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Omicidio Bufi, chiesto giudizio per 4 carabinieri e il difensore di Bindi, Iannone
25 ottobre 2003

MOLFETTA – 25.10.2003 Per quattro carabinieri, i marescialli Vito Lovino, Luigi Policastri, il brigadiere Antonio Rosato e l'allora tenente Pietro Rasola Pescarini della Compagnia di Molfetta, è stato chiesto il rinvio a giudizio al gip del tribunale di Potenza dal Pm, Henry John Woodcock: sono accusati di aver scritto dichiarazioni false sui verbali relativi alle indagini sull'uccisione di Annamaria Buf i, 20 anni, avvenuta la notte del 3 febbraio del '92. Il corpo della ragazza fu trovato sulla statale 16bis. Oltre ai quattro militari è stato chiesto il giudizio anche per il difensore di Domenico Marino Bindi, di 56 anni, indagato dalla Procura di Trani (Bari) per 1'omicidio. Si tratta dell'avv. Leonardo Iannone, accusato di favoreggiamento perché come difensore del presunto assassino avrebbe aiutato “I militari della caserma dei carabinieri di Molfetta, indagati nel procedimento connesso a quello sull'omicidio Bufi, ad eludere le investigazioni dell'autorità giudiziaria”. Bindi aveva una relazione amorosa con la giovane donna: il processo nei suoi confronti per omicidio comincerà mercoledì prossimo 29 ottobre. Nello stesso procedimento sono imputati per favoreggiamento 1'ex moglie del presunto assassino, Emilia Toni e un suo conoscente, Onofrio Scardino. I quattro militari avrebbero - secondo 1' accusa - omesso di scrivere, sul verbale della perquisizione compiuta lo stesso giorno dell'omicidio in casa di Bindi, che vi erano state trovate un paio di scarpe con il fondo sporco di terra come erano quelle della vittima. Le stesse scarpe - sempre secondo gli inquirenti - sarebbero poi scomparse dalla caserma dei carabinieri, dove erano state portate da un appuntato. Altre omissioni sarebbero state compiute - secondo il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani Francesco Bretone, che ha riaperto circa due anni fa il fascicolo del delitto - dai militari: non avrebbero compiuto riscontri sull' alibi fornito da Bindi, individuato quale responsabile dell' omicidio poche ore dopo il ritrovamento del corpo della giovane, con il cranio fracassato, nelle campagne di Molfetta. Sarebbero stati, infine, manomessi nastri relativi a intercettazioni telefoniche disposte dal magistrato e non sarebbe stato redatto un verbale su una “visita informale" fatta all'indagato dal Pm che all'epoca coordinava 1'inchiesta e da due carabinieri. Irregolarità analoghe nell'ambito delle indagini, affidate in diverse epoche, erano state contestate a due ex sostituti procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Trani, ora in servizio alla Dda di Bari. Per entrambi il gip del Tribunale di Potenza Gerardina Romaniello aveva archiviato 1'accusa ritenendola «infondata». Anche per altri due militari erano state archiviate le indagini.
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