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Primarie del Pd a Molfetta trionfo della partecipazione democratica. Vince Bersani
15 novembre 2009

Sono stati oltre tre milioni i partecipanti alle primarie del 25 ottobre scorso, indette per eleggere il nuovo segretario nazionale del Partito Democratico e i diversi coordinatori regionali. Con questa importante lezione di democrazia e con le semplici armi della partecipazione alla vita politica del nostro Paese, i cittadini italiani hanno voluto rispondere ai continui attacchi (con toni aspri e duri che ci riportano a periodi bui della storia italiana) del nostro premier ai massimi organi costituzionali dello Stato (Corte Costituzionale, Presidenza della Repubblica) ed ai giornali. La partecipazione a queste primarie è stata, per gli italiani, anche la prima importante occasione per chiedere un vero cambiamento della classe politica, dopo il decadimento morale in cui sono precipitati i partiti: la sanitopoli pugliese, gli incontri a luci rosse del premier e quelli altrettanto scabrosi dell’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Anche a Molfetta la partecipazione è stata signifi cativa, con fi le costanti e continue sin dalle sette del mattino, orario di apertura dei seggi. Non ci sono state grandi problematiche (a parte una breve discussione sul riconoscimento dello status di cittadini comunitari dei rumeni), i tempi di attesa sono stati contenuti ai 10-15 minuti e questo anche grazie ad un continuo presidio del seggio da parte di diversi volontari, tra cui molti Giovani Democratici. Le urne si sono chiuse con qualche ritardo dopo le 20 e Quindici è stato l’unico giornale a seguire le fasi dello spoglio, con il suo quotidiano on line, diff ondendo a notte inoltrata i primi dati. I votanti sono stati 2.107, un numero che conferma le precedenti primarie PD del 2007 ma, considerando il dominio assoluto in città del sindaco sen. Antonio Azzollini, l’inconcludenza delle opposizioni, il dato va al di là di ogni più rosea aspettativa e può essere visto come un concreto segnale di dissenso, di una parte signifi cativa della cittadinanza, all’Amministrazione di centro-destra che governa la città. I ben informati ritengono, però, che il risultato è dopato in virtù della partecipazione alle primarie di alcuni soggetti notoriamente del centro-destra ma, come ha dichiarato lo stesso segretario cittadino del PD, Giovanni Abbattista, potrebbe trattarsi di un fl usso spontaneo di personaggi ormai frustrati dall’assenza di democrazia nel PDL cittadino, dove c’è il padre-padrone che decide per tutti, impedendo qualsiasi forma di discussione. Ma veniamo ad una analisi più dettagliata dei dati molfettesi. Per l’elezione del segretario nazionale ha vinto Pierluigi Bersani con il 64,45% dei voti, a seguire Enrico Franceschini con il 30,68%, Ignazio Marino con il 5,87%. Il risultato è sostanzialmente in linea con quanto accaduto a livello nazionale, ma il PD locale esprimeva un proprio concittadino alla carica di segretario regionale, l’assessore regionale Guglielmo Minervini, sostenitore della mozione Franceshini, per cui, secondo le attese, quest’ultimo avrebbe dovuto ottenere un risultato più positivo. Anche per l’elezione del segretario regionale i risultati sono stati gli stessi, ma le diff erenze di voti tra i primi due sono state più contenute. Ha vinto Sergio Blasi (che sosteneva Bersani al nazionale) con il 47,94% dei voti, a seguire Guglielmo Minervini (espressione della mozione Franceschini con il 43,86%) e Michele Emiliano (indipendente e non schierato con alcuna lista al nazionale) con il 8,50%; risultato sorprendente quest’ultimo, considerando che il sindaco del capoluogo barese non aveva alcun rappresentante su Molfetta. Come si può notare l’assessore Minervini avrà benefi ciato del voto disgiunto, ovvero molti elettori di Bersani al nazionale sono rimasti fedeli al proprio concittadino per l’elezione del segretario regionale, anche se questo non è stato suffi ciente per avere il primato nella propria città natale dove, invece, emerge all’interno del partito il gruppo capeggiato dall’avv. Piero de Nicolo, che è risultato vincente appoggiando la mozione Blasi. Cosa succederà ora nel PD locale, considerando che il risultato delle primarie ha spaccato il partito in due parti? Le prime indiscrezioni che circolano in città parlano di un possibile cambio nella segreteria cittadina, con Piero de Nicolo, forte della sua vittoria, che potrebbe posizionare un suo uomo. Ma le ambizioni di questo gruppo vanno oltre ed ormai è sempre più certa la candidatura dell’avv. Piero de Nicolo alle elezioni regionali di fi ne marzo, come espressione del gruppo che ruota attorno al sen. Alberto Tedesco, personaggio ancora di spicco nel PD pugliese, nonostante le sue dimissioni da assessore regionale alla Sanità a seguito delle indagini a suo carico della Procura della Repubblica di Bari in merito alla sanitopoli pugliese. Perché si giunti a questa ardua competizione all’interno del PD locale? Certamente perché entrambi i gruppi, sin dal momento della nascita del PD nel 2007, sono rimasti come due separati in casa, e né la segreteria (espressione della corrente Abbatista-Minervini) né l’altro gruppo hanno fatto nulla per amalgamarsi e dare una immagine unitaria. La conseguenza sarà una dura competizione all’interno del PD alle prossime regionali, con due candidature di peso; alla fi ne tra i due litiganti vincerà il terzo, ovvero ancora una volta il senatore Azzollini che piazzerà qualcuno dei suoi, raff orzando ulteriormente il suo dominio in città. Come fare per superare questa empasse, l’abbiamo chiesto ai diretti interessati, Piero De Nicolo e Guglielmo Minervini. Per completezza di cronaca ricordiamo che all’assemblea regionale sono stati eletti due delegati molfettesi, Giuseppe Percoco per la lista Rifacciamo la politica (a sostegno di Minervini) e Angela Mancini per la lista Con Blasi la Puglia in testa. Nessun delegato molfettese per l’assemblea nazionale dove Piero De Nicolo e Olimpia del Rosso non ce l’hanno fatta.

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