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Pesca. M5S: “Istituire un tavolo d’approfondimento per il ripopolamento marino”
19 settembre 2017

 

BARI - "L'Italia è molto indietro per quanto riguarda la gestione dell'ambiente marino. Potremmo diventare la Regione capofila per la sperimentazione della ripopolazione marina, fondamentale sia per l'ambiente che per la nostra economia". Lo dichiarano i consiglieri Rosa Barone e Cristian Casili a margine delle audizioni in IV Commissione richieste dal M5S per approfondire il tema degli interventi di gestione degli stock ittici e di riproduzione controllata di specie target finalizzata al ripopolamento a mare.
"Riteniamo sia utile istituire un tavolo d'approfondimento con la partecipazione di tutte le associazioni di categoria e dell'assessorato - continuano i pentastellati - anche in base a quanto previsto dal DDL “Pianificazione e sviluppo della pesca e dell’acquacoltura regionale”, approvato in IV Commissione e che sarà incardinato nel prossimo consiglio regionale. La Puglia ha oltre novecento di chilometri di coste, ma non è abituata a gestire gli ecosistemi marini e per questo serve un'azione di divulgazione della tutela del mare. Purtroppo la Regione continua a far disattendere il piano coste, con i Comuni che perdurano nel loro immobilismo o peggio ancora a continuare a concedere concessioni”.
“L’ecosistema marino - concludono - va protetto per tutelarne la biodiversità e far crescere la nostra economia, assicurando ai pescatori un futuro e un reddito che da tempo ci chiedono, con interventi per il ripopolamento dei nostri mari”.

 

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Erano gli anni ’70, così scriveva Gaia Book ne “Un pianeta da salvare”. – Oggi i mari sono un vero e proprio “pozzo nero” in cui confluiscono con continuità enormi quantità di fanghi e minerali provenienti dalla terraferma. Noi stiamo chiedendo al mare di accettare anche quantità sempre crescenti di materiali generati dall’uomo, dagli scarichi delle fognature a quelli industriale e agricoli, tutti quanti ricchi di sostanze chimiche contaminanti. Per non parlare delle scorie radioattive. Gli oceani possono svolgere una preziosa funzione agendo da “depuratori di scorie”, ma la questione è qual è la quantità massima dei rifiuti che si possono smaltire senza provocare danni? Vale a dire: quale tipo di scorie gli oceani sono in grado di assorbire, dove possono meglio ospitarle, quanto ci impiegheranno a degradarle attraverso i processi naturali e soprattutto quale livello di conseguenze negative siamo disposti ad accettare? A tutto ciò oggi non si presta sufficiente attenzione. Ogni anno scarichiamo nei mari centinaia di nuove sostanze chimiche che si aggiungono alle migliaia già presenti, senza avere la minima idea del loro potenziale impatto. Così perfino nelle profonde fosse oceaniche, è addirittura nell’Antartide, si individuano sostanze tossiche create dall’uomo. Questo fenomeno è il risultato dei “sistemi circolatori” globali, processi di cui comprendiamo ben poco. Gli oceani subiscono l’impatto dei rifiuti dell’uomo sia per gli scarichi deliberati, sia per il dilavamento della terraferma. Mano a mano che l’inquinamento aumenta, un’alta percentuale di scorie viene a depositarsi nelle acque biologicamente produttive dell’estuario e delle zone costiere. Qui i veleni entrano nelle catene alimentari marine, accumulandosi nelle specie superiori. Questo processo di “bioamplificazione” è stato evidenziato negli anni ’60 in Giappone dalla malattia di Minamata, un avvelenamento di metil-mercurio dovuto al consumo di tonno con alte concentrazioni di mercurio. Le vittime note, a tutto il 1975, erano state 1.500. – Cosa è stato fatto in questi anni? (Basta recarsi sul nostro porto e vedere cosa c''è nel mare: spazzatura e altre porcherie, vetro, carta, quantità enorme di plastica, il peggio che si possa immaginare. Inciviltà e barbarie più inverosimili si possa immaginare; a questo siamo arrivati....e non è solo da noi. Il futuro ci dirà - già lo dice - cosa abbiamo combinato e cosa lasceremo in eredità alle nuove generazioni, la cui educazione ambientale già lascia desiderare). Ripopoliamo?
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