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Molfetta, Olga Camata presenta: “Il tuo posto è qui”, un libro per rivendicare la libertà di essere se stessi
06 dicembre 2010

MOLFETTA - Professionista ormai nota e apprezzata a Bari e nel suo hinterland, il notaio Olga Camata ha deciso di misurarsi con la scrittura di un romanzo presentato nella sala consiliare di Molfetta. Il suo libro “Il tuo posto è qui” è il secondo lavoro editoriale dopo la raccolta di poesie “Non è vento d’autunno” del 1994. Stessa casa editrice, “Adda”, diverse le destinazioni dei proventi del libro. Come ha infatti ricordato il presidente della “Fondazione Carlo Valente OnlusAurelio Valente, la scrittrice ha voluto devolvere i diritti d’autore provenienti dalla vendita del suo libro alla Fondazione, della quale son stati ricordati i risultati conseguiti a partire dal 2007 nel promuovere la diffusione di attività sportive che consentano la socializzazione tra giovani affetti da disagi o disturbi psichici di varia entità.

Per questo la scelta di puntare sul calcio in primis, in quanto sport tra i più aggreganti e della vela come sport invece che richiede “solidarietà” di azioni tra i membri dell’equipaggio affinché l’imbarcazione raggiunga la sua meta, metafora un po’ forse di quella solidarietà tra gli uomini da cui la vita non può prescindere. Il presidente, nel ringraziare la generosità della scrittrice, non ha mancato di ricordare quanto possa esser utile un “piccolo gesto, non urlato e non ostentato” da parte  della comunità per la crescita degli obiettivi della Fondazione.
In sala era presente anche l’editore del libro Giacomo Adda (nella foto da destra, accanto al sindaco Azzollini, al notaio Camata e a Valente) che ha proferito parole di apprezzamento per un libro che non ha avuto bisogno di esser riveduto o modificato in nulla, presentato dalla scrittrice pronto per un diretto “uso e consumo”. Un libro da “tenere sul comodino, un libro che fa compagnia” questo di Olga Camata, un libro che come ha indicato il sindaco Antonio Azzollini gli è stato compagno nelle serate romane trascorse in albergo. Il primo cittadino infatti, ha avuto l’onore di introdurre al pubblico in sala, l’autrice e il lavoro editoriale della stessa, un’esperienza questa che ha trovato esaltante pur nella sua novità.
Passando dall’analisi delle tecniche narrative adoperate, alle descrizioni dei luoghi e dei personaggi, la sua attenzione si è concentrata in particolare sulla figura della nonna della giovane protagonista. Un’esistenza racchiusa nel silenzio, una mano amica però nel momento del bisogno. Le sue parole arrivano puntuali a offrire sostegno e conforto alla giovane donna, per tornare ad esser silenziose quando la protagonista è in grado di cavarsela autonomamente. La nonna lascia che altri le dicano cose ovvie, a lei spetta il ruolo più difficile di àncora che serva all’Io narrante per sopravvivere.
Il romanzo si articola difatti attorno al rapporto controverso figlia-madre, figura femminile a cui l’autrice riserva un’unica ma quanto mai amara pagina di un racconto che però di questo contrasto è imperniato sin dalle sue più remote radici. E la nonna è anche il simbolo del pudore dei sentimenti, quel pudore che la società moderna sembra aver oramai dimenticato dietro un business dei sentimenti, pronto a insinuarsi nelle fessure del dolore e a carpirne le debolezze, per mercificarle al miglior offerente.
Olga Camata, nel prender la parola, ha voluto incentrare il suo breve discorso sul tema dell’abbandono e del crollo dell’assetto psicologico che ne consegue. “L’abbandono è quello che si subisce da parte di qualcuno che si ama”, di cui si è data per scontata o per acquisita una presenza “eterna” e di cui ci si è trovati   alla fine a constatarne l’assenza o “abbandono” per l’appunto. Ed è in quel momento che si ha una percezione del fallimento di se stessi e di una sofferenza che è “nostra” soltanto, che esclude gli altri e che porta alla solitudine. Ma la vita è proprio in questi momenti che offre una chance: “l’elaborazione del proprio isolamento”, quella presa di coscienza che il “vivere con qualcuno comporta sempre il rischio dell’abbandono” che accomuna la condizione di ogni essere umano e che ci rende più forti e nuovi nel nostro essere sempre noi stessi.
Unica nota, la prospettiva tutta al femminile di questo libro in cui le donne sono figure tragicamente forti di contro ad un universo maschile  che “esce un po’ più sconfitto” di quanto non sia nella realtà.
 
© Riproduzione riservata
Autore: Daniela Gesmundo
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