, suggeriti da Alexian Santino Spinelli, ambasciatore dell’arte e della cultura romaní nel mondo. Un plauso va a tutti i giovanissimi interpreti (Raffaele La Grasta, Chiara Sasso, Umberto Bevilacqua, Paola de Ruvo, Alessandro Sgherza, Paola Spezzacatena, Matteo Mancini, Annalisa de Gennaro, Anita Minervini, Giuseppe Giuliodibari, Matteo Contursi, Dario Binetti, Simone Ceci, le piccole Alessia Allegretta e Maria Michela Bevilacqua), con apprezzamento particolare per la sicura interpretazione di Nicola Francesco Caravella; un valido supporto è stato offerto anche dagli adulti Marianna Ragno (Diana, madre di Stefan) e Mauro Cappelluti (nel ruolo di un docente di Economia aziendale). Ben ideata e curata la scenografia (Giovanna Gadaleta, Chiara Sasso, Mariangela Altamura, Gaetano Pugliese, Samuele Binetti, Michele Dagostino); convince il corpo di ballo (bravi i solisti Claudia Azzollini, Domenico Barile, Anita Minervini, Doriana Gadaleta, ma in generale tutti i ballerini: Angela Silvestri, Ylenia de Bari, Federica Andriani, Erika Cantatore, Pasqualina Gadaleta, Giovanna dell’Olio, Ivana Losito, Luana de Bari, Sonia Toni, Claudia Giancaspro, Lucia Gigante). Ottimo l’apporto dei cantanti (in particolare la carismatica Lorena Fanelli) e dell’orchestra, con Leonardo Zonno al violino, Gabriele Curatolo alla tastiera, Marco de Gennaro alla chitarra e Giovanni Cormio, cantante rap. Ancora una volta, attraverso il linguaggio delle arti sceniche, i giovani additano agli adulti il mondo che vorrebbero; nei tristi giorni di Macerata, speriamo che il loro monito non rimanga inascoltato. © Riproduzione riservata

Autore: Gianni Antonio Palumbo
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