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Primo confronto pubblico fra i candidati alle primarie del centro sinistra
19 novembre 2005

MOLFETTA 19.11.2005 La democrazia può essere anche crudele. Così vien da pensare alla fine del primo confronto pubblico, tale è stato, più che una conferenza stampa, dei quattro candidati alle elezioni primarie del centro sinistra. Visto che richiede, per essere declinata, a quattro persone che sono stimate e che si stimano a vicenda, quattro professionisti che non cercano nella politica la fuga da un lavoro sgradito, che non hanno bisogno, a 50 appena compiuti o intorno alla soglia dei 60, di costruirsi una posizione, che già hanno, che non sembrano nemmeno assatanati di potere, di prestarsi a questa competizione che ne mette in luce le qualità, ma anche le eventuali debolezze, che spinge per sua natura a fare confronti e da cui usciranno inesorabilmente cambiati, comunque vadano le cose. Passione, indignazione che fa reagire al degrado, risposta ad un appello, voglia di provare a concretizzare le proprie idee o tutte queste cose assieme, Cosimo Altomare, Lillino di Gioia, Vito Copertino e Mino Salvemini, che abbiano voluto o solamente accettato la prova delle primarie, l'affrontano consapevoli di mettere in gioco non solo se stessi, ma un'idea di politica e di partecipazione, abissalmente diversa da quella che in questi ultimi anni è andata in scena al Palazzo di Città. Quello stesso palazzo in cui si sono presentati, ieri sera, tesi, qualcuno dando prova di scatti di nervosismo, impegnati ad un'impossibile quadratura del cerchio, far emergere le differenze all'interno di un processo comune, quello della coalizione di centro sinistra. Coordinato dall'avv.Morgese, quanto mai verboso, non si può dire che l'incontro abbia acceso gli animi dei presenti e suscitato passioni. I contendenti si sono affrontati in punta di fioretto, tranne qualche affondo di Mino Salvemini su Copertino, spesso trovandosi d'accordo, per esempio sull'assoluta volontà di rispettare le regole che la coalizione stessa si è data, impegnandosi a sostenere lealmente il vincitore del 4 dicembre e questo centro sinistra, comunque vada. Qualche imbarazzo nel descriversi. Di Gioia (nella foto) ha rivendicato per sé il ruolo di “traghettatore del popolo democristiano all'interno del centro sinistra” e fatto leva sulla sua lunga esperienza di amministratore. Copertino ha replicato presentandosi come espressione della “società molfettese che non si riconosce nei partiti”. Altomare ha fatto appello alla sua attività professionale, da cui ha maturato “l'attitudine all'ascolto e ad uno sguardo complesso ai problemi”, cuore di un moderatismo che in politica è soprattutto incrocio di culture ed interessi diversi. Salvemini ha messo in evidenza di essere espressione della sinistra unita, che ha nel suo “codice genetico la partecipazione, l'attenzione agli ultimi, l'ascolto dei bisogni della città. È stata affrontata la questione del possibile “inquinamento” delle primarie, di cui si parla a Molfetta forse più che del risultato che daranno. Dai quattro candidati la risposta è stata un'alzata di scudi a difesa dell'appuntamento del 4 dicembre. “Saranno primarie vere”, ha sostenuto Altomare (nella foto), chiamando però i cittadini e i partiti di centro sinistra a vigilare sul loro svolgimento e invitando contestualmente “qualche bar” a starne fuori. Salvemini ha aggiunto che, chiunque pensi di introdurre elementi di disturbo con l'intenzione di “far saltare il tavolo”, detto in altri termini di sfasciare il centro sinistra così come ora è per trovare altre geometrie nelle alleanze, sappia che “siamo uomini d'onore e rispetteremo i risultati”, concludendo, rivolto agli ipotetici inquinatori: “Non caverete un ragno dal buco”. Qui qualche differenziazione si è vista. Di Gioia ha invitato ad “evitare la caccia alle streghe”, fatti fermi i principi, bisogna “far crescere il consenso nella città e vincere”. Stranamente d'accordo con lui Copertino (nella foto), convinto che “sia necessario recuperare anche chi finora non ha votato centro sinistra perché non ci ha creduto”. Infine, i quattro antagonisti hanno disegnato la città possibile, quella che, non da soli, ma con il gioco di squadra di tutto il centro sinistra, vorrebbero realizzare. Soprattutto alternativa a quella esistente, tramite “il decentramento e la riorganizzazione per aree omogenee del territorio”, per Vito Copertino; con periferie fatte non solo di palazzi, prive di ogni servizio, ma cui venga assicurata una dignitosa qualità della vita, per Salvemini (nella foto); per cui si verifichi il già fatto per procedere ad una nuova pianificazione, per Lillino Di Gioia; che affronti l'emergenza sicurezza e che assicuri un ripensamento globale sul piano della qualità della vita, per Altomare, senza nascondersi quanto è improbo il lavoro che attende il futuro sindaco. Sfumature, solamente accennate in questo contesto, di storia politica, di metodo, di contenuti, che potrebbero, però, tradursi in futuro, nei momenti cruciali delle scelte, in determinazioni diverse del futuro della città. Al di là di tutto questo, restano almeno due impressioni. Che queste primarie siano importanti come fatto in sé, per aver fatto emergere un dibattito, spesso confinato in sedi anguste, e soprattutto per aver costretto le forze politiche di centro sinistra a dare il meglio di sé stesse in termini di uomini e di elaborazione di idee, proprio perché obbligate ad un confronto ed a condividere con la cittadinanza le loro possibilità di scelta. E che alla fine decisivo per l'individuazione del candidato sarà non tanto quanto potranno dire in questi giorni, ma la loro storia personale e, su tutto, il progetto politico di cui sono portatori, che va ben oltre questo appuntamento e che certo non può dirsi uguale per tutti loro. In defintiva, questo primo incontro è finito senza né vincitori né vinti. Il centro sinistra avrebbe forse bisogno di un candidato che incarnasse in sé il meglio di tutti quattro ma, nell'impossibilità di creare in laboratorio il “candidato dei candidati”, che scelgano gli elettori e, nell'ottica del “vinca il migliore”, siano loro a capire e decidere chi dei quattro possa essere definito tale. Lella Salvemini
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