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Nichi Vendola a Molfetta presenta la sua candidatura alla Regione
31 dicembre 2004

MOLFETTA – 31.12.2004 E se queste primarie funzionassero davvero? Accolte, al di là delle inevitabili dichiarazioni ufficiali, con un certo malcelato fastidio nella ristretta cerchia dei principali leader regionali della Grande Alleanza Democratica, come un ulteriore ostacolo di cui si poteva tranquillamente fare a meno in una campagna elettorale già così irta di ostacoli contro la corazzata di Fitto, il sistema di selezione del candidato Presidente della Regione scelto dalla Gad sta dimostrando, in questa sua prima fase, di essere in grado di smuovere entusiasmi che sembravano sopiti, di restituire centralità al popolo del centrosinistra nei processi decisionali interni alla coalizione, di coinvolgere cittadini ormai quasi del tutto assuefatti all'idea di dover andare a votare, nelle diverse consultazioni elettorali, per questo o quel candidato, scelto da chissà chi, chissà come e secondo chissà quali oscure logiche. E che questo “esperimento” possa davvero rappresentare una esaltante esperienza lo ha dimostrato la notevolissima partecipazione popolare all'Assemblea pubblica organizzata in meno di ventiquatt'ore nella nostra città dal costituendo “Comitato per Nichi Vendola”, e svoltasi presso la Sala “B. Finocchiaro” (nella foto) per presentare la candidatura alle primarie del deputato terlizzese di Rifondazione Comunista, sostenuto dall'ala più radicale della coalizione (Rifondazione Comunista, appunto, Verdi e diverse associazioni), “contrapposto”, in questa anomala sfida, a Francesco Boccia, assessore all'Economia del Comune di Bari, appoggiato principalmente da Ds e Margherita. Ma lo straordinario successo di questa iniziativa, pubblicizzata in così poco tempo grazie al tam-tam di sms ed e-mail, ha un valore particolarmente importante per la nostra città: dimostra infatti, a dispetto di un'apparente apatia, quanto i molfettesi siano sensibili a tutti i processi di reale partecipazione democratica ed attenti ad ogni forma di avanzata sperimentazione politica, e, d'altro canto, quanto siano desiderosi di tornare a giocare un ruolo determinante nell'agone politico dopo anni di forzato ritorno alla dimensione privata. Non c'è voluto molto a Nichi Vendola, da grande oratore quale è, per “fiutare” l'aria e percepire l'entusiasmo e l'energia positiva che si sprigionavano dalla platea, per entrare subito in sintonia con questa, scaldarla con la sua mirabile dialettica e raccogliere alla fine una vera e propria ovazione. Un intervento, quello del candidato-Presidente, tutto incentrato sul valore della politica, intesa nel suo senso più nobile “e non nella concezione piccola e un po' meschina di chi, come Fitto, sostiene che per colpa della politica ha perso i migliori anni della sua giovinezza. Per me – ha detto Vendola – la politica ha significato guadagnare la giovinezza, non perderla; ha significato conoscere i posti più sperduti della Terra, incontrare migliaia di persone, sentire le loro storie e imparare dalle loro culture; la politica mi ha fatto correre per il mondo e mi ha fatto sognare. Altro che perdita della giovinezza!”. Ed ha voluto subito far capire a tutti quale sarà la cifra della sua campagna elettorale: “Io non sono né mi sento l'anti-Fitto, perché l'anti-Fitto non è una persona, è un popolo, è un insieme di persone: è l'insieme del movimento per la pace, dei girotondi, dei movimenti della società civile, o ancora il popolo di Terlizzi che ha impedito al Governatore (termine orribile, che ricorda la dominazione spagnola del 1600) di venire a fare la sua pagliacciata dopo aver ucciso il nostro ospedale. Non sconfiggeremo la 'protesi' pugliese di Berlusconi contrapponendogli un altro 'unto dal Signore', ma vinceremo questa battaglia se da questa parte la politica diventerà una proprietà pubblica, se si sprigionerà una voglia diffusa di partecipazione, se parleremo con parole di verità che rimandino alle cose concrete della vita, e se sapremo ascoltare le storie che la nostra gente ogni giorno racconta”. E sulla competizione all'interno della coalizione, Vendola ha parole molto chiare e assolutamente responsabili: “Per me non c'è nessuna sconfitta possibile. Perché se io dovessi 'perdere' le primarie, in realtà non perderei nulla perché avrò comunque vinto la partita più bella che è quella dei rapporti con le persone che in questi giorni mi stanno dimostrando tutto il loro affetto; in ogni caso guadagnerà un'idea più estesa, più allargata, più partecipata della politica e da questa esperienza guadagnerà senza dubbio tutto il centrosinistra che deve cercare disperatamente di riannodare i fili con la società. So bene che la sera delle primarie, se uscirò vincente o perdente da questa consultazione, per me cambierà poco, perché io sarò impegnatissimo allo stesso modo per sconfiggere Raffaele Fitto e la sua idea triste e barbosa, quando non omertosa ed affarista, della politica”. La sfida di Vendola è lanciata e, dalle sue parole, sembra scongiurato il rischio che qualcuno avanzava e cioè di una competizione agguerrita all'interno della Grande Alleanza Democratica che avrebbe potuto lasciare pericolosi strascichi in vista della battaglia vera e propria che resta quella contro Fitto ed il centrodestra. Ora il popolo del centrosinistra di Molfetta aspetta di conoscere le ragioni di Francesco Boccia per confrontare i due papabili candidati (e già si parla, a questo proposito, di un possibile confronto tra i due fissato per domenica 9 gennaio, sebbene la notizia, al momento, non trova conferme ufficiali. Comunque sul prossimo numero di “Quindici”, in edicola nel mese di gennaio, troverete le interviste ai due candidati e poter fare una scelta ponderata in vista delle elezioni primarie che si svolgeranno anche nella nostra città, presso la sede di Rifondazione Comunista (sita in Piazza Paradiso) il 16 gennaio, dalle ore 9 alle 22. A noi piace concludere dicendo che il metodo delle primarie potrebbe essere ben applicato anche a livello locale per scegliere il futuro candidato sindaco del centrosinistra. C'è tutto il tempo per poterle organizzare e la manifestazione con Vendola ha già dimostrato agli scettici che Molfetta non potrebbe che apprezzarle. Giulio Calvani
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