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Oggi i funerali della donna morta per lo scippo a Molfetta
19 ottobre 2009

MOLFETTA - Nella Parrocchia dell’Immacolata di Molfetta saranno celebrati oggi alle 16.30 i funerali di Giulia Samarelli (foto), l’anziana donna morta in seguito a un tentativo di scippo avvenuto venerdì scorso in via Immacolata da parte dei due diciottenni Michele de Bari di Molfetta e Pietro Gadaleta di Terlizzi, arrestati dai carabinieri e che ora dovranno rispondere anche di omicidio colposo o preterintenzionale.

Il risultato dell’autopsia disposta dal PM del Tribunale di Trani Fabio Buquicchio,  effettuata dal prof. Biagio Solarino dell'Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari ha confermato che la causa del decesso è stata l’emorragia toracica interna sul lato sinistro causata dalla caduta.

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Mettiamoci l'anima in pace. La vita umana vale poco, anzi pochissimo. Vale molto più un oggetto. Se vi azzardate a graffiare un'automobole rischiate la vita, ma se uccidete....è un'altra storia. Una storia che ha dell'incredibile. PALERMO - L'uomo che ha massacrato di botte, uccidendo l'impiegato che gli aveva graffiato involontariamente l'auto durante una manovra di posteggio, è stato condannato a sei anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Il gup di Palermo, Maria Elena Gamberini, ha inflitto la pena a Salvatore Mannino, titolare di una impresa di pompe funebri, ed ha assolto il figlio, Natale. Entrambi erano accusati di avere aggredito e ucciso Simone La Mantia, 37 anni, padre di quattro bambini, il 2 ottobre 2004 davanti agli occhi della moglie della vittima e di una delle figlie che aveva quattro anni. Il processo si è svolto con il rito abbreviato e la procura aveva chiesto al gup la condanna a 12 anni per Salvatore Mannino, mentre per il figlio Natale l'assoluzione. Il gup ha anche accordato 30mila euro di provvisionale a ciascuna delle parti civili, la moglie e i 4 figli della vittima. Simone La Mantia era impiegato all'Azienda del gas di Palermo ed era conosciuto dai suoi colleghi di lavoro come una persona simpatica e allegra. «Sei anni per un omicidio sono pochi. Leggo sul giornale che i ladri sono condannati a pene più pesanti. Quell'uomo ha rovinato la mia vita e quella dei miei 4 figli». Dice dopo la sentenza Irene Librera, 34 anni, madre di 4 figli di 16, 13, 9 e sei anni, e moglie della vittima. «Chiedo alle istituzioni competenti - aggiunge - di permettermi di andare via da Palermo. Abito vicino al negozio di quelle persone e ogni tanto sono costretta ad incontrare l'assassino di mio marito. Se la legge condanna a sei anni un uomo che uccide a botte deve consentirmi di rifarmi una vita». «Dal giorno dell'omicidio - conclude la donna che lavora come fattorino all'azienda del gas, dov'era impiegato il marito - la mia vita è stata rovinata. Vado dallo psicologo e i problemi con 4 figli da mantenere e da mandare a scuola sono tanti. Ricordo che la mia figlia minore ha assistito al pestaggio del padre che poi è morto». L'autopsia aveva accertato che La Mantia aveva ricevuto calci e pugni ed è morto per la compressione del nervo vagale del collo, a causa del pugno inferto da Salvatore Mannino, che ha confessato di essere stato lui a colpire l'impiegato. Simone La Mantia due anni fa era uscito in auto con la moglie per andare a prendere i figli a scuola. Accidentalmente, durante una manovra la sua auto aveva urtato una vettura posteggiata. E così un banale incidente d'auto si è trasformato improvvisamente in una tragedia. A provocarla sono stati i proprietari della vettura, Salvatore e Natale Mannino, che avevano assistito alla manovra. Nacque subito una lite violenta e La Mantia viene massacrato a calci e pugni davanti agli occhi della moglie e della figlia. L'uomo morì prima di arrivare in ospedale. Salvatore e Natale Mannino vennero arrestati dai carabinieri. Per entrambi l'accusa è di omicidio preterintenzionale. A piede libero, con le stesse imputazioni, furono indagati anche due dipendenti dei Mannino, che secondo le prime ricostruzioni avrebbero partecipato al pestaggio. 05 Giugno 2006 - La Gazzetta de Mazzogiorno -

IL PRIMO PROBLEMA ... il primo vero problema non sono le forze dell'ordine carenti, le ronde armate di trombetta e tamburo per le parate, le telecamere che mancano in altri punti della città (anche se oggettivamente non è pensabile di telecamerizzare ogni angolo delle ns. città), le leggi colabrodo che, de facto, la delinquenza la incentivano, non avendo più alcun valore di deterrenza ... IL VERO PROBLEMA, anzi IL PRIMO PROBLEMA, IL PROBLEMA DEI PROBLEMI, SIAMO NOI!!! Tutti senza alcuna distinzione, e questa volta guai a buttarla in politica (che ha sì delle responsabilità ... ma non sono assorbenti su tutto e tutti, anzi!), sarebbe troppo comodo e, sinceramente, non me la sento, fingerei a me stesso!!! IL VERO PROBLEMA siamo tutti noi "spettatori", che assistiamo impassibili al crimine che si manifesta in tutte le forme, assistiamo alla brutalizzazione della vittima di turno perché "tanto non é toccato a noi". Questo ragionamento, questa becero comportamento, fa di tutti noi i primi criminali!!! La base del crimine, l'humus del crimine, siamo noi!!! Manca sempre, salvo rarissime eccezioni, la prima reazione, quella spontanea, quella civica, del cittadino presente, ma non assente ... La gran parte di noi, dinanzi ad episodi di piccola, media od efferata criminalità, seppur presente ... ai singoli episodi ... è de facto assente!!! Prima di chiamare i politici, le forze dell'ordine, il legislatore, i giudici ... alle loro responsabilità, facciamoci tutti un esame di coscienza ed un mea culpa, perché siamo noi i primi criminali, perché solo ed esclusivamente spettatori omertosi del crimine!!! Prima di dare lezioni a chiunque, rieduchiamoci tutti a prestare la prima reazione, la prima testimonianza, la prima collaborazione, il primo soccorso ... Prima della legge, ce lo dovrebbe imporre la coscienza di uomini e donne civili, se l'abbiamo ancora e non siamo stati ancora pienamente e definitivamente drogati dalla cultura dei tronisti ... ---f.r.---

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