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Porto, Calderoli (Cmc): è vero, abbiamo ottenuto 7,8 milioni di danni dal sindaco “Siamo arrivati ad una transazione rispetto all'originale richiesta di 22 milioni. Cominceremo i primi lavori a breve. Ma anche nelle aree bonifi cate ci sono nuove bombe portate dai pescatori. Ci appelliamo alla loro sensibilità, per evitare di trascinare ordigni nel porto”
15 febbraio 2010

«È tutto vero, quanto avete scritto voi di “Quindici”: la Cmc ha fatto una transazione con il sindaco di Molfetta sulla richiesta di risarcimento danni ottenendo 7,8 milioni di euro in un’unica soluzione, contro i 22 richiesti. Ma questo è un modo per permettere la ripresa dei lavori, pur in una situazione diffi cile determinata dalla presenza di ordigni bellici sui fondali». Quindici ha inseguito per qualche giorno il geom. Giorgio Calderoni, direttore tecnico della Cmc per i lavori del nuovo porto di Molfetta, ma alla fi ne ha ottenuto un’ampia disponibilità ad un cordiale colloquio sulla situazione, anche per garantire la massima trasparenza alla vicenda evitando malintesi e ipotesi non corrette. «L’amministrazione comunale non ha obblighi di comunicazione alla stampa delle proprie attività in merito al porto, per cui i giornalisti non possono pretendere di avere notizie in merito», aveva risposto così, con un’affermazione poco emiliana, il geom. Calderoni alla nostra affermazione sulla necessità di conoscere lo stato dei lavori anche dal punto di vista contrattuale e fi nanziario. Quando gli abbiamo ricordato che il porto non è una proprietà privata del sindaco, ma un’opera pubblica nella quale vengono investiti i soldi dei cittadini che pagano le tasse, per cui la stampa, che rappresenta l’opinione pubblica ha il diritto di conoscere e informare i molfettesi su questi argomenti, il direttore tecnico della Cmc, ha ritrovato il tradizionale spirito civico emiliano, acconsentendo di buon grado a rispondere alle nostre domande. Come mai avete deciso di rinunciare all’intero ammontare del risarcimento, cioè ai 22 milioni di euro quantifi cati in precedenza? «Abbiamo preferito raggiungere questo accordo – dice Calderoni a “Quindici” – nell’interesse reciproco. In tal modo noi recuperiamo in parte il danno e il sindaco ha la possibilità di vedere, a breve, la ripresa dei lavori nelle aree già bonifi cate con la draga Vlaanderen XVI (lunga 47 metri, con una profondità di dragaggio massima di 14 metri) che eliminerà le parti fangose e melmose dai fondali. Certo, nessuno si aspettava di trovare un tale quantitativo di bombe nel porto e soprattutto le parte centrale. Tra l’altro sembra che gli ordigni più pericolosi siano proprio in prossimità della Capitaneria. Gli stessi militari dello Sdai della Marina Militare sono rimasti sorpresi da tale quantitativo. Inoltre è stato necessario rimuovere cavi e lamiere in ferro, sparsi un po’ dappertutto». Quanto tempo dureranno i lavori nelle aree bonifi cate? Non c’è il rischio di incontrare altri ostacoli? «Sicuramente tutto il 2010 e metà del 2011, in contemporanea con lo sminamento del resto del porto. In tal modo alla fi ne della bonifi ca, potremo portare la draga D’Artagnan, la più grande del mondo e completare il lavoro sui fondali. Non escludiamo di incontrare nuovi problemi. In realtà, abbiamo già verifi cato la presenza di nuovi ordigni anche nelle aree bonifi cate, per cui occorrerà procedere con molta cautela». Ma questa operazione rischia di diventare una sorta di gioco della battaglia navale. Di chi è la colpa della presenza di ordigni in aree già bonifi cate? «Sicuramente è colpa dei pescatori. Ecco perché facciamo appello alla loro sensibilità per evitare che trascinino altre bombe nel porto. Non si può trasformare il bacino portuale nella pattumiera degli ordigni bellici pescati al largo». Quando prevede la conclusione dei lavori, tenuto conto degli attuali ritardi? «Non prima del 2013 (in tempo per le elezioni politiche, ndr), ma non è escluso che possano verifi carsi altri eventi oggi non previsti. Certo, l’amministrazione comunale ha fretta, ma in una situazione delicata come questa, non si possono fare le cose in fretta, per non correre rischi». Parliamo un po’ di cifre: l’appalto era di 57 milioni e 600mila euro? A quanto è lievitato fi nora? «Siamo già intorno ai 63 milioni». Cifra defi nitiva? «Per ora sì – conclude Calderoli -, allo stato attuale è questa la valutazione economica. Per il futuro? Nessuno può sapere se si verifi cheranno altri imprevisti. Speriamo di no. Comunque il Comune ha a disposizione 80 milioni».

Autore: Felice de Sanctis
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