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Noi, l'emozione del romanzo di Walter Veltroni
15 febbraio 2010

Quattro generazioni, quattro sguardi, quattro stagioni dell’anno e della vita. Volendo riassumere in un rigo il romanzo Noi di Walter Veltroni, potremmo cominciare così, gustando lentamente, pagina per pagina, passaggi intensi della storia del nostro Paese attraverso l’occhio disincantato di quattro bambini vissuti, rispettivamente, nel 1943, nel 1963, nel 1980 e nel 2025. I disegni del quattordicenne Giovanni Noi “fotografano” con i toni del grigio la caduta del regime fascista, la follia e la disperazione, il bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 e la deportazione degli ebrei del 13 ottobre, il mare di Ostia, la speranza; Andrea Noi, tredici anni, attraversa l’Italia che rinasce negli anni Ottanta, a bordo della Volkswagen panna decapottabile di suo padre, guarda il progresso, la possibilità di sperare in un futuro migliore per sé e i propri fi gli, guarda il nostro Paese che cura le ferite del passato e riparte con entusiasmo, come i colori delle maglie dei campioni del Giro d’Italia e il rifl esso scintillante del mare quando riabbraccia sua madre dopo una concitata ricerca. Luca Noi, undici anni, ha ereditato dal padre, radiocronista, l’istinto del reporter: la sua passione è il suo registratore a cassetta con il quale ferma, cataloga, ordina e classifi ca tutto il mondo che gli passa accanto che tocca catastrofi , come il terremoto in Irpinia e narra pagine buie, inspiegabili e inaccettabili della nostra storia, come gli anni del terrorismo e dei morti ammazzati dalla follia di altri uomini in nome di vuote ideologie. L’adolescente Nina Noi vive l’inverno del 2025 e cominciamo a leggere della sua esperienza in un momento in cui «non ha molta voglia di vivere»: vive un tempo in cui sembra esplodere, per dirlo con le parole di Veltroni, un «delirio individualistico dell’io» e racchiude il suo passato, i suoi gusti, la sua memoria, le sue passioni – il «suo universo» – in un Memory Crossing, una specie di capientissima memoria esterna delle dimensioni di un chip e la “dimentica” volutamente accanto ad un dipinto di Caravaggio nella speranza che qualcuno la trovi annientando la sua solitudine. Enrico trova il chip ed ama istantaneamente l’universo di Nina… Noi è un romanzo da vivere e condividere e, grazie ad una promessa strappata a novembre, un nutritissimo numero di gente assiepata nella sala Finocchiaro della Fabbrica San Domenico, ha potuto farlo direttamente col suo autore, Walter Veltroni. Veltroni, infatti, a novembre, era stato ospite del liceo scientifi - co “Da Vinci” di Bisceglie proprio per presentare il suo romanzo. In quell’occasione i Giovani Democratici di Molfetta hanno avuto un autentico regalo di Natale anticipato e hanno passato una serata con lui, di fronte a pizza e coca cola, chiacchierando serenamente. Al termine della pizza qualcuno gli aveva strappato una promessa – trovare il tempo per venire anche nella nostra città – e lui aveva promesso: appena ci sarebbe stata l’occasione per tornare in Puglia avrebbe cercato di essere a Molfetta. Il Festival del Cinema, svoltosi a Bari nei giorni scorsi, ha creato quest’occasione e noi abbiamo scoperto che, come pochi, Walter Veltroni è uno che le promesse le mantiene, anzi, le onora. La sala Finocchiaro, piena all’inverosimile, ha sentito Veltroni parlare del senso e dell’importanza della memoria, delle rivoluzioni culturali – e politiche – da fare e della “febbre” necessaria per metterle in atto, della speranza che non deve mai inaridirsi e di una primavera che non va semplicemente attesa a conclusione di tutti gli “inverni” della vita, ma che va accelerata. Ognuno dei presenti ha colto la sua emotività nel descrivere Roma e il rapporto unico e passionale con la sua città, lo ha sentito stigmatizzare con fermezza le violenze che, in epoche diverse, hanno insanguinato la storia del nostro Paese e lo ha sentito ammonire che… «se è successo una volta può succedere ancora». Non si è sottratto ad un autografo, ad una foto o ad una stretta di mano e, accompagnandolo all’auto che lo ha riportato a Bari, c’è stato anche lo spazio per un abbraccio sincero ed emozionato: lui era felice di essere tornato da noi e di averci fatto l’ennesimo regalo mantenendo la promessa fatta circa due mesi fa, noi eravamo emozionati come lo si può essere solo quando si conosce una persona unica, una persona che non delude.

Autore: Francesca Lunanova
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