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Molfetta, Giovanni Pani ospite del Liceo Classico
03 marzo 2014

MOLFETTA - “Sono rimasto sconcertato”, è il commento di un alunno di terza alla fine del seminario tenuto al Liceo Classico dal prof. Giovanni Pani, tema “L’antirealismo”.

Si aspettavano che, trattandosi di un docente del dipartimento di Informatica, si dicesse di computer, smart city, e-commerce e cose così, invece per due ore intense hanno appreso secondo quali regole ragionare, è stata ricapitolata la storia della matematica e dell’informatica, hanno impersonificato una macchina di Turing, spaziato fra consigli di letteratura, tutti rigorosamente coerenti all’argomento, e applicazioni storiche, col riferimento alla “bomb machine”, cui “dobbiamo la sconfitta di Hitler e libertà”, riferimenti politici, applicazioni delle leggi della logica alle questioni di attualità.

Cuore della conferenza la discussione sul concetto di “terzo escluso”, così caro ad Aristotele, uno dei presupposti su cui per secoli hanno poggiato matematica e logica classica. Se la regola vale, come studenti, docenti, ex alunni, ospiti vari presenti nella biblioteca del Liceo fino a quel momento avevano creduto, è possibile giudicare delle affermazioni come vere o come false. Come se queste stesse esistessero, in una sorta di mondo iperuranico, e allo scienziato toccasse rintracciarne il giudizio di verità. “La verità dei nostri asserti (e delle nostre teorie) è fissata da come stanno le cose”, questo il presupposto del “realismo”. Nello sviluppo del discorso sono stati richiamati tutti gli studi di chi ha, invece, scoperto che la regola del “terzo escluso” non è sempre è comunque applicabile.

Ed è questo, ha argomentato il prof. Pani, il presupposto dell’”antirealismo” per cui, a partite da un articolo di Michael Dummet, viene abbandonata una semantica che si fondi necessariamente sul vero e sul falso, a favore di una che parta dalle dimostrazioni e che ammetta anche l’indecidibilità. Per i profani: se per secoli l’obiettivo è stato quello di scavare e ragionare per arrivare a sostenere di una proposizione se essa sia vera o falsa, si deve ammettere che su alcune questioni, invece, non si può decidere.

Il prof. Pani, citando Dummet, ha illustrato una posizione per cui: “La nozione di verità non è indipendente da qualsiasi giustificazione (passata, presente e futura), e colui che fa una asserzione deve essere consapevole che nuove evidenze, nuove informazioni, nuovi metodi di calcolo possono costringerlo a rettificare quello che ha detto”.

E se questo ha implicazioni nel campo freddo della scienza - ma non sembrava poi così freddo nel pathos con cui il prof. Pani ne ha discusso - ne ha profonde in quello della umana convivenza.

È per questo che il relatore ha scelto di chiudere il suo intervento col riferimento a Isaiah Berlin e alla sua distinzione fra “ricci” e “volpi”. I “ricci” nel loro piccolo mondo così conosciuto e realista, come Platone, Lucrezio, Pascal, Hegel, Dostoevskij, Nietzsche, Ibsen, Proust, «riferiscono tutto a una visione centrale, a un sistema più o meno coerente e articolato, con regole che li guidano a capire, a pensare e a sentire – un principio ispiratore, unico e universale, il solo che può dare un significato a tutto ciò che essi sono e dicono»”, mentre le “volpi”, come Shakespeare, Erodoto, Aristotele, Erasmo, Molière, Goethe, Puskin, Balzac, Joyce e Montaigne «perseguono molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, magari collegati soltanto genericamente, de facto, per qualche ragione psicologica o fisiologica, non unificati da un principio morale ed estetico».

“Siate volpi”, ha concluso il prof. Pani, rivolgendosi agli studenti, invitandoli a seguire le proprie inclinazioni, a non piegarsi ad una scelta di studi finalizzata solo al lavoro, “non fatevi cementare, lasciatevi trasportare dalle vostre passioni e arriverete sicuramente da qualche parte”.

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