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Molfetta nel documentario diffuso dalla Nato sull'emergenza ambientale nelle nostre acque - Il video L'allarme lanciato da “Quindici” con l'intervista al pescatore Vitantonio Tedesco
12 maggio 2009

MOLFETTA - “Six colours”. E' questo il titolo del cd diffuso in tutto il mondo dalla Nato, per illustrare le più gravi emergenze umanitarie mondiali, rispetto alle quali l'organizzazione sta avviando azioni di difesa e risoluzione. Il video raccoglie sei filmati. Il terzo è ambientato a Molfetta, dove il comandante Robin Cornick ha effettuato, insieme al suo staff, delle riprese subacquee approfondite. Queste riprese, raccolte, nel video, mostrano i residuati bellici presenti nei fondali delle nostre acque, in cui i militari si sono orientati grazie all'aiuto offerto da Vitantonio Tedesco. Quest'ultimo, pescatore molfettese, già intervistato da “Quindici”, elenca i sintomi più diffusi fra i marinai molfettesi, fra cui dermatiti, congiuntiviti, problemi respiratori. Proprio quei problemi che costrinsero il nostro giornale a lanciare l'allarme, a seguito dell'analogia con i danni fisici causati dall'iprite. Il video mostra anche le anomalie riscontrate nei pesci delle nostre acque, che spesso usano le incrostazioni delle bombe come tane o nascondigli. Già da molti mesi Vitantonio Tedesco denunciava l'indifferenza delle istituzioni, e la sua testimonianza lancia adesso un allarme mondiale sulle condizioni del nostro mare. Quel mare con cui ogni giorno i nostri pescatori sono costretti a fare i conti, vedendo ridotti costantemente i frutti del proprio lavoro e vivendo nell'inconsapevolezza delle condizioni circostanti. Ignorando la natura di quei sintomi, la condizione del pescato, la qualità del pesce venduto alla gente. Ma ogni indispensabile azione di bonifica e prevenzione non è ancora iniziata.
Autore: Giacomo Pisani
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Non sarebbe onestamente corretto attribuire all'attuale Amministrazione (che ambisce, anche per "bocca" dei vari bovini, falchi neri, prof.dr., a dichiarare Molfetta la "Principessa del Sud" - si vagheggia anche addirittura una maestà di "regina") la responsabilità di questo bello smacco che subiamo, a livello internazionale. Osservo tuttavia che nulla si è fatto, nella frenesia di edificare il nuovo Porto, per questo annoso problema sempre nascosto...sotto il tappeto...da tutte le Amministrazioni. Ebbene, caro S.S.P., non sarebbe stato forse più utile "deviare" una parte dei pingui finanziamenti per il porto per una bonifica STRUTTURALE della situazione? Forse tu e l'Amministrazione sareste stati ricordati molto più volentieri, anche da coloro che considerate vostri detrattori, di quanto non sarete ricordati per le vicende legate al porto, alla foresteria, alle donne in giunta, ai fossi, al degrado che ci affligge. E non venitevene con la solfa che nella scorsa estate sono intervenute le squadre della M.M.I. e che, tu personalmente caro Sindaco, hai fatto, spettacolarmente, detonare non so quanti ordigni recuperati. E' stato, in confronto a quello che pare ci sia, uno..."sputo nella tempesta", se ti è chiara l'immagine metaforica. E' del tutto ovvio che per alcuni, queste sono montature odiose dei Comunisti!!!!! Ah se provassimo TUTTI ad avere un rigurgito di orgoglio! Il lavoro sul mare è, per esperienza diretta, uno dei più pericolosi. Il mio rispetto per la gente di mare, subisce un picco di solidarietà e partecipazione.

1975 - "Gaia Atlas of Planet Manegement" - - Oggi i mari sono un vero e proprio "pozzo nero" in cui confluiscono con continuità enormi quantità di fanghi e minerali provenienti dalla terreferma. Noi stiamo chiedendo al mare di accettare anche quantità sempre crescenti di materiali generati dall'uomo, dagli scarichi delle fognature a quelli industriali e agricoli, tutti quanti ricchi di sostanze chimiche contaminanti. Per non parlare delle scorie radioattive. Gli oceani possono svolgere una preziosa funzione agendo da "depuratori di scorie", ma la questione è: qual è la quantità massima di rifiuti che si possono smaltire senza provocare danni? Vale a dire: quale tipo di scorie gli oceani sono in grado di assorbire, dove possono meglio ospitarle, quanto ci impiegheranno a degradarle attraverso i processi naturali e soprattutto quale livello di conseguenze negative siamo disposti ad accettare? A tutto ciò non si presta sufficiente attenzione. Ogni anno scarichiamo nei mari centinaia di nuove sostanze chimiche che si aggiungono alle migliaia già presenti, senza la minima idea del loro potenziale impatto. Così perfino nelle profonde fosse oceaniche, e addirittura nell'Antartide, si individuano sostanze tossiche create dall'uomo. Questo fenomeno è il risultato dei "sistemi circolatori" globali, processi di cui comprendiamo ben poco. Gli oceani subiscono l'impatto dei rifiuti dall'uomo sia per gli scarichi deliberati, sia per il dilavamento della terraferma. Un importante convoglitore di questi agenti inquinanti, cioè un fiume in cui si riversano rifiuti agricoli e industriali. I fiumi. Mano a mano che l'inquinamento aumenta, un'alta percentuale di scorie viene a depositarsi nelle acque biologicamente produttive dell'estuario e delle zone costiere. Qui i veleni entrano nelle catene alimentari marine, accumulandosi nelle specie superiori. Questo processo di "bioamplificazione" è stato evidenziato negli anni '60 in Giappone dalla malattia di Minamata, un avvelenamento di metil-mercurio dovuto al consumo di tonno con alte concentrazioni di mercurio. Le vittime note, a tutto il 1975, erano state 3.500. Ogni anno entrano, per varie vie, nell'oceano circa 6 milioni di tonnellate di petrolio. La maggiore quantità (circa 2 milioni di tonnellate) proviene da terra e specialmente dalle città. Ancora più intenso è lo scarico di scorie in oceano aperto..... Il Mediterraneo è quasi ridotto a una fogna. Dei 100 milioni(?) di persone che vivono lungo la costa, quasi il 50% abiti in città grandi e medie e scarica in mare un carico di acque fognarie che si disperdono solo con difficoltà. Le zone peggiori sono quelle nei pressi di Barcellona, Marsiglia, Pireo, Napoli. Il traffico delle petroliere lunghe le coste aggrava il fenomeno. I "punti caldi" dell'inquinamento zone costiere prossime a insediamenti industriali e regionali ad alta densità abitativa come Rio de Janeiro, Indonesia; lo scarico di rifiuti è il primo responsabile dell'inquinamento nel golfo di New York, e sta provocando seri problemi sanitari. La distruzione dell'habitat marino è soprattutto grave nelle zone costiere. Stagni salmastri, estuari, paludi a mangrovie e scogliere di corallo, tutte zone di grande bellezza e importanti per il nostro benessere, sono particolarmente vulnerabili al degrado e alla distruzione operata dall'uomo............... .2009??!!??

- 1970 - Erick Eckholm, ambientalista americano. Chi è abituato a vivere in mezzo al cemento, alla plastica e ai computer dimentica facilmente quanto il nostro benessere sia connesso fondamentalmente alla terra. La popolazione rurale del Terzo Mondo, invece, non soffre certo di simili amnesie: centinaia di milioni di persone traggono ancora sostentamento dal suolo, dalle piante e dagli animali che le circondano, e possedere terreni significa per loro ricchezza, status e potere. Il cibo è solo il legame più evidente fra gli essere umani e la terra......... i più poveri hanno bisogno di legno per cucinare, scaldarsi, costruire case, e il legno continua a essere un'importantissima materia prima anche nelle moderne società industriali. Meno evidente è la fondamentale funzione ecologica che svolgono le foreste, le piante e gli animali selvatici. Regolando il ciclo degli elementi chimici, garantendo l'equilibrio dei microclimi, eliminando i parassiti e rinnovando il suolo, i sistemi biologici rendono la Terra abitabile per gli esseri umani..........che al giorno d'oggi circa 500 milioni di persone (?) continuino a essere denutrite non si deve a una generale scarsità di risorse: mentre infatti decine di migliaia di bambini muoiono quotidianamente di malattie aggravate dalla denutrizione, più di un terzo dei cereali esistenti viene consumato dal bestiame la cui carne è destinata alla dieta ricca di proteine delle classi abbienti........ Nei paesi più poveri milioni di persone sono prese in un tragico circolo vizioso che le condanna alla miseria, e le induce a sfruttare all'eccesso un suolo già degradato. Poichè non dispongono di terra fertile e non hanno un lavoro ben pagato, esse sono costrette a guadagnarsi faticosamente da vivere coltivando terreni improduttivi, dove il suolo non può reggere un'agricoltura intensiva........In tutte le zone tropicali, agricoltori disperati diboscano foreste che avrebbero la funzione importantissima di conservare l'equilibrio dell'ambiente. La gente sta distruggendo la fonte del suo futuro benessere non per ignoranza, ma perchè nelle circostanze in cui si trova, non ha alternative. E' difficile che a una famiglia affamata stiano particolarmente a cuore le foreste, la flora e la fauna selvatica..... I legislatori cercano adesso di arginare i danni provocati dall'industrializzazione precipitosa; in molti paesi si sta iniziando un'opera di rimboschimento, e si è deciso di proteggere la flora e la fauna di vaste zone. Ma poichè c'è sempre meno terra disponibile e poichè ci si trova davanti a problemi gravissimi, come la disoccupazione e la pressione demografica, prima che nel Terzo Mondo si arrivi a coltivare in modo razionale la terra, senza provocare danni irreparabili, bisognerà adottare misure che vadano ben oltre la pura protezione dell'ambiente. E' necessario che il tipo di società e i modelli di consumo dei paesi più ricchi non acuiscono il problema dello sfruttamento eccessivo della terra nel Terzo Mondo..... occorrono riforme economiche che diano alle classi meno abbienti la possibilità di guadagnarsi da vivere senza distruggere suolo e foreste. Chi ha cuore il futuro della Terra e delle risorse non può non occuparsi della politica mondiale dello sviluppo. Perchè, in ultima analisi, il rapporto che gli uomini hanno con la terra rispecchia il rapporto che essi hanno tra di loro. -

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