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Policlinico, vietata agli omosessuali la donazione di sangue
03 marzo 2004

BARI – 3.3.2004 E' stata l'associazione Arcigay della Puglia a denunciare l'accaduto, dopo che in tre ospedali di Bari è stata vietata agli omosessuali la donazione di sangue. Un atto che va sicuramente a ledere quel sistema di garanzie previsto dalla legge che consente a tutti i donatori di esercitare il loro diritto senza alcuna discriminazione. Gli ospedali propugnatori di una simile discriminazione sono il Di Venere, l'ospedale pediatrico Giovanni XXIII e il Policlinico (nella foto, visto dall'alto), dove, tra i principali criteri di esclusione della donazione, compare quello sui rapporti omosessuali. La normale e consentita indicazione sorretta dalla normativa nazionale, secondo il decreto ministeriale del 26 gennaio del 2001 n.78, indica appena tre motivi di esclusione dalla donazione, tra i quali non rientra in ogni caso un pregiudizio di omosessualità. Nel questionario da compilare deve infatti essere indicato e accertato che non vi siamo rapporti sessuali con: persone a rischio di trasmissione di malattie infettive e/o con un partner risultati positivi ai test per l'epatite B e/o C; e più in generale con persone a rischio di trasmissione di malattie infettive. La denuncia è seguita ad un episodio avvenuto qualche giorno fa, quando un giovane omosessuale barese di 25 anni, si è presentato alla Banca del sangue del Policlinico di Bari per donare ma gli è stato detto che non era possibile in quanto gay. Il giovane si è così ripresentato allo sportello donazioni questa volta scortato dalla famigerata e temuta troupe della trasmissione televisiva “Le Iene”. Questa volta (e chissà perchè!!!), sotto l'occhio vigile delle telecamere, gli è stato consentito di fare un test che, entro 40 giorni accerterà se tutti i valori del soggetto in questione sono a posto, in modo da poter diventare futuro donatore. Il dibattito non è dei più sempliciotti. Anzi la fenomenologia in questione si riconduce ad un'opinionismo superiore che va dai livelli scientifici a quelli umani: in questo caso è sbagliata la metodologia con cui si è giunti ad una simile consuetudine ospedaliera ed è altresì ingiusto sotto il profilo umano, poiché trattasi di discriminazioni totalmente deprecabili. Non si possono affatto tracciare delle categorie in questa vicenda, se non solo comportamenti perché le persone omosessuali sono soggetti che hanno il sangue nella stessa misura di quelle eterosessuali. Dopo l'accaduto, altri circoli sono stati mobilitati per produrre una mappatura su quello che avviene in tutti gli ospedali italiani da cui già risulta che simili casi si siano verificati anche nelle città di Milano, Roma e Siracusa. Lucrezia Pagano
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